Carrara, muore a 5 anni per una malattia: addio alla piccola Chloè – Le strazianti parole dei genitori
La città abbraccia la famiglia, il padre durante l’ultimo saluto in chiesa: «Sei stata un soffio, ora sei una stella»
CARRARA. È domenica, giorno di festa, quando si diffonde la notizia di una tragedia: la piccola Chloè, cinque anni di età, se n’è andata. Non vogliono crederci le madri della comunità marinella che hanno figli-compagni di scuola della piccina e del fratello di lei.
Sono confuse: sperano che qualcuno racconti un’altra verità. Poi inizia a circolare un manifestino: ha i colori dell’indaco, porta una foto in cui la bambina guarda il mondo sgranando i grandi occhi scuri, ha un cerchietto nei capelli, le manine sui fianchi. E sorride.
È con questo annuncio pieno d’amore che il papà Silvio Raiano, la mamma Gabriela Figueroa, il fratello, i nonni, lo zio e le cugine, la tata dicono che sabato Chloè è andata via. Chi vuole salutarla potrà farlo lunedì, ieri (16 marzo), nella chiesa della parrocchia della Santissima Annunziata di via Bassagrande nelle cui vicinanze vive la famiglia. È tutto vero, allora: a Marina si fermano i cuori di chi conosceva l’adorabile Chloè che aveva una malattia.
Il saluto
Sono le 15,30 di ieri e la chiesa della parrocchia della Santissima Annunziata è stracolma. Ci sono dieci palloncini bianchi, annodati, alle prime cinque file di sedute. Nel mezzo, per chi entra nella chiesa, modernissima, si staglia il piccolo feretro circondato da rose e orchidee bianche. Il parroco don Andrea Forni ha iniziato a leggere dal Vangelo II Giovanni quando un pupazzo-coniglietto compare ai piedi del feretro: è una manina amorosa. Non ci sono parole di conforto per un padre e una madre che perdono un figlio: lo sa bene don Andrea che lo ammette, con la voce incrinata dalla commozione.
I messaggi
Fuori dalla chiesa in tanti hanno lasciato un messaggio sul book appoggiato su di un leggìo. «Ciao, Chloè, sono il tuo amico Jacopo» e accanto c’è disegnato un cuoricino. Parlano di frammenti di vita vissuta con Chloè-che era una bambina allegra e spumeggiante questi messaggi, come quello dedicato “al pesto giallo».
C’è l’abbraccio della scuola Paradiso. E quello della Pediatria dell’ospedale Versilia. Poco più in là ci sono le corone di rose bianche spruzzate di rosa dei colleghi e degli amici di The Italian Sea Group.
Babbo e mamma
Stringono il cuore le parole del papà che si affaccia al microfono della chiesa: «Chloè, sei stata un soffio nella mia vita, ora sei una stella». «Se niente ci salva dalla morte – cita Pablo Neruda per sua figlia – l’amore ci salvi dalla vita». Hanno coraggio questi genitori che ringraziano la comunità per quell’abbraccio che tanto si fa sentire. «Ricorderò i tuoi odori, la tua allegria, i tuoi colori», dice la mamma che ammette che lei e la piccina avevano il medesimo “caratteraccio”.
C’è da sopravvivere alla mancanza: «Ma io sono stata previdente e ho goduto – dice questa madre – di ogni istante di te». Chloè non è lì ma allo stesso tempo non c’è mai stata come adesso: «È solo nella stanza accanto», dice don Andrea.
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=e9ccfef)