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Giovani e salute

Alcol tra i 15enni, è allarme. Il primario: «È la moda dell'abbuffata di alcol, i rischi sono enormi»

di Martina Trivigno

	L'abbuffata alcolica è sempre più diffusa tra i giovani (foto di repertorio)
L'abbuffata alcolica è sempre più diffusa tra i giovani (foto di repertorio)

Il fenomeno è in aumento anche a Livorno come sfida sociale o trasgressione tra coetanei. Il dottor Maurizio Varese (Asl): «L’abuso è concentrato nel fine settimana con l'obiettivo di sballarsi»

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LIVORNO. Bere tanto in poco tempo non è divertimento. Si chiama binge drinking, che tradotto significa “abbuffata di alcol”. E anche a Livorno questo fenomeno sta diventando sempre più frequente. Si inizia (troppo) presto – spiega Maurizio Varese, direttore dell’area Dipendenze Azienda Usl Toscana nord ovest – , a 15-16 anni.

Spesso è vissuto come una sfida sociale o una forma di trasgressione tra coetanei, ma i rischi sono enormi: fisici, neurologici e sociali. E c’è chi finisce in ospedale. Anche per questo l’Asl sta potenziando le iniziative di sensibilizzazione sul territorio a contatto con i ragazzi, allestendo (quando possibile) dei gazebo nei principali luoghi di aggregazione giovanili.

Dottore, partiamo dall’inizio: qual è oggi la fotografia delle dipendenze nel territorio livornese?

«Il quadro è stabile nei numeri, ma in evoluzione nei comportamenti. A Livorno, il Serd guidato dalla dottoressa Lucia Mancino, segue oltre 1.500 utenti: più di 1.000 per droghe illegali, circa 250 per alcol, 78 per gioco d’azzardo, oltre ad altre forme di dipendenza. Non è tanto la quantità a cambiare, quanto le modalità di consumo, soprattutto tra i giovani».

Parliamo dei giovani: qual è il fenomeno più evidente?

«Il binge drinking. Oggi i ragazzi non bevono necessariamente tutti i giorni, ma concentrano il consumo nel fine settimana con l’obiettivo di ubriacarsi».

Si spieghi meglio.

«“Abbuffata di alcol” vuol dire assumere quattro-cinque unità alcoliche – spesso anche di più – in poche ore. Consideri che un’unità è un bicchiere di vino, una birra o un aperitivo. Così si superano rapidamente i 60 grammi di alcol, oltre la capacità di smaltimento del fegato. Il risultato è che l’alcol resta in circolo e diventa molto più dannoso».

Perché è una modalità così pericolosa?

«Perché amplifica tutto: i danni fisici e i rischi comportamentali. In pratica, i ragazzi perdono lucidità, aumentano i tempi di reazione, sottovalutano i pericoli. E non parliamo soltanto di guida: basta una caduta, una decisione impulsiva, una situazione gestita male. Il problema è che questa modalità è percepita come normale. Non esiste una quantità di alcol priva di rischio. E bere tanto in poco tempo è una delle modalità più dannose in assoluto, soprattutto per un organismo giovane».

Quali sono i principali rischi per la salute legati al consumo eccessivo di alcol?

«Tenga conto che a 15-16 anni i sistemi di metabolizzazione dell’alcol da parte del fegato non sono ancora completamente sviluppati per cui l’effetto, anche a parità di dose, è maggiore rispetto a un adulto. In altre parole, assumere quantità elevate di alcol, ad esempio più di 60 grammi (circa cinque unità alcoliche), supera la capacità di smaltimento del fegato. In queste condizioni, l’alcol entra in circolo e diventa molto più dannoso per tutti gli organi».

Quali precauzioni è importante seguire quando si consuma alcol?

«È fondamentale consumare alcol il meno possibile e in quantità ridotte, evitando sempre di bere a stomaco vuoto o prima dei 21 anni. Bisogna inoltre evitare completamente l’alcol se si assumono farmaci, perché può alterarne gli effetti. Dopo aver bevuto, è importante non esporsi a situazioni rischiose, come guidare o svolgere attività che richiedono attenzione e coordinazione, anche se sembrano semplici».

Qual è l’errore più comune che fanno i genitori?

«Sottovalutare. Pensare che “tanto lo fanno tutti” o che sia una fase. In realtà questi comportamenti possono avere conseguenze immediate e durature. Il binge drinking, ad esempio, è spesso invisibile agli adulti perché concentrato nel weekend».

Cosa possono fare concretamente le famiglie?

«Due cose fondamentali: esserci e dare l’esempio. Parlare, informarsi, non banalizzare. Ma anche educare alla cura di sé: alimentazione, salute, rispetto del proprio corpo. Sono basi semplici ma decisive».

E la prevenzione più efficace qual è?

«Creare alternative. Sport, musica, studio, passioni: tutto ciò che dà gratificazione reale riduce il bisogno di cercarla nelle sostanze. L’ambiente è determinante: famiglia, scuola, contesto sociale. Non esistono droghe “leggere” o comportamenti innocui. Esistono persone, contesti e scelte: ed è lì che si gioca la vera prevenzione».

Il binge drinking è collegato all’uso di altre sostanze?

«Spesso sì. Un fenomeno in crescita è l’uso combinato di alcol e cocaina. Nel fegato si forma una nuova sostanza, il cocaetilene, che è ancora più tossica per cuore, fegato e cervello. In generale, alcol, fumo e cannabis possono funzionare da “porta d’ingresso».

Veniamo alle droghe: cosa sta succedendo tra i giovani?

«La cannabis resta la più diffusa, ma con concentrazioni di principio attivo molto più alte rispetto al passato. Questo significa effetti più intensi e maggiori rischi, anche sul piano psichico. Poi c’è la cocaina, sempre più presente, e il crack, che è la sua forma fumata: agisce in pochi secondi, crea dipendenza rapidamente e può provocare stati psicotici, paranoia, allucinazioni».

Ci sono nuove sostanze di cui preoccuparsi?

«Sì, le nuove sostanze psicoattive. Vengono acquistate online, spesso nel dark web, e arrivano a casa sotto forma di “sali da bagno” o “profumatori”. Il problema è che chi le assume spesso non sa cosa sta prendendo. Possono provocare agitazione, aggressività, confusione mentale, allucinazioni. E sono difficili da individuare anche nei test».

E il fumo? Sta cambiando anche quello?

«Molto. Tra i giovani è diffuso il “fumatore duale”: sigarette tradizionali, elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato usati insieme. Le sigarette elettroniche usa e getta, molto popolari, possono contenere quantità elevate di nicotina. Non sono innocue e stanno avvicinando molti ragazzi al fumo».

C’è anche un cambiamento di genere?

«Sì, soprattutto nel tabagismo: sempre più donne, anche giovani, chiedono aiuto per smettere. È un segnale importante, ma indica anche una diffusione crescente».

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