Il lutto
Livorno, la denuncia della dottoressa in pensione: «Colonscopia impossibile da prenotare»
Tiziana Civello è stata per anni ginecologa all’ospedale. Il medico di famiglia le ha prescritto l’esame nell’agosto scorso ma ancora non è riuscita ad avare l’appuntamento: «Non voglio raccomandazioni, è mio diritto»
LIVORNO. Ad agosto la sua dottoressa le ha prescritto una colonscopia, ma lei ancora non è riuscita a prenotare l’esame. «Prendere appuntamento è praticamente impossibile. Ho provato di tutto, ma niente. Potrei procedere in regime di intramoenia o andare in clinica, ma non mi sembra giusto. Ho lavorato come medico all’ospedale di Livorno per trent’anni, ma non voglio raccomandazioni. Pago le tasse e penso che sia mio diritto essere presa in carico dal sistema sanitario». A raccontare la sua esperienza è la dottoressa Tiziana Civello, ginecologa ex dipendente Asl in pensione. «Credo che cose del genere non dovrebbero succedere».
L’esame
«Sono andata in pensione dall’ospedale di Livorno dopo un rispettabile periodo di servizio – racconta la dottoressa Civello – non so se onorato, ma senz’altro schiacciante sia fisicamente che psicologicamente. Adesso ho 73 anni e il mio collega gastroenterologo mi ha caldamente consigliato la ripetizione di una colonscopia».
Civello si è quindi rivolta alla sua dottoressa di famiglia facendo presente la necessità. «Ad agosto mi ha prescritto l’esame ma ho riscontrato, da comune cittadina, che è praticamente impossibile ottenere un appuntamento». Non nell’immediato e, a quanto pare, nemmeno in un prossimo futuro. Civello sostiene che non ci sia alcun modo per fissare una data per l’esame.
«Nessun posto»
Perché un posto libero «non esiste. Non che sia procrastinabile. Anche nelle pieghe di un tempo futuro non esiste. Ho provato diversi metodi per ottenerlo: processioni in farmacie anche differenti; telefonate anche notturne al Cup, come consigliatomi da pazienti meno sprovvedute di me; telefonate all’Asl Toscana nord ovest dove un cerimonioso telefonista mi ha munito di un numero chilometrico ma, a sua detta, importantissimo il quale, dopo due mesi di silenzio da parte del reparto addetto all’esame specifico, avrei dovuto di nuovo riferire in una seconda telefonata al cerimonioso telefonista della suddetta Asl Toscana nord ovest non so a che fine».
L’odissea
Insomma, un’odissea. «Poi, improvvisamente ecco una lama di luce in fondo al tunnel – prosegue la dottoressa –. Una mia datata paziente mi ha fornito un’idea che vi lascio giudicare se rappresenti una strada percorribile in questo calvario. Chiedere una visita specialistica privata intramoenia a un qualche collega chirurgo addetto alla colonscopia. A quel punto senz’altro la colonscopia sarebbe uscita dal cilindro dell’Asl». Ma Civello si rifiuta di fare ciò. Secondo lei non è giusto essere costretti a usufruire di prestazioni erogate in regime privatistico.
«È un diritto»
Perché «è mio diritto ricevere le cure che mi sono prescritte, senza essere costretta a rivolgermi a privati o a colleghi in regime di intramoenia». La dottoressa, insomma, segnala l’impossibilità di usufruire di un servizio sanitario prescritto a causa delle lunghe liste d’attesa. Un fenomeno, questo, segnalato varie volte da più lettori che lamentano di essere poi costretti a rivolgersi a un privato per poter effettuare la prestazione necessaria. Insomma, c’è chi ritiene che si potrebbe fare di più per trovare una soluzione. «Non è possibile che non ci sia modo alcuno di ottenere un appuntamento, né ora né in futuro pare – ribadisce Civello – per un esame che mi è stato prescritto dal medico e che è mio diritto effettuare».
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