Livorno, choc al Parterre: «Stai attenta altrimenti ti ammazziamo» – Aggredita e minacciata una bambina di 12 anni
Una frase inquietante pronunciata imitando i gesti dei predicatori musulmani radicali: la colpa della giovanissima sarebbe stata quella di non indossare gli abiti consoni ai dettami dell’Islam
LIVORNO. «Stai attenta altrimenti ti ammazziamo e ti facciamo vedere noi». Una frase inquietante, pronunciata - almeno secondo la famiglia della vittima - imitando i gesti dei predicatori musulmani più radicali. Una minaccia di morte in piena regola, consumata non in un vicolo buio o in un contesto di criminalità, ma al Parterre, in pieno giorno, e nei confronti di una ragazzina di 12 anni, da una signora che usualmente indossa il burqa. La sua unica colpa? Non indossare gli abiti consoni ai dettami dell’Islam.
La denuncia
A denunciare tutto in questura la madre della piccola, una quarantacinquenne originaria del Bangladesh da tempo residente a Livorno insieme a quest’ultima e al marito. I fatti risalgono alle 18 di sabato scorso, una settimana fa. La donna si trovava nell’area pubblica insieme alla figlia. Mentre la mamma parlava con alcune connazionali, la piccola si allontana di pochi metri per giocare con altri coetanei. È a quel punto che succede l’imponderabile. Un gruppo di adulti, tutti bengalesi, accerchia la ragazzina, che in quel momento è accanto alla cugina. A guidarlo, secondo quanto formalizzato nella querela, una donna che normalmente indossa il burqa che, muovendo la mano destra con enfasi religiosa, inizia a rimproverarla. Il motivo? Suo padre è musulmano e lei, di conseguenza, avrebbe l’obbligo di coprirsi e adempiere ai doveri religiosi. Di fronte al rifiuto della dodicenne, la situazione degenera: prima altri rimproveri, poi la promessa di tornare a imporre quelle regole con la forza, fino alla minaccia di morte.
La fuga
La piccola fugge in lacrime dalla madre, terrorizzata al punto da rifiutare perfino di uscire di casa nei giorni seguenti o tornare a frequentare il parco. «La donna di cui parlo - si legge nella querela presentata alla polizia di Stato - è componente di un gruppo la cui missione pare essere islamizzare o comunque far rinnovare quel sentimento religioso volto all’Islam nei confronti dei bengalesi che sono qui residenti o che arrivano». Regole di osservanza religiosa che - secondo quanto da lei raccontato - verrebbero "somministrate" immediatamente. E chi non si adegua, verrebbe minacciato di morte.
«Già successo»
«Mia figlia - si legge ancora nella querela - mi ha riferito che quest’episodio è l’ultimo di una serie di approcci che la donna ha indirizzato alla ragazzina. Uno dei principali motivi di timore che provo risiede nel fatto che mio marito è di religione islamica, mentre io professo quella induista e mia figlia, per nostra scelta, è stata lasciata libera di scegliere, quando sarà il momento, il percorso da seguire. Aggiungo che ho molte volte avuto modo di riscontrare che le mie connazionali che arrivano dal nostro Paese, libere ed emancipate, dopo questi che sembrano essere indottrinamenti adottano quel rigore che la donna col suo gruppo professa dopo che le mie connazionali la frequentano».
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