Il Tirreno

Livorno

Violenza sulle donne

Follia a Livorno, massacra di botte la compagna incinta e le rompe uno zigomo: arrestato

di Stefano Taglione
Il carcere delle Sughere (foto d'archivio)
Il carcere delle Sughere (foto d'archivio)

Il venticinquenne livornese avrebbe continuato a picchiarla pure a terra mentre lei era priva di sensi. Tutto è accaduto il 22 febbraio scorso, dopo mesi di violenze secondo la vittima. Ora il giovane è in carcere: «Andrò in galera, te intanto vai all’ospedale», le avrebbe detto prima di colpirla

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LIVORNO. Avrebbe insultato, minacciato e aggredito più volte la compagna nel corso dei mesi, fino all’episodio più grave avvenuto tre settimane fa, quando la donna – incinta di un bambino – è finita al pronto soccorso con uno zigomo fratturato: «Tanto vado in galera, ma te intanto vai in ospedale», le avrebbe detto il fidanzato prima di colpirla, inveendo pure con pugni al volto mentre era sul pavimento priva di sensi.

Per questo un venticinquenne livornese – Il Tirreno omette il suo nome per preservare l’identità della vittima delle presunte violenze – è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate. Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno su richiesta della pm Ezia Mancusi al termine degli accertamenti della Squadra mobile della polizia di Stato, coordinata dal vicequestore Riccardo Signorelli, dopo l’episodio che ha portato la giovane al ricovero. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la relazione tra i due – iniziata nel febbraio dell’anno scorso – sarebbe stata segnata fin dall’inizio da tensioni, litigi e comportamenti aggressivi. Dalle dichiarazioni raccolte durante le indagini emergerebbe infatti un clima di violenza verbale e psicologica che nel tempo sarebbe diventato sempre più pesante.

Il venticinquenne, spesso in stato di alterazione dovuto all’assunzione di alcolici e sostanze stupefacenti, avrebbe rivolto alla compagna insulti e offese ripetute, arrivando in più occasioni a minacciarla e a controllare il suo telefono cellulare per gelosia. Secondo quanto appurato, in almeno due circostanze – l’estate scorsa e alla fine dell’anno – l’uomo avrebbe distrutto il telefono della compagna dopo aver letto alcuni messaggi, danneggiandolo fino a renderlo inutilizzabile. Episodi che, secondo l’accusa, rientrerebbero in un quadro più ampio di comportamenti vessatori e intimidatori.

La donna avrebbe più volte tentato di interrompere la relazione, esasperata dalle continue discussioni e dagli atteggiamenti aggressivi del compagno. In un’occasione, quando lei aveva manifestato la volontà di lasciarlo, l’uomo avrebbe reagito minacciando gesti estremi nei propri confronti («Se mi lasci mi ammazzo») per impedirle di allontanarsi, arrivando anche – dopo aver paventato l’ipotesi di gettarsi dal quarto piano di un palazzo – a procurarsi delle ferite superficiali alle braccia e alle gambe con un coltello. La situazione sarebbe progressivamente degenerata fino all’episodio più grave, avvenuto il 22 febbraio scorso. Quel giorno una volante della polizia di Stato è intervenuta all’ospedale dopo la segnalazione dei sanitari che avevano soccorso una donna incinta con evidenti lesioni al volto.

In un primo momento la vittima avrebbe parlato di una caduta accidentale durante una lite con il compagno. Tuttavia, nelle successive dichiarazioni rese agli investigatori della Squadra mobile, la giovane ha raccontato di essere stata aggredita durante una discussione particolarmente violenta. Secondo la ricostruzione giunta in procura, l’uomo l’avrebbe spinta facendola cadere a terra e, dopo che aveva perso i sensi, l’avrebbe colpita ripetutamente al volto.

L’aggressione avrebbe provocato una sospetta frattura dello zigomo, con una prognosi di 30 giorni. Le lesioni riscontrate dai medici sono state ritenute compatibili con il racconto fornito successivamente agli investigatori. Nel corso dell’indagine la vittima ha anche manifestato timore per la propria sicurezza, chiedendo di essere collocata in protezione per il rischio di ulteriori aggressioni. Un elemento che, insieme alla gravità dell’episodio e alla presunta reiterazione delle violenze nel tempo, è stato valutato dal giudice nell’analisi delle esigenze cautelari.

Nell’ordinanza il giudice per le indagini preliminari sottolinea come le dichiarazioni della persona offesa siano state ritenute coerenti e attendibili, anche alla luce dei riscontri oggettivi emersi nel corso delle indagini, a partire dalla documentazione sanitaria relativa alle lesioni subite. Il gip ha inoltre evidenziato il rischio concreto che l’indagato – difeso dall’avvocata Alessandra Natale – possa tornare a compiere comportamenti violenti, considerando le modalità dei fatti contestati e la personalità, descritta come particolarmente aggressiva e aggravata dall’uso di alcol e sostanze stupefacenti. Per questi motivi è stata ritenuta necessaria la custodia cautelare in carcere, considerata l’unica misura in grado di prevenire ulteriori episodi di violenza. L’uomo si trova ora alle Sughere.

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