Il Tirreno

Lucca

Dopo la tragedia

Rogo mortale a Lucca, tutte le famiglie rientrate a casa: «Ma la paura resta»

di Michele Masotti
Rogo mortale a Lucca, tutte le famiglie rientrate a casa:&nbsp;«Ma la paura resta»<br>

Il racconto degli inquilini Erp che vivono nel palazzo della coppia morta

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LUCCA. Una zucca di Halloween e gli addobbi, rigorosamente arancioni, sulla finestra di un’abitazione a piano terra. Un’immagine all’apparenza anonima, tipica dei primi giorni di ogni novembre, ma che assume invece una straordinaria valenza di una normalità ritrovata. Specialmente se ci troviamo di fronte alla palazzina in via Bertini, all’angolo di via Corsica, nel quartiere di San Vito dove 40 giorni fa scoppiò un incendio costato la vita a due persone, Maria Grazia Giorgetti e il compagno Gianluca Del Papa e ferita gravemente un’altra donna che oggi sta proseguendo nel suo percorso riabilitativo all’ospedale Versilia di Lido Camaiore.

Senza dimenticare, inoltre, altre 12 persone rimaste lievemente intossicate. Oggi la stragrande maggioranza di queste, eccezion fatta per la donna che abitava sopra l’appartamento dove si è consumata la tragedia, hanno ripreso possesso delle proprie abitazioni.

I segni

Quella nottata da incubo, con le fiamme che iniziarono a propagarsi poco dopo le 23 dello scorso 24 settembre, ha lasciato ancora delle tracce. Visibili e invisibili. Quelle tangibili sono i sigilli posti davanti la porta d’ingresso della dimora dove vivevano Giorgetti e Del Papa, le finestre rotte e coperte con un rivestimento di “fortuna” e il cartello dei lavori in corso affisso sul portone di ingresso della palazzina contenente gli alloggi popolari riqualificati dall’Erp nell’agosto 2025. Al momento sono tre gli appartamenti vuoti: quello delle vittime, quello al piano superiore (il semaforo verde arriverà qualora venissero esclusi dei danni al solaio) e quello della donna ricoverata al “Versilia”. Al di là dei danni materiali, ci sono poi le tracce, leggasi l’angoscia prima di addormentarsi, che soltanto lo scorrere del tempo saprà cancellare.

La paura

«Grazie al cielo quella sera in casa c’era anche mio figlio Andrea. Senza di lui non so come sarebbe andata». Ricorda così, con un tono di voce che tradisce un pizzico d’emozione ripensando ai quei momenti interminabili, la nottata dello scorso 24 settembre Antonietta Di Nuzzo, residente al terzo piano della palazzina di via Bertini.

«Da un paio di settimane siamo tornati nella nostra abitazione- prosegue la donna-. Prima di addormentarmi la sera, ammetto di provare sempre un brivido. Sarà difficile dimenticarsi in fretta lo choc di quella notte. Ci tengo a ringraziare i vigili del fuoco: sono stati degli angeli. Lo stesso discorso vale per l’amministrazione comunale ed Erp che ci hanno assistito passo dopo passo. Nella pesantezza del momento, devo dire che non siamo stati lasciati soli».

La solidarietà

Si dice che in situazioni così complicate emerge sempre la forza della collettività. Del resto un condominio è una mini comunità.

«Siamo molti contenti che la nostra vicina di casa rimasta ferita stiano migliorando – aggiunge Antonietta-. A turno io e gli altri condomini siamo andati a trovarla all’ospedale Versilia. Un pensiero va soprattutto alle due persone, Maria Grazia e Gianluca, scomparsa in quella serata maledetta».

L’assessore comunale al Sociale Salvadore Bartolomei sottolinea il grande lavoro svolto assieme agli uffici e all’Erp.

«Sul piano amministrativo abbiamo fatto di tutto per fornire il supporto richiesto dalle persone che hanno vissuto da vicino quella nottata- ricorda l’esponente leghista-. Gli uffici e l’Erp sono stati molto efficienti nel consentire agli inquilini di tornare nei propri alloggi. Il servizio psicologico offerto alle persone poi è stato molto apprezzato. Così come la scelta di mettere a disposizione la struttura di Villa Pardini, l’unica che poteva essere utile in una situazione di improvvisa emergenza abitativa. Stando insieme per un paio di settimane, quelle persone si sono potute unire di più facendosi forza a vicenda. Domani (oggi, nda) andrò a trovare, insieme al personale dell’ufficio Sociale, all’ospedale “Versilia” la signora ricoverata. Sapere che le sue condizioni sono migliorate, mi riempie il cuore di gioia».

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