Chef livornese con esperienze internazionali non trova lavoro in città: «Non me capacito, mi offro anche a domicilio»
A parlare è lo chef Mario Atteritano, 62enne, una vita professionale fra i ristoranti di mezza Europa: «Sembra che un sessantenne non abbia le capacità di lavorare nella nostra città»
LIVORNO. Possibile che a Livorno un cuoco di 62 anni non possa trovare lavoro? Se lo chiede ogni giorno Mario Atteritano, di professione chef. Una vita professionale fra i ristoranti di mezza Europa, poi il ritorno a Livorno per motivi familiari e nessun posto di lavoro per lui. «Sembra che un sessantenne non abbia le capacità di lavorare nella nostra città. Non me ne faccio una ragione».
L’appello
E lancia un appello alla città. Ai livornesi (che rilancia nella sua pagina Fb) lo chef calabro-livornese: è disponibile a cucinare a domicilio in occasioni di eventi. E ovviamente chi cerca un cuoco, lui c’è. «Ho lavorato in molti ristoranti in Lussemburgo, Austria, Germania e Svizzera. Prima e dopo questi paesi, anche in ristoranti italiani», racconta la sua lunga esperienza ai fornelli. Eppure a Livorno riceve tanti "no". «Mi dicono che il "no" sia legato a motivi di contributi previdenziali da versare da parte dei datori di lavoro. A me non risulta affatto che questo sia vero. Forse con i giovani i proprietari si rapportano meglio, non so che dire».
La sua vita
E racconta un po’ della sua vita. «Venni in città con la mia famiglia nel 1981, mio padre aveva un’impresa di costruzioni nella quale lavoravo anch’io. L’impresa non ebbe grande fortuna e fui costretto a trovarmi un altro lavoro. E così realizzai quello che era sempre stato il mio sogno e frequentai le scuole per diventare chef. Per poi diplomarmi tale. Poi partii per il Lussemburgo, mia prima tappa: prima del salto in Europa feci il cuoco anche in città e all’Isola d’Elba. A Livorno lavorai al Caffè del Palcoscenico (accanto al Goldoni) e in un locale che adesso non c’è più , che si chiamava Papahermes in Venezia».
Cannavacciuolo e le specialità
E ricorda di quando conobbe chef Cannavacciuolo. «Fu un incontro casuale durante i giorni in cui si registrava a Livorno una sfida televisiva tra ristoranti». Su Fb tenta le gole di chi legge parla pure della sua specialità: tartare di salmone con avocado e crema di formaggio oppure granfia di polpo su un letto di patate allo zafferano. «Credo che il nostro mestiere debba diventare qualcosa di più: mangiare fa parte della priorità dell’uomo e noi cuochi dobbiamo essere i primi a indurre la popolazione a mangiare in modo sano e sostenibile. Dobbiamo smettere - prosegue lo chef-filosofo -di "postare" piatti fuori stagione, usare ingredienti esteri e tropicali, basta usare farine "aburrate" fino all’estremo. Bisogna rimuovere dalle teste degli italiani il pensiero per il quale se mangi il pomodoro d’inverno, irreperibile in Italia in quella stagione, sei un "figo" perché fai una cosa che altri non possono permettersi di fare. Ma che pomodoro sarà ? Agricoltori e allevatori stanno combattendo la battaglia per il mangiare sano e contro chi pensa solo al "fatturato": chi fosse interessato può contattarmi al numero 3514376387».
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