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L’intervista

Tumori cerebrali, Orazio Santonocito: «Vi dico perché Livorno può diventare un centro di riferimento per ricerca e cura»

di Martina Trivigno
Il personale della Neurochirurgia di Livorno che “alza il muro”: a destra il primario Orazio Santonocito
Il personale della Neurochirurgia di Livorno che “alza il muro”: a destra il primario Orazio Santonocito

Il primario: «La Neurochirurgia è già una scuola». Ora si rafforza anche grazie alla nascita della fondazione “Alziamo il muro”

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LIVORNO. «La Neurochirurgia di Livorno è già una scuola e oggi ha tutte le condizioni per diventare un punto di riferimento sempre più importante nella ricerca e nella cura dei tumori cerebrali». Così il primario Orazio Santonocito sintetizza la visione e il lavoro portato avanti negli ultimi anni agli Spedali Riuniti: un modello che unisce attività clinica, ricerca e formazione, con lo sguardo rivolto al futuro e una crescente rete di collaborazioni nazionali e internazionali.

Un percorso che oggi si rafforza anche grazie alla nascita della fondazione “Alziamo il muro”, in memoria dell’ex pallavolista Meri Malucchi, pensata per sostenere la ricerca neuro-oncologica.

Dottor Santonocito, partiamo dalla formazione: che ruolo ha?

«La formazione di specialisti e professionisti nell’ambito della Neurochirurgia e delle Neuroscienze, attraverso l’insegnamento, è uno dei miei principali obiettivi. A dimostrazione di questo, un’istituzione clinica prestigiosa come l’ospedale San Raffaele di Milano ci ha affidato tre dei suoi specializzandi per il tirocinio nel nostro reparto».

Come si costruisce questa scuola all’interno del reparto?

«Nel nostro reparto nulla è lasciato al caso, ogni singolo atto diagnostico e terapeutico viene infatti discusso e pianificato. Il briefing mattutino della durata di un’ora, presieduto da me, in cui discutiamo tutti i casi clinici, aiuta molto a sviluppare una visione comune sui percorsi terapeutici e a garantirne la omogeneità».

E sul piano del personale?

«Oggi la Neurochirurgia può contare sul prezioso e indispensabile lavoro di 12 colleghi, professionisti di altissimo livello, tutti selezionati e formati dal sottoscritto, che rappresentano una solida garanzia per il futuro. In questo senso, con un pizzico di orgoglio, posso affermare che la Neurochirurgia di Livorno è già scuola».

Quali sono le prospettive di crescita futura di questa “scuola”?

«La nostra Neurochirurgia, anche grazie agli elevati volumi di casistica trattata, ha l’ambizione di diventare uno dei principali protagonisti nell’ambito della ricerca clinica traslazionale sui tumori cerebrali: si stanno creando le condizioni per strutturare questa attività attraverso personale dedicato e un’intensa attività di reperimento di fondi. Questo permetterà di avviare progetti innovativi, finora non realizzati per mancanza di risorse dedicate, in particolare sui sottotipi molecolari e metabolici dei gliomi e di sviluppare sperimentazioni cliniche accademiche».

Quanto conta l’integrazione tra formazione, clinica e ricerca?

«La forte vocazione del centro verso la formazione delle nuove generazioni di medici, che si integra con quella clinica e di ricerca, contribuisce a creare un ambiente multidisciplinare in cui competenze chirurgiche, conoscenze biologiche e innovazione scientifica si sviluppano in modo sinergico».

Ora è anche nata la fondazione “Alziamo il muro”: che significato ha per la Neurochirurgia?

«La fondazione “Alziamo il muro” Ets (Fondazione per la cura e ricerca sulle neoplasie cerebrali) nasce dall’esigenza di reperire fondi per sostenere la ricerca nell’ambito dei tumori cerebrali primitivi ad elevate aggressività, ambito in cui la Neurochirurgia di Livorno ha un ruolo molto attivo. La nascita della fondazione, fortemente voluta da noi professionisti, coincide con il desiderio di una nostra paziente, Meri Malucchi, ex pallavolista colpita da glioblastoma, tumore cerebrale ad elevata aggressività, che ha dedicato gli ultimi 15 mesi della sua vita a sensibilizzare l’opinione pubblica. Meri è stata una donna leale, forte e coraggiosa, nello sport e nella vita».

Che valore ha questo passaggio per il reparto?

«La costituzione della fondazione, a cui hanno dato un contributo decisivo gli avvocati Gianni Assirelli e Luciano Barsotti e il notaio Marina Pesarin, rappresenta un passaggio molto significativo perché si inserisce in un contesto in cui esiste un’urgenza concreta: le neoplasie cerebrali primitive sono patologie complesse e, ancora oggi, le opzioni di trattamento con intento curativo sono limitate».

Qual è l’obiettivo principale?

«Migliorare l’efficacia delle cure e sviluppare nuove strategie terapeutiche. In quest’ottica la fondazione contribuisce a creare le condizioni per rafforzare un percorso già avviato nella Neurochirurgia di Livorno, sostenendo la ricerca e permettendo di strutturare attività innovative e di implementazione tecnologica che fino ad oggi erano difficili da realizzare per la mancanza di risorse dedicate».

Quanto pesa oggi il tema delle risorse?

«Fare ricerca ha dei costi non trascurabili e in un momento in cui le istituzioni non dispongono di risorse e anche le aziende farmaceutiche, a causa della congiuntura economica sfavorevole, non sembrano interessate ad investire più di tanto sulla ricerca, ecco che poter disporre di aiuti economici provenienti dalla fondazione può consentire di proseguire a fare ricerca».

Qual è la ricaduta per i pazienti?

«Abbiamo sviluppato, nel corso dell’ultimo decennio, un altissimo livello di competenza nel trattamento dei tumori cerebrali e, accanto all’attività clinica e il reparto si è progressivamente impegnato in attività di ricerca nell’ambito della neurochirurgia oncologica e della neuro-oncologia. Siamo convinti che nei reparti dove si fa ricerca clinica migliora anche la qualità della cure».

Che tipo di collaborazioni avete attivato?

«Sono state avviate importanti collaborazioni scientifiche a livello nazionale e internazionale, sia attraverso la partecipazione a sperimentazioni cliniche sia mediante progetti di ricerca traslazionale. In particolare, la Neurochirurgia è attivamente coinvolta nelle principali reti scientifiche e formative nazionali e regionali, tra cui la Società Italiana ed Europea di Neurochirurgia, l’Associazione Italiana ed Europea di Neurooncologia, le Neuroscienze Toscane».

Quali studi avete avviato recentemente?

«Negli ultimi anni sono state avviate sperimentazioni cliniche, tra cui uno studio coordinato dall’Istituto Oncologico Veneto dedicato ai pazienti affetti da meningiomi recidivi di secondo grado e una sperimentazione clinica internazionale su approcci innovativi per pazienti affetti da recidiva di glioblastoma. Parallelamente, sono stati sviluppati studi di biologia molecolare delle neoplasie gliali e sui marcatori circolanti, grazie alla collaborazione con la Fondazione Pisana per la Scienza, sotto la guida della dottoressa Chiara Mazzanti e con il contributo del dottor Francesco Pasqualetti. Nell’avvio di questi studi è stata fondamentale la collaborazione del Dipartimento oncologico diretto dal dottor Giacomo Allegrini e della task force aziendale per gli studi clinici».

Oggi qual è la frontiera nella cura dei tumori cerebrali?

«È rappresentata dall’integrazione delle tecnologie più innovative in un percorso multidisciplinare, in cui informazioni cliniche, radiologiche, molecolari e istologiche vengono combinate per migliorare la precisione diagnostica e l’efficacia delle terapie».

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