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Il caso

Lucca, bambino di 12 anni picchiato dai bulli fuori dalla scuola: la famiglia ora chiede i danni ai genitori

di Pietro Barghigiani

	Foto d'archivio
Foto d'archivio

La mamma del piccolo: «Una madre mi ha detto che dovevo vergognarmi»

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LUCCA. «Un giorno ho incontrato fuori dalla scuola la mamma di uno di quei ragazzi che hanno picchiato mio figlio. Quando mi sono avvicinata mi ha detto: “Non ti vergogni ad avere fatto tutte quelle giornalate, poi vediamo”. Le ho risposto che dovevano vergognarsi loro, non certo io».

A quasi due mesi dal pestaggio, per mano di due 11enni e un 13enne, ai danni di un 12enne iscritto alla media “Leonardo Da Vinci”, la vicenda dei bulli non è ancora conclusa.

Non imputabili per l’età al di sotto dei 14 anni, i tre baby violenti, non nuovi a episodi del genere, hanno preso strade diverse. 
Uno, il più grande, il capobranco, ha cambiato scuola scegliendo un istituto privato. 
Gli altri due sono rimasti nella stessa scuola della vittima presa di mira. Non ci sono stati altri scontri. Si ignorano con reciproca indifferenza.

In questa storia i segnali che mancano, ma che raccontano un contesto, sono quelli degli adulti. I genitori dei tre non si sono mai scusati con il bimbo e la sua famiglia.

Lo hanno mandato in ospedale con la mandibola fratturata in più punti e un mese di prognosi e la storia per loro finisce lì. Ma non è così.

La mamma del piccolo, dopo l’episodio fuori dalla scuola in cui i ruoli si sono ribaltati con la madre dell’aggredito che per quella del picchiatore avrebbe dovuto vergognarsi, è tornata in questura per integrare la denuncia già presentata a novembre.

Stavolta ha inserito la conversazione con la mamma che l’ha affrontata a scuola con parole percepite come una velata minaccia.

E dopo essersi affidata a un legale, l’avvocato Simone Valentino, la famiglia chiederà un risarcimento ai genitori dei picchiatori per le spese sostenute e che saranno necessarie in futuro per l’alunno che a metà dicembre è tornato a scuola. Un’azione legale per lesioni fisiche e i danni morali e biologici subìti dal bambino.

«All’inizio volevamo cambiare istituto – ricorda la mamma – ma poi il bimbo mi ha detto: “Ci sono i buoni e i cattivi da tutte le parti”. Così siamo rimasti alla Da Vinci dove in tanti sono stati vicini a mio figlio e lo hanno fatto sentire a suo agio. A livello emotivo è ancora scosso, ma sta recuperando».

Nel presente del 12enne ci sono continue visite mediche. Dal dentista all’oculista, per la retina di un occhio colpito durante il pestaggio, fino allo psicologo.

Un team di supporto non solo morale per accompagnarlo a un ritorno alla vita interrotto quel pomeriggio di novembre con l’agguato dei tre bulli.

«Deve fare ancora un paio di visite e poi forse potrà riprendere anche con il calcio (gioca in una squadra della Versilia, ndr) – aggiunge la mamma -. Anche loro ci sono stati molti vicini con striscioni e sostegni sui social. Nonostante il brutto episodio di cui è rimasto vittima, mio figlio ha scoperto che in tanti gli vogliono bene e questo lo sta aiutando a tornare a una normalità che era andata persa».

Non risultano provvedimenti disciplinari della scuola, ma solo un’attenzione maggiore quando gli alunni vanno in bagno, il luogo dei confronti che spesso diventa una trincea di scontri.

Il 12enne è stato picchiato fuori dalle mura scolastiche, ma è anche in quel contesto che è maturata la spedizione punitiva originata da uno screzio durante una partita di calcio.

«Non mi sembra giusto, né corretto il comportamento delle famiglie di chi ha picchiato mio figlio – conclude la mamma – . Neanche una parola di scuse. Anzi, sono stata accusata di aver esagerato e fatto pubblicare la storia. È anche per questo che sono tornata in questura e chiederò i danni per tutte le spese che stiamo sostenendo nelle cure che servono al bimbo».


 

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