Livorno, il consigliere Perini attacca il pm che lo indaga: «Sosteneva il “No” al referendum» – La lettera
Il rappresentante di Fratelli d’Italia reagisce così all’accusa di oltraggio al sindaco Luca Salvetti
LIVORNO. Un attacco frontale alla procura. È quello scagliato con una lettera dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alessandro Perini dopo l’inchiesta – rivelata dal Tirreno mercoledì 2 settembre – che lo vede indagato per oltraggio e diffamazione aggravata per aver detto «Idiota, cretino, hai bevuto» al sindaco Luca Salvetti dopo la commissione sulla sicurezza tenutasi il 19 gennaio scorso.
Il pm nel mirino e la ricostruzione contestata
Nel mirino dell’esponente meloniano il pm che lo indaga, Niccolò Volpe. Il magistrato – da anni a Livorno, con un passato e un presente di inchieste importanti e che, contattato dal nostro giornale, ha deciso per il momento di non replicare – è anche presidente della locale Associazione nazionale magistrati. «Secondo l’accusa, dopo una discussione politica accesa, ma non più di tante altre – afferma Perini – io, di punto in bianco, mi sarei alzato furibondo e sarei andato in faccia a Salvetti per dirgli: “Idiota, cretino, hai bevuto”. Contesto radicalmente questa ricostruzione, che considero parziale e distante da ciò che è realmente accaduto quella sera. A sostenerla ci sono Salvetti e persone politicamente a lui vicine: il suo portavoce, i consiglieri del Pd e Alessandro Guarducci, che formalmente dovrebbe fare opposizione al sindaco (è in Forza Italia ndr) ma sembra impiegare più tempo per attaccare me».
Le critiche al magistrato e il riferimento al referendum
Poi l’attacco al pm, titolare del fascicolo aperto dalla denuncia del primo cittadino e proseguito dopo gli accertamenti di polizia locale e carabinieri: «C’è poi un aspetto che non posso non rilevare. A sostenere l’accusa è Niccolò Volpe, magistrato che ho pubblicamente criticato per alcune affermazioni durante la campagna referendaria e che, come rappresentante dell’Anm, è stato tra i più attivi sostenitori livornesi del “No” alla riforma dell’ordinamento giudiziario. Non traggo conclusioni da questa circostanza, ma credo sia legittimo ricordarla».
La questione delle querele e il tema dei “due pesi e due misure”
«La cosa che più mi colpisce è però un’altra – prosegue il consigliere –. Per l’accusa di aver dato dell’“idiota” a Salvetti rischio fino a sei anni (tra oltraggio e diffamazione). Ma la parte che ha dato origine al litigio, quella in cui Salvetti mi ha pubblicamente accusato di essere un criminale, è stata valutata con la massima indulgenza: un’accusa così grave, rivolta a me, non sarebbe oltraggiosa o diffamatoria. Ma com’è possibile darmi del criminale se sono incensurato? Secondo la procura, Salvetti può darmi del criminale, dicendo addirittura che io sono “direttamente collegato a fatti di criminalità”, perché ciò corrisponderebbe sostanzialmente al vero in ragione del numero di querele ricevute. È difficile, davanti a valutazioni così diverse, non avere la sensazione che siano stati usati due pesi e due misure. Per Volpe fa niente se le querele contro di me si sono rivelate infondate. Fa niente se spesso è stata la procura, che inizialmente aveva sostenuto l’accusa, a chiedere l’assoluzione. Evidentemente contano le querele. Nel suo conteggio dei “fatti criminosi” per i quali meriterei l’etichetta di criminale, inserisce le querele archiviate dai suoi colleghi. Così, però, si finisce per calpestare un principio fondamentale della Costituzione: quello per cui, senza una condanna definitiva, una persona non può essere considerata colpevole. O, almeno, così dovrebbe essere: evidentemente, in questo caso, il condizionale è d’obbligo».
La decisione di ricorrere e la conclusione polemica
«Ho fiducia nella magistratura nell'insieme delle donne e degli uomini che la compongono, ma contesto questo strabismo giudiziario. È per questo – conclude Perini – che ricorrerò contro la decisione di Volpe di procedere contro di me, ma non contro il sindaco per le gravi offese che per primo mi ha rivolto. Non comprendo quale sia il metro di giudizio di questo magistrato, che ritiene lecito dare del criminale a un incensurato, ma ritiene inammissibile la parola “idiota” e la frase “Salvetti mi è venuto viso a viso cercando lo scontro fisico” al punto da accusarmi con ipotesi di reato che sommate possono arrivare fino a sei anni di reclusione. Se è vero che non basta un reato per giudicare l’intera vita di un uomo, come posso allora essere etichettato come “criminale” per dei reati che (secondo gli stessi giudici) non ho mai commesso? È una domanda semplice e il processo che si celebrerà sarà anche l’occasione per chiedere risposte. E se questi principi non valgono più, allora confesso: sono un criminale politico».
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