Capannori, morto a 17 anni nello schianto in moto: maxi risarcimento ai familiari
Conto di circa 800mila euro, la Bmw che lo investì andava a 165 km/h su una strada con un limite di 50 km/h
CAPANNORI. Una tragedia capace di lasciare la comunità capannorese nel dolore più profondo. Tre persone morte in un incidente tra moto con un carico di colore di cui non si ha memoria recente sul fronte dei lutti stradali. Un attimo e tre vite spezzate e altrettante famiglie condannate a vivere nella memoria di chi il primo giugno 2020 andò incontro a un destino senza ritorno.
Il luogo fu la via Pesciatina a Lunata, all’altezza di via del Chiasso, poco dopo le 14. La moto Bmw condotta da Marco Lencioni, commerciante nel settore ortofrutticolo, 38 anni, di Segromigno in Piano, proveniente da Lucca era diretta verso la frazione segromignese, centrò lo scooter Honda guidato da Amedeo Favilla, 17 anni da compiere, di Gragnano, dietro il passeggero Samuele Leto, coetaneo di Segromigno in Piano. Non si salvò nessuno.
Ora quello schianto si è trasferito in Tribunale per tradurre dinamica e responsabilità.
È stato un passaggio necessario quando i genitori e il fratello di Favilla hanno citato gli eredi di Lencioni e la compagnia assicurativa della Bmw per chiedere i danni. Un’azione legale che si è conclusa con la condanna a un risarcimento di circa 800mila euro (tra spese legali e interessi) a cui vanno sottratti 240mila euro già pagati dall’assicurazione in corso di causa.
Il giudice Ilaria Chianca, accogliendo la ricostruzione del consulente, ha stabilito un concorso di colpa tra i due conducenti di Bmw e Honda. Il primo, Lencioni, al momento dell’impatto procedeva alla velocità di circa 165 km/h, «pari a oltre tre volte il limite di 50 km/h vigente nel tratto urbano, mentre lo scooter procedeva alla velocità di circa 20 km/h» riporta la sentenza.
Lo scooter con Favilla e Leto non sarebbe stato fermo sulla linea di mezzeria al momento dell’urto. Il Ctu del Tribunale ha concluso che il mezzo condotto da Favilla «fosse ancora in movimento, alla velocità di circa 20 km/h, e avesse già iniziato la svolta a sinistra, impegnando la corsia percorsa dalla senza arrestarsi in prossimità della linea di mezzeria per attendere il transito del veicolo proveniente in senso opposto». Mentre il 17enne stava svoltando in via del Chiasso, la Bmw di Lencioni era a 16 metri e non proprio sulla destra della carreggiata. Una distanza impossibile da gestire con una frenata considerata l’andatura era quella accertata dal Ctu. E, infatti, lo scontro fu scontato e devastante.
«L’impatto non sarebbe stato evitabile mediante il solo arresto neppure se la Bmw avesse viaggiato al limite consentito di 50 km/h; sarebbe stato invece evitabile, mediante frenata e arresto, a una velocità di circa 30 km/h – scrive il consulente -. La Bmw, inoltre, non manteneva rigorosamente la destra, come dimostrato dalla circostanza che il punto d’urto veniva individuato al centro della corsia di marcia della motocicletta. Secondo la CTU, pur mantenendo la velocità effettiva di circa 165 km/h, il motoveicolo avrebbe avuto lo spazio per transitare senza urtare lo scooter se avesse percorso la parte più a destra della propria corsia». Alla fine per il Tribunale le condotte di entrambi i conducenti presentano profili di colpa. Per una quota dell’80 per cento a carico di Lencioni per alta velocità e non essere stato a destra della strada e del 20 per cento per Favilla «per non aver rispettato l’obbligo di precedenza in favore della moto proveniente dal lato opposto e rientrante nel proprio campo visivo»l
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