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Corte dei conti

Garfagnana, due imprenditori condannati a restituire all’Inps oltre 40mila euro

di Pietro Barghigiani

	Due imprenditori condannati a restituire all’Inps oltre 40mila euro
Due imprenditori condannati a restituire all’Inps oltre 40mila euro

Durante il Covid i dipendenti incassavano la Cig, ma continuavano a lavorare

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BARGA. Incassarono i soldi della cassa integrazione in deroga al tempo del Covid, ma i dipendenti continuavano a lavorare e le imprese a fatturare. Una doppia entrata illecita scoperta dalla tenenza di Castelnuovo della Guardia di finanza. Un accertamento che ora diventa una condanna della Corte dei conti per i legali rappresentanti di due aziende del settore edile e degli impianti elettrici a risarcire l’Inps per 41mila euro. È la somma che, in quote diverse, i dipendenti delle due ditte hanno ricevuto come aiuto di Stato durante il Covid. In parallelo è in corso anche un procedimento penale con la contestazione di truffa aggravata per conseguimento di erogazioni pubbliche.

Alfred Pilavi, 44 anni, di Barga, titolare della Pro. Ge. Co. , dovrà restituire all’Inps 29mila 971 euro, mentre Dervish Pilavi, 47 anni, di Fornaci di Barga, legale rappresentante della Sintec Società Cooperativa Arl, è stato condannato a pagare 11mila 564 euro, sempre all’istituto di previdenza.

«Sussiste la responsabilità delle società Pro. Ge. Co. e Sintec, nonché dei loro legali rappresentanti, anche in proprio, per il danno arrecato all’Inps con la richiesta e l’ottenimento ingiustificati del versamento della Cassa integrazione guadagni in deroga con causale Covid per i loro dipendenti, rispettivamente nei periodi dal 9 marzo al 4 luglio 2020 e dal 9 marzo al 9 maggio 2020» si legge nella sentenza. Stando ai controlli delle Fiamme Gialle le due aziende non risultavano aver ridotto o sospeso l’attività lavorativa. Non solo i due imprenditori ne hanno avanzato istanza all’Inps «allegando l’elenco dei dipendenti e chiedendo l’integrazione per ciascuno di essi per l’orario settimanale pieno, ma è anche avvenuta la conseguente erogazione». L’attività edilizia in cui si inseriscono le due imprese non era soggetta ad obbligo di sospensione e ha continuato ad emettere fatture, in entrata, per pagamenti, e in uscita, per l’acquisto di materiale di costruzione, per l’intero periodo. Ci sono plurime denunce di lavoro temporaneo presentate all’Inail, relative ai cantieri realizzati sulla base di appalti, che documentano una serie di contratti con pubbliche amministrazioni.

«La testimonianza diretta resa sia dai dipendenti che dagli stessi datori di lavoro agli ispettori Inps e Inail, nella sede delle ispezioni, e alla Guardia di finanza, confermano che l’attività è rimasta continua nel periodo Covid» sottolinea la Corte dei conti. Di qui l’irregolarità del sostegno economico usufruito dai dipendenti e il relativo danno provocato alle casse Inps da risarcire.

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