Lucca, acqua contaminata da Tht: Gesam chiede il riesame. Ecco chi sono i sette indagati
La cabina del gas di via di Pulecino al centro dell’inchiesta
LUCCA. Acqua contaminata da Tht, il legale di Gesam chiede il riesame per il sequestro della cabina. Ecco chi sono i sette tecnici e amministratori che la procura ha iscritto nel registro degli indagati.
Andiamo con ordine.
Il cuore dell’indagine condotta dalla sostituta procuratrice Elena Leone ruota attorno alla cabina del gas di via di Pulecino, a Picciorana. È qui che, tra il 12 e il 22 agosto, i vigili del fuoco intervennero sei volte a seguito di segnalazioni di odore di gas nell’aria. Durante uno dei sopralluoghi, il 12 agosto, trovarono operai di Gesam Reti e Celfa impegnati in lavori di manutenzione sulla condotta. «L’odore avvertito nella zona – si legge nel verbale – era riconducibile a liquido presente nella condotta, impregnato di odorizzante del metano che fuoriusciva dalla condotta stessa».
Anche sulla base di questi verbali e di altri accertamenti effettuati da Arpat e Asl, la procura ha aperto un fascicolo per inquinamento ambientale e disposto il sequestro probatorio dell’area della cabina, dove saranno effettuate verifiche sugli impianti e sul sottosuolo per chiarire l’origine della contaminazione.
Sette le persone iscritte nel registro degli indagati. Per Gesam Reti: il presidente del consiglio di amministrazione Marco Agnitti, difeso dallo studio Marzaduri; il direttore generale Fabio Vantaggiato, il direttore tecnico Stefano Volpi e il tecnico Christian Del Moro, tutti assistiti dallo studio legale Giorgi. Per Celfa Servizi sono indagati la legale rappresentante Carla Marcheschi e per Celfa Srl il direttore tecnico Quinzio Giovannelli, difesi dall’avvocato Enrico Carboni di Viareggio. Tra gli indagati figura anche Andrea Ambrogi, il cui ruolo all’interno dell’inchiesta deve essere ancora chiarito.
Le posizioni delle aziende restano distinte. Gesam Reti ha ammesso che durante i lavori di sostituzione di una valvola di media pressione si verificò un problema con l’odorizzante, ma ha sempre escluso fuoriuscite verso l’esterno e qualsiasi danno ambientale. Secondo la ricostruzione fornita dall’azienda, una quantità di Tht sarebbe rientrata in un tratto di tubazione, immediatamente isolato e successivamente bonificato tramite aspirazione da parte di una ditta specializzata, individuata in Cpl Concordia, coop con sede principale a Modena, incaricata di fornire e inserire l’odorizzante nella rete di distribuzione del gas. Celfa, invece, opera sugli aspetti tecnici e meccanici legati alla manutenzione delle condotte.
Sul piano giudiziario, il sequestro della cabina rappresenta il nodo centrale. La struttura, utilizzata per ridurre la pressione del gas prima dell’immissione nella rete locale e per l’odorizzazione con Tht, deve rimanere nelle condizioni in cui si trovava al momento dell’intervento dell’autorità giudiziaria. Questo comporta limitazioni operative per Gesam Reti, che non può intervenire liberamente sull’impianto. Proprio per questo, l’avvocata Lodovica Giorgi ha presentato ricorso al tribunale del riesame contro il provvedimento di sequestro. L’obiettivo è verificare la legittimità del sequestro e valutarne eventuali modifiche, anche alla luce delle esigenze tecniche legate alla gestione della rete del gas.
Ora sarà l’esito degli accertamenti a chiarire se la contaminazione rilevata nei pozzi possa essere ricondotta a quanto avvenuto nella cabina.
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