Livorno, Cala del Leone invasa dai rifiuti: «Non credevamo ai nostri occhi, serve una soluzione»
A parlare sono Marco La Bella e Claudio Palombo, ex vigili del fuoco in pensione, che da anni si adoperano per la pulizia del Romito
LIVORNO. Con la canoa, ormai da qualche anno, si godono il mare e non mancano di tornare a riva con bustoni pieni di rifiuti. Nello zaino sempre un saccone per aiutare le spiagge e le baie dove si fermano. Da Chioma al Boccale. Purtroppo alla Cala del Leone la spazzatura era troppa, non ce l’hanno fatta Marco La Bella e Claudio Palombo, ex vigili del fuoco in pensione. «Non eravamo attrezzati a dovere quella mattina: siamo arrivati alla nostra cala meravigliosa intorno alle 11 e non credevamo ai nostri occhi, un paradiso da una parte e poi dall’ altra, fermandoci a fare un bagno abbiamo visto quello scempio», dice La Bella.
Una vera e propria discarica
Lui e l’amico ex collega arrivano lì martedì 26 maggio. All’indomani di un weekend di mare, considerate le temperature. Le foto che scatta parlano da sole. È appena iniziata la stagione estiva e quella che è tra le insenature più suggestive del nostro Romito, tra Calignaia e il promontorio Torre del Romito sormontata dall’imponente castel Sidney Sonnino, si ritrova ad essere una discarica. «Alle spalle della spiaggia, ai piedi della scogliera una distesa incredibile di bottiglie di plastica, lattine di birra, di coca cola, estathé, bustine di patatine e di gelati, cartoni. C’erano anche chiari resti di braciate, di grigliate», racconta il 64enne. E c’è un aspetto che lo colpisce: «C’erano anche tante buste riempite di bottiglie e lattine, quindi già ordinate per essere smaltite correttamente in superficie, su strada, che invece sono state abbandonate lì: ecco io mi chiedo, ma perché? Per quale motivo non portarsi su quei sacchetti che peseranno sì e no 10 grammi?».
Un problema da risolvere
È un vero scempio da fermare. Da arginare. Per scongiurare che i cumuli di immondizia, tra resti della giornata al mare di bagnanti evidentemente incivili - non tutti, per carità - e di chi fa magari braciate al calasole, lievitino in quel paradiso verde sospeso tra macchia mediterranea e blu che prende il nome da Leone De Renzis Sonnino, nipote dello statista Sidney Sonnino. Anche perché l’inciviltà chiama degrado. Diventa una filiera che va scongiurata (la stagione balneare è solo all’inizio). «Noi poi abbiamo proseguito verso il Boccale, ma ci riproponiamo di tornarci. Sapeste quante plastiche anche galleggianti togliamo dal mare durante i giri in canoa», continua. E aggiunge: «Ricordiamoci inoltre che questa spazzatura in caso di mareggiate finisce in acqua. È una situazione davvero brutta».
Risoluzione non semplice
Il paradosso è che, raggiunto il fronte strada subito lì davanti c’è un cassonetto dell’indifferenziata. Uno di quelli che Aamps in accordo col Comune piazza in vista dell’estate proprio lungo il Romito. La situazione non è di facile risoluzione. Gli operatori di Aamps per contratto possono operare su strada. Tante nel corso del tempo le associazioni di volontari che tra le varie pulizie, sono scese anche alla Cala del Leone. Ma non solo lì. «Basterebbe che la gente si comportasse come si deve», sospira Sergio Giovannini di Acchiapparifiuti. E avanza alcune riflessioni: «La Cala è lontana dal piano strada, impensabile e rischioso che un operatore vada giù: forse servirebbe un presidio di personale retribuito affinché nessuno abbandoni l’ immondizia. Almeno provare, a giorni alterni, con un’azione di sensibilizzazione per scardinare questa maledetta inciviltà».
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