Si ritrova la carta d’identità fascista: così Carrara torna a essere... Apuania. Gli “effetti” su visite mediche, conti e utenze: «Un incubo»
Una 82enne diventa vittima di un autentico cortocircuito burocratico, con la dicitura del comune esistito dal 1938 al 1946: voluto da Mussolini, univa Massa, Carrara e Montignoso
CARRARA. Due mesi fa precisi, il 15 luglio, è andata nel municipio di Lipari per un’operazione molto semplice, fatta peraltro già diverse volte e senza inghippi: il rinnovo della carta di identità.
Il Comune di Apuania
E lì, per la prima volta, a 82 anni, le hanno detto che non è nata né a Carrara, dove effettivamente è nata il 30 luglio del 1944, né, non si sa mai, a Massa, dove ha famiglia e dove ha vissuto gran parte della vita, ma ad Apuania, comune esistito solo per otto anni, dal 1938 al 1946, per le fisse geopolitiche del Duce che voleva a tutti i costi unire la pietra di Carrara, l’acciaio di Massa e la terra di Montignoso in un’unica gigantesca e autarchica “città del marmo”, cancellando con un colpo di spugna secoli di rivalità paesane. Nel dopo Mussolini, è tornato tutto come prima.
Il caso burocratico
In quel comune che non c’è, però, nel frattempo, sono nate circa 10mila persone, poco meno della metà ancora in vita. E tra queste c’è Anna Maria Tonazzini, che oggi vive a Vulcano, ma è, appunto, massese. «Non mi era mai successo – racconta a Il Tirreno –. Ogni volta che andavo a rinnovare la carta di identità indicavano come luogo di nascita Carrara. Questa volta mi hanno detto che non mi trovavano nel database, né di Carrara né di Massa. Mi hanno trovato solo in quello di Apuania. Cambiando però il luogo di nascita, è cambiato anche il codice fiscale, quindi tutto».
Il racconto della donna
Anna Maria Tonazzini è nata precisamente a Bedizzano, frazione del comune di Carrara. «Eravamo sfollati da Massa – racconta –. In quel periodo nascevano tutti fuori dai propri comuni». Dopo la guerra, la famiglia è tornata nella sua città. «Ho sempre rinnovato la carta di identità senza problemi», ricorda. Questa volta no. Questa volta è stata riesumata Apuania direttamente dal regime fascista. E non poteva andare bene.
«Mi hanno cambiato anche il codice fiscale e già il medico non è riuscito a farmi una ricetta». D’altronde il codice fiscale è il nostro dna burocratico. Se cambi quello, per lo Stato tu non sei più tu, come nel fantastico mondo di Alice delle meraviglie dove “ciò che è non è, e ciò che non è, sarebbe”. Ma questa è la realtà e avere un’identità chiara serve.
E ora? Tra effetti e sfogo
Il codice fiscale è la chiave d’accesso universale nei database dello Stato. Se cambia, la persona viene letteralmente sdoppiata agli occhi della burocrazia. Questo comporta problemi sanitari imminenti: la donna non è più collegata al suo medico di base, alle sue esenzioni per età e alle sue ricette elettroniche nel fascicolo sanitario regionale. I conti bancari e le utenze vengono congelate: le banche e le società di luce e gas effettuano controlli antiriciclaggio e di identità. Se i dati della nuova carta d’identità non coincidono con quelli registrati in banca, le operazioni sul conto vengono bloccate. «Io da due mesi sto chiedendo soldi perché non posso più prelevare. Non posso nemmeno guidare perché la mia patente non è più valida – continua raccontare –. Io per lo Stato non esisto in questo momento».
La prima soluzione sarebbe quella di adeguare tutto (banche, medico, bollette) al nuovo codice fiscale. «Capite cosa significa? È una fatica enorme, io ho 82 anni e non sono nemmeno pratica con la burocrazia online. Non ho intenzione di farlo. Anche perché sono l’unica a cui è successo. Le altre persone nate in quel periodo che hanno rinnovato la carta di identità risultano nate nel comune di sempre, non hanno dovuto cambiare nulla. O cambiano il luogo di nascita a tutti o io non ho intenzione di adeguarmi. Altrimenti rimango l’unica nata nel comune di Apuania. Dopo due mesi non ne posso più. La situazione si deve sbloccare o mi incateno davanti agli aliscafi di Vulcano».
Del suo caso si sta occupando un legale, Giulio Musto, che si è messo in contatto con i vari Comuni interessati e con l’Agenzia delle entrate di Massa. Il perché sia successo non è ancora noto. «L’Agenzia delle entrate ha attivato un protocollo una decina di giorni fa – spiega il legale – ma ancora non sono arrivate risposte. Si stanno occupando del caso e spero si possa risolvere nel breve termine, visti i disagi che sta provocando».
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