Calaf, il nuovo gelato di Piero Pacini che celebra i 100 anni di Turandot con pistacchio e caramello salato
Ecco il gusto che rientra nell’ambito del progetto “Turandot non si racconta, si assaggia”
LUCCA. Entra in scena Calaf, dal nome del misterioso principe ignoto che scioglie il cuore di ghiaccio della crudele principessa cinese intonando la celebre romanza “Nessun dorma”, il secondo atto del maestro gelatiere Piero Pacini che dedica ai 100 anni dell’opera pucciniana Turandot una trilogia di gusti capaci di risvegliare le pupille gustative dei più distratti.
Sempre partendo dallo slogan emblematico “Turandot non si racconta, si assaggia”, questo secondo gelato parte dalla base del primo: base di crema e ricotta a chilometro zero e crumbl, ma sostituisce il rosso della marmellata di lampone al verde della crema di pistacchio: «Un idillio per il palato – racconta il gelatiere Piero Pacini – Calaf sarà esposto in vetrina per tutto il mese di giugno. Alla fine, con l’introduzione dell’ultimo strato a base di caramello salato, il gelato assumerà una colorazione rosso, verde e marrone con un gusto particolarmente intrigante».
Al momento Turandot ha riscosso un grande successo tra i consumatori. «Sia i clienti abituali che i turisti hanno gradito moltissimo questa nuova miscellanea di sapori e di colori tanto che mi è capitato in più di una circostanza di dover tornare in laboratorio nel pomeriggio per farne una nuova vaschetta».
E c’è una particolarità che non può sfuggire: le coppette nere con la scritta color oro, volute appositamente da Caroline Pacini, sono state richieste dagli appassionati della musica lirica e soprattutto dagli amanti della musica di Puccini: «Ci sono arrivate richieste da Siena, Reggio Emilia, Torino e Siena di melomani che conoscono vita, morte e miracoli del maestro lucchese e che collezionano di tutto. E trattandosi di coppette a edizione limitata abbiamo avuto delle prenotazioni che non ci aspettavamo proprio. E quelli che sono venuti nel negozio di via Roma hanno divorato il gelato e conservato la coppetta. Per la mia famiglia è un motivo di ulteriore soddisfazione e un segno di garanzia all’insegna della tradizione».
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