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Rio Maggiore, a Livorno scoppia la protesta: «Muro in cemento e niente verde»

di Martina Trivigno
La sequenza di immagini
La sequenza di immagini

In viale Nazario Sauro contestata l’estetica dei lavori per lo stombamento del fosso. «Abbiamo chiesto chiarimenti più volte – spiega una residente – ma nessuno ci ha mai spiegato perché il risultato finale sia così distante da quello che era stato presentato»

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LIVORNO. Anni dopo quella notte che Livorno non potrà mai dimenticare, in viale Nazario Sauro il rumore dell’acqua ha lasciato spazio a quello dei cantieri. Ma per alcune delle famiglie sopravvissute all’alluvione del 10 settembre 2017, il finale dei lavori per lo stombamento del rio Maggiore non assomiglia affatto a una rinascita. Anzi. Parlano di amarezza, di promesse tradite, di un progetto che – almeno nella parte visibile agli occhi dei residenti – sarebbe stato realizzato senza rispettare lo spirito originario.

E così, mentre il tratto 3 dello stombamento del rio si avvia alla conclusione, torna a farsi sentire la voce di chi quella tragedia l’ha vissuta sulla propria pelle. «Noi non contestiamo l’opera in sé – raccontano alcuni dei proprietari della villetta dell’alluvione – perché sappiamo benissimo cosa significa vivere con la paura dell’acqua, lo abbiamo visto con i nostri occhi. Ma non possiamo accettare che tutto venga fatto senza alcuna attenzione per il contesto, per il paesaggio e per la storia di questa zona».

Viale Nazario Sauro è uno degli angoli più eleganti del lungomare livornese: villini liberty, la pineta, il mare a pochi metri. Una zona dove architettura e paesaggio convivono da sempre ed è proprio qui che le famiglie residenti puntano il dito contro l’aspetto finale dell’intervento, ormai alle battute finali dal momento che è finanziato con fondi del Pnrr. «Quello che vediamo oggi è un enorme muro di cemento grezzo, senza rifiniture, senza alcuna copertura estetica. Un blocco pesante, impattante, che non c’entra niente con il quartiere», spiegano. Ma non è soltanto una questione visiva. «Nel progetto originale era prevista anche la piantumazione di nuovi alberi – evidenziano – . Ne sono stati abbattuti molti durante i lavori e a oggi non abbiamo alcuna certezza che verranno ripiantati».

Ma la protesta che non nasce oggi: i residenti spiegano di avere scritto più volte al Genio civile, coinvolgendo anche il direttore dei lavori, l’ingegnere Antonino Valenti. Lettere e segnalazioni, poi, sono state inviate anche al Comune. E nel tempo gli incontri non sono mancati, così come i sopralluoghi. Ma, raccontano, senza ottenere risposte definitive. «Abbiamo chiesto chiarimenti più volte – prosegue una residente – ma nessuno ci ha mai spiegato perché il risultato finale sia così distante da quello che era stato presentato. Sembrava un progetto che tenesse conto anche dell’inserimento paesaggistico. Invece oggi ci troviamo davanti a qualcosa di incompleto e brutto».

Dietro questa protesta, però, non c’è soltanto una questione urbanistica, ma anche (e soprattutto) una ferita che non si è mai davvero chiusa. Quella notte del settembre 2017, in quella villetta, il fango e l’acqua arrivarono con una violenza improvvisa. La famiglia riuscì a salvarsi, i vicini che abitavano al piano inferiore no. Uno dei residenti tentò disperatamente di raggiungerli. «Ha rischiato di morire anche lui nel tentativo di salvarli», raccontano oggi i familiari con la voce ancora segnata dal ricordo. Da allora convivono con un trauma silenzioso. E forse è anche per questo che il cantiere, anziché rappresentare soltanto sicurezza e prevenzione, è diventato qualcosa di simbolico. «Noi siamo i primi a volere opere che evitino un’altra tragedia – dicono – ma proprio perché sappiamo cosa significa perdere delle vite, crediamo che questi interventi debbano essere fatti bene, fino in fondo. Anche rispettando il territorio e le persone che ci vivono».

Adesso annunciano nuove iniziative. «Chiederemo un incontro con la Soprintendenza – concludono – . Vogliamo capire se davvero questo è il risultato previsto e se non ci sia ancora modo di intervenire almeno sulle rifiniture e sul verde».


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