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Lucca, perde 50mila euro nella truffa del finto commissario

di Pietro Barghigiani
Lucca, perde 50mila euro nella truffa del finto commissario

“Invitato” a fare bonifici per una verifica sulle simulazioni dei raggiri online

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LUCCA. La prima telefonata arriva intorno alla metà di luglio. Sul cellulare di un pensionato lucchese appare il numero del centralino dei carabinieri di Lucca.

Dall’altro capo del telefono una voce maschile lo informa che deve restare in attesa per essere messo in contatto con il centralino della questura. Nel secondo passaggio entra in scena un sedicente commissario.

«Buongiorno, lei rientra tra le 16 persone scelte per eseguire le verifiche che stiamo facendo sulle simulazioni per alcune truffe: deve effettuare alcuni bonifici».

L’Iban dettato al telefono dal presunto poliziotto diventa per il destinatario della chiamata un ordine da eseguire.

È in quel momento che, a sua insaputa, prende forma una spoliazione del conto corrente del pensionato che con sei bonifici, disposti tra luglio e ottobre, versa almeno 50mila euro a un paio di beneficiari, un campano e uno slavo, pensando di comportarsi da cittadino ligio alle richieste delle forze dell’ordine.

Quando ai primi di ottobre effettua cinque bonifici, la banca fa scattare un alert che diventa più di un sospetto su quelle operazioni più che anomale. Il pensionato viene chiamato dai carabinieri, quelli veri, e capisce di esser rimasto vittima di una truffa. La denuncia, formalizzata poche ore dopo l’ultimo pagamento, fa scattare le indagini, ma le probabilità di recuperare le somme sono ridotte ai minimi termini.

Nel campionario delle truffe domestiche, con l’indispensabile utilizzo del telefono sempre più strumento invasivo nel raggiungere il bersaglio e pervasivo nel raggiarlo, quella di essere stati scelti dalla polizia per testare il rischio delle truffe via web è una delle ultime novità su piazza.

Non si tratta di sprovveduti. Intanto, riescono a mostrare sul display delle potenziali vittime il numero di telefono realmente intestato alle forze dell’ordine per le quali si spacciano.

Quindi, anche volendo fare una verifica sull’autenticità del numero si va incontro a una conferma all’apparenza rassicurante, ma dall’effetto fuorviante.

Altro passaggio che denota una preparazione concreta dei cyber criminali è quello di avere il cellulare di chi rischia di venire danneggiato nel portafogli e di conoscere elementi familiari che inducono a dare un credito iniziale all’interlocutore.

Il pensionato lucchese, scrupoloso nell’assecondare le richieste del falso commissario, già a metà luglio aveva inviato un bonifico per 7. 200 euro a un beneficiario residente in Campania su cui ora la Procura (pm Lucia Rugani) sta indirizzando le indagini.

Si procede per i reati di truffa aggravata e sostituzione di persona in concorso. Non solo. Nel corso del tempo l’uomo ha ricevuto, sempre sul cellulare, una serie di messaggi WhatsApp con il logo della polizia postale. Altro segnale per infondere fiducia nell’architettare il raggiro. E sempre da quel numero è stato chiamato dal solito commissario che si era fatto vivo a luglio che lo esortava a fare ulteriori bonifici.

Altri 7.800 euro per lo stesso destinatario dell’estate e poi, il primo ottobre, altri quattro versamenti, di cui due al medesimo beneficiario campano e due a uno slavo per un totale, a consuntivo della truffa, di circa 50mila euro.

Quando in banca hanno notato la frequenza dei bonifici in poche ore si sono resi conto che quelle uscite erano da approfondire. E sono stati coinvolti i carabinieri. Il pensionato, compreso di aver perso i suoi risparmi in un inganno ripetuto nel tempo, ha consegnato agli investigatori dell’Arma tutti gli screenshot delle conversazioni avvenute in chat con i truffatori, dal finto carabiniere della prima telefonata con cui era stato agganciato al falso commissario che gli aveva dato le istruzioni e l’Iban per i versamenti. Ora inizia la strada in salita per trovare i truffatori e, soprattutto, recuperare i soldil




 

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