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Livorno, l’Agraria Spagnoli chiude dopo 62 anni: «Emozionante l’ondata di affetto ricevuta dai clienti»

di Flavio Lombardi

	I titolari e lo staff dell'Agraria Spagnoli
I titolari e lo staff dell'Agraria Spagnoli

L’attività fu rilevata nel 1964 da Ilio Spagnoli, poi a portarla avanti fino a oggi sono stati i figli Graziano e Cinzia

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LIVORNO. Si abbassa una saracinesca, ma si chiude soprattutto un pezzo di storia di Livorno. Dopo 62 anni di attività, l’altro ieri l’Agraria Spagnoli ha salutato definitivamente la città, mettendo fine a un’avventura iniziata nel 1964 e diventata, nel tempo, un punto di riferimento non solo per gli appassionati di orto, giardinaggio e allevamento, ma anche per enti pubblici, grandi aziende e istituzioni del territorio.

Gli inizi

L’attività fu rilevata nel 1964 da Ilio Spagnoli, ortolano e cliente della precedente gestione. «Babbo veniva qui a servirsi perché faceva l’ortolano e vendeva al mercato - ricorda Graziano Spagnoli -. Il proprietario di allora, Franco Castellani, vide che era una persona intraprendente e gli propose di acquistare l’agraria». Cominciò così una lunga avventura imprenditoriale, inizialmente insieme a un socio e poi proseguita autonomamente fino al 1987, anno della scomparsa di Ilio Spagnoli.

Il passaggio ai figli

Da quel momento l’azienda è passata ai figli Graziano e Cinzia Spagnoli, affiancati dalla madre Leonetta Morucci e con il supporto di Carlo e Renzo Morucci (sempre gente di famiglia), già inseriti in azienda e che facilitarono l’ingresso degli eredi dando loro tempo di imparare senza fretta. «Ci siamo trovati da un momento all’altro con tutta l’azienda sulle spalle, ma abbiamo continuato il lavoro iniziato da nostro padre», racconta Graziano. La svolta arrivò nel 1991 con gli spazi notevolmente aumentati lì, alla Guglia, inaugurati il 16 novembre di quell’anno. Ciò consentì di ampliare notevolmente l’offerta: accanto a sementi, concimi, piante e mangimi per ogni tipo di animale arrivarono anche macchinari agricoli e per il giardinaggio. «Prima eravamo in un locale dieci volte più piccolo. Qui abbiamo potuto ampliare tutta la gamma delle macchine. All’epoca non c’erano ancora le grandi catene e ci siamo specializzati sempre di più nelle attrezzature per l’agricoltura».

Punto di riferimento cittadino

Negli anni l’Agraria Spagnoli è diventata un punto di riferimento per privati e professionisti. «Qui si trovava davvero di tutto: mangimi per tutti gli animali, animali vivi come le galline, attrezzature, prodotti per il giardinaggio e per l’agricoltura. Abbiamo sempre cercato di avere il massimo assortimento». L’attività non si è rivolta soltanto ai clienti privati. Ha fornito materiali e attrezzature al Comune di Livorno per la cura del verde pubblico, all’Accademia Navale, al Porto di Livorno, alle carceri e a grandi aziende come Eni e Rodia e molti altri. Una rete costruita in decenni di rapporti, fiducia e competenze. «Servivamo enti pubblici e grandi aziende con forniture molto particolari. Dietro al banco c’era un’organizzazione che pochi immaginavano». Fondamentale anche il ruolo svolto nelle emergenze. Durante le alluvioni il magazzino era sempre pronto a rispondere alle richieste immediate. «Avevamo migliaia di sacchi di juta già disponibili. Altri li ordinavano, noi li avevamo pronti perché nelle emergenze non si può aspettare una settimana».

La chiusura

La chiusura arriva con il raggiungimento dell’età della pensione dei titolari e dopo numerosi tentativi, rimasti senza esito, di trovare un acquirente. «Ci abbiamo provato in tutti i modi - spiega Graziano - . Abbiamo contattato altre agrarie, pubblicizzato la vendita e ci eravamo anche offerti di restare gratuitamente per accompagnare il passaggio. Ma un’attività così richiede un magazzino enorme e conoscenze costruite in sessant’anni». Negli ultimi giorni la liquidazione ha richiamato centinaia di clienti. «Pensavamo di svuotare il magazzino e invece abbiamo dovuto continuare a riordinare la merce perché finiva subito. Anche l’ultima macchina l’ho ordinata pochi giorni fa per un cliente». Ora resta il momento più difficile: quello dei saluti. Negli ultimi giorni il negozio si è trasformato in un continuo via vai di clienti entrati non solo per acquistare, ma per stringere una mano, ricordare un episodio, dire semplicemente grazie. «Ringraziamo tutta la nostra clientela per l’affetto che ci ha dimostrato e che continua a dimostrarci, anche attraverso i social. Sapevamo che i nostri clienti erano affezionati, ma una risposta così non ce l’aspettavamo. È stato davvero emozionante».Un ringraziamento condiviso anche dalla sorella Cinzia, che insieme a Graziano ha guidato l’azienda per oltre trentacinque anni. «Ci dispiace per chi non ha fatto in tempo a salutarci. Abbiamo sempre cercato di mettere il cliente al primo posto e questo affetto è la soddisfazione più grande che ci portiamo a casa». 

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