Diffamazione, in 14 a processo per offese alla polizia provinciale di Lucca
Su Facebook e in piazza ci furono attacchi personali dopo l’abbattimento di un cinghiale
LUCCA. La contestazione sul posto e via social per l’abbattimento di un cinghiale, ferito dopo essere stato travolto da un’auto, diventa un processo per diffamazione a carico di 14 persone.
Prima su Facebook e poi in occasione di due manifestazioni a Ponte a Moriano e in piazza Napoleone, secondo l’accusa, gli imputati avrebbe offeso un ufficiale e l’allora comandante della polizia provinciale. Le colpe, stando agli animalisti, erano quelle di aver proceduto con la soppressione dell’ungulato che, al contrario, a loro dire avrebbe potuto essere salvato.
L’udienza
I due, finiti nel mirino dei contestatori nel dicembre 2022, decisero di procedere con una querela affidandosi all’avvocato Francesco Lastrucci. Ora l’udienza davanti al giudice Antonio Romano (pm onorario Fabrizio Bartelloni) durante la quale si sono costituite le due parti civili nei confronti degli imputati residenti tra Viareggio, Bergamo, Arezzo, Bologna, Milano, Roma e Como.
L’antefatto
La mattina del 2 dicembre 2022 in via dei Ghivizzani a Pian di Mommio un cinghiale venne preso da un’auto finendo la sua corsa nei pressi di un’abitazione tra i campi. A quel punto, informata l’Asl, sul posto arrivarono i veterinari, ma anche le forze dell’ordine. C’era stato un fuori programma ad alta tensione.
Un gruppo di animalisti si era opposto all’abbattimento dell’animale sostenendo che avrebbe potuto essere curato e salvato. Un no deciso alla soluzione estrema che aveva indotto i carabinieri a dividere, fisicamente, animalisti e il capitano della polizia provinciale chiamato a porre fine alle sofferenze del cinghiale, da uccidere anche in funzione della prevenzione contro la peste suina. Queste erano le spiegazioni respinte dal gruppo sempre più animato in un clima che aveva sfiorato lo scontro fisico. L’Asl chiarì poi che non si trattava di un cucciolo, ma di una femmina di 2 anni del peso di 40 kg.
Le reazioni
Il 4 dicembre su Facebook iniziò un bombardamento contro l’agente e il comandante della polizia provinciale. Offese, minacce e una serie di epiteti ritenuti diffamatori. Si va dall’infame al “mi fa schifo”. Il 18 dicembre ci furono due manifestazioni pubbliche, una delle quali sotto Palazzo Ducale. E anche in questa circostanza gli attacchi alla polizia provinciale vennero ribaditi senza filtri. Un ulteriore carico di sfoghi finiti nella denuncia che ora diventa un processo per diffamazione.
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