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Lucca, boss della droga cambia vita: sì al permesso di soggiorno

di Pietro Barghigiani
Lucca, boss della droga cambia vita: sì al permesso di soggiorno

Il Tar accoglie il ricorso dell’uomo condannato a 6 anni e mezzo per spaccio: "Positivo inserimento sociale e lavorativo"

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LUCCA. C’è un prima e un dopo nella vita di un muratore albanese, sposato, con due figli minorenni. Nel girone d’andata di un’esistenza fuori dai binari della legge era uno spacciatore di alto livello arrestato e condannato per un’attività di smercio di cocaina che da Lucca si estendeva alla Piana. E poi c’è il lavoratore, padre di famiglia, che sta scontando un residuo di pena. Esce per andare al lavoro e torna a casa la sera dove è in detenzione domiciliare. È il secondo tempo di una partita che non è ancora finita.

Dopo una condanna definitiva a 6 anni e 6 mesi per spaccio e un patteggiamento a 2 anni, sempre per gli stessi reati, la questura aveva proposto per l’uomo la revoca del permesso di soggiorno. Motivo? La sua pericolosità sociale, secondo l’istruttoria alla base del provvedimento. Contro quella decisione il muratore si è rivolto al Tar ottenendo l’accoglimento del suo ricorso. Per i giudici amministrativi, nel soppesare il passato criminale dell’uomo e il suo percorso nell’alveo della legalità, ha prevalso la linea del recupero di un immigrato che si era, comunque, macchiato di reati gravi. E, quindi, una persona meritevole di restare in Italia con la sua famiglia.

Gli episodi di spaccio risalivano agli anni 2006-2008. Arrestato e condannato a Lucca nel 2016, nel 2022 la Cassazione aveva confermato la pena. L’albanese era entrato in carcere a Massa. In parallelo era anche partito l’iter per la revoca del permesso di soggiorno «stante l’intervenuta condanna, in via definitiva, per un reato ostativo alla permanenza sul territorio dello Stato».

Era iniziato il duello legale arrivato fino al Tar con la questura che «ha ritenuto prevalente l’interesse dello Stato a non fare permanere sul proprio territorio una persona ritenuta socialmente pericolosa, per la natura e la gravità dei reati commessi».

La tesi del muratore, ex spacciatore di grosso calibro, è stata quella di dimostrare con l’esempio che da molti anni «lavora e mantiene onestamente la propria famiglia, composta dalla moglie e dai due figli minorenni, che frequentano regolarmente la scuola; che nel mese di marzo 2023, dopo essere stato ristretto in carcere, ha ottenuto l’autorizzazione al lavoro esterno presso l’impresa edile dove già lavorava; che nel mese di ottobre 2024 – in considerazione della condotta positiva, del contesto familiare e affettivo del ricorrente nonché dell’assenza, verificata, di contatti con la criminalità – gli è stata concessa la misura alternativa dell’affidamento in prova ai servizi sociali; che attualmente continua a lavorare presso la stessa impresa e sta scontando la pena residua presso la propria abitazione». A suo dire non ci poteva essere l’automatismo tra condanne e revoca del permesso di soggiorno. Era necessario comprendere anche lo sforzo fatto per allontanarsi dal crimine per pensare a un lavoro onesto e alla famiglia.

Per il Tar «ai fini dell’eventuale revoca del permesso di soggiorno, occorreva effettuare un concreto bilanciamento tra l’interesse pubblico all’allontanamento dal territorio nazionale del soggetto condannato in via definitiva per gravi reati in materia di stupefacenti e l’interesse alla tutela del nucleo familiare e dei figli minorenni dello stesso». La questura, sottolinea il Tribunale amministrativo, «si è sostanzialmente limitata a richiamare le sentenze penali di condanna pronunciate nei riguardi del ricorrente e ad evidenziare la gravità dei reati dallo stesso commessi, senza tuttavia dare atto dell’avvenuta, puntuale ponderazione delle innumerevoli e documentate circostanze prospettate già in sede procedimentale». La lista comprende «la notevole risalenza dei fatti di reato contestati, la prolungata e continuativa assenza di ulteriori condotte illecite, la presenza di un nucleo familiare strutturato e documentatamente integrato, la stabilità delle prestazioni lavorative. Nel loro complesso, possono costituire indici significativi del positivo inserimento sociale e lavorativo e, in ultima istanza, della attuale pericolosità dell’interessato». Lo Stato sentenzia che il boss della droga ha cambiato vita e merita una seconda chancel

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