Immobiliaristi, balneari e terminalisti di Livorno al top nel rapporto utile-fatturato
La classifica delle aziende più redditizie. I Bagni Roma in cima alla graduatoria, con profitti superiori a un terzo dei ricavi dichiarati nel 2024. Bene anche i Portuali, Fratelli Neri, i ristoranti “Oscar” e “Via di Guinceri”, ma in testa c’è un’azienda elettrica
LIVORNO. Due aziende con l’utile più alto rispetto al fatturato che guidano la classifica. E un comparto, quello della compravendita immobiliare, che da questo punto di vista si conferma sugli scudi. Il Tirreno pubblica la quarta puntata della graduatoria delle aziende più ricche di Livorno, Collesalvetti e Capraia: stavolta viene stilata in base al rapporto utile/fatturato, ovvero analizzando i guadagni realizzati nell’ultimo bilancio pubblicato, quello del 2024, rapportati ai ricavi. Un rapporto, è bene ricordarlo, che non fotografa soltanto la quantità del giro d’affari generato, ma soprattutto la capacità di trasformare i fatturati in profitto.
Le prime posizioni
In cima alla classifica si colloca Progetto Energia, società livornese attiva nella produzione di energia elettrica, che fa segnare un dato fuori scala: un rapporto utile/fatturato superiore al 500%. Con un utile di 2.305.283 euro a fronte di un fatturato di 435.479, si conferma come la realtà più profittevole del territorio. Al secondo posto troviamo Stetel Immobiliare, sede in via di Franco e specializzata – come suggerisce la denominazione – nella compravendita di immobili. Anche in questo caso il dato è significativo: un rapporto utile/fatturato che supera il 200%, con quasi 600mila euro di utile su poco più di 280mila euro di ricavi. Il settore immobiliare, pur attraversando una fase di trasformazione, continua dunque a garantire margini elevati per le realtà più strutturate e capaci di intercettare le giuste opportunità di mercato. Scorrendo la graduatoria emerge con forza la centralità di questo settore, come da tradizione. Anche negli anni scorsi, infatti, ciò era stato evidenziato. Tra le prime posizioni figurano infatti anche società come “G.G.”, anch’essa attiva nella compravendita di immobili e con sede in via delle Cateratte, che chiude il 2024 con un utile di oltre 850mila euro e un rapporto utile/fatturato vicino all’80%. Un segnale chiaro di come il mattone, soprattutto se legato a operazioni mirate e a una gestione oculata, continui a rappresentare un pilastro dell’economia locale. Accanto al “real estate”, trovano spazio altri settori strategici. È il caso di Prodalim Italia, azienda che opera nel commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, con sede nella zona industriale labronica. L’impresa supera i 770mila euro di utile su un fatturato di poco superiore al milione, dimostrando come anche il comparto agroalimentare e della distribuzione possa garantire ottimi margini se supportato da una filiera efficiente. Tra le realtà più interessanti figura anche Spil Strategic Contract Logistic, attiva nello sviluppo portuale. Con quasi un milione di euro di utile e un fatturato attorno a 1,5 milioni, rappresenta bene il legame profondo tra l’economia livornese e il porto, che resta uno dei principali motori di crescita del territorio, come evidenziato anche dalla classifica assoluta pubblicata a fine anno, che vede primeggiare proprio le imprese legate al nostro scalo. Logistica, servizi portuali e attività connesse continuano a generare valore e occupazione, insomma, confermando la vocazione storica della città.
La metodologia
La classifica proposta dal Tirreno elenca le prime cento imprese con sede a Livorno, Collesalvetti e Capraia secondo il rapporto utile/fatturato fra il 2024 e il 2023, gli ultimi due bilanci pubblicati in Camera di commercio. Alcune aziende possono non figurare nella lista, e quindi non essere state prese in esame dalla comparazione, se gli ultimi consuntivi non sono ancora stati caricati sul sito Registroaziende.it o se il tipo di società non viene preso in considerazione dal portale che le raggruppa, rendendole disponibili a tutti per la consultazione (le “sas”, le società in accomandita semplice, non sono ad esempio incluse). In alcuni casi il rapporto può essere fuori scala, ad esempio i guadagni possono essere superiori ai ricavi. Ciò può accadere per varie ragioni, ad esempio per eventuali acquisizioni che non possono essere certo esplicitate nei numeri pubblicati dal portale specializzato ed elaborati dal Tirreno.
I “big”
Fra i “big”, in cima alla classifica, troviamo Gas & Heat della famiglia Evangelisti – attiva nella realizzazione di impianti e serbatoi a bordo delle navi che utilizzano gas criogenici – con un rapporto utile/fatturato del 51,99%: guadagni per 4.207.558 euro su un ricavato di 8.092.952. Anche Feralco, grossista di prodotti chimici e industriali, brilla: terza azienda più ricca del territorio, in questo caso è diciannovesima: a fronte di un giro d’affari di 28.136.754 euro, ha un profitto di 9.090.544, quasi un terzo. Dato simile per la Compagnia portuale, guidata dal presidente Enzo Raugei, con guadagni per 2.979.713 su un fatturato di 9.605.892. Come ha spiegato Raugei al Tirreno qualche giorno fa, in occasione della prima puntata della graduatoria, la cooperativa di via San Giovanni affianca a un’ottima gestione, anche le buonissime performance delle società controllate, fra le quali Cilp, la Compagnia imprese lavoratori portuali, posseduta per il 50% (l’altra parte è del Gruppo Neri, del presidente di Confindustria locale Piero Neri). Cilp, in questa classifica, compare eccome: è settantesima, con un rapporto del 13,94% (5.526.332 su 39.657.879). Nello stesso ambito bene Porto 2000 di Msc-Gruppo Moby, guidata dal presidente Matteo Savelli, con un rapporto del 20,7%, 3.930.645 su 18.987.763. Il porto, insomma, si conferma molto alto nei profitti. Non è, comunque, una novità, visto che è stato così anche negli ultimi bilanci aziendali. Benissimo anche “Fratelli Neri”, già in cima alla graduatoria assoluta, con 10.663.951 di guadagni a fronte di 43.106.951 di ricavi (il 24,74%). L’Impresa Tito Neri, invece, è più in alto, con un rapporto del 31,29%, 1.337.766 su 4.276.040 euro. Sempre del gruppo del Cavaliere del lavoro, ecco Neri Depositi Costieri, al 25,6% (4.492.412 su 17.549.394). Marterneri, controllata dal 2020 da F2i Holding Portuale e anch’essa fra le società più ricche del territorio, si attesta al 12,23%: 6.629.255 euro di utili e un fatturato complessivo di 54.192.486. Fra i “big” bene anche Evergreen Shipping Agency – di proprietà per il 55% di Peony Investment e per il 45% da Sofimar – con un rapporto del 14,41% e in sessantaquattresima posizione: 1.298.350 su 9.012.935 euro.
Bene i bagni
Benissimo vanno i Bagni Roma: lo stabilimento balneare di Antignano della famiglia Picchi, infatti, è in quindicesima posizione: guadagni per 335.610 euro a fronte di un giro d’affari di 964.169, il 34,8%. Le “Onde del Tirreno”, ovvero gli ex Pejani, sono poco sotto: rapporto del 23,88%, guadagno 223.424 euro e fatturano 935.747. Fuori dalla classifica invece i Bagni Pancaldi e Acquaviva, del patron Piero Bonaventura, che a fronte di un utile comunque considerevole (123.395 euro) in base al bilancio 2024 hanno movimentato 2.449.063 euro. Risultato: una percentuale del 5,04, con il centosessantesimo posto in questa speciale graduatoria.
Le altre
Si conferma centrale il ristorante “Via di Guinceri” di Vicarello – titolare la chef Cristina Fagiolini, Fabrizio Moccia cura invece le pubbliche relazioni – grazie a un rapporto utile/fatturato del 13,42%, 191.391 su 1.425.851 euro. Fa meglio addirittura del terminal Lorenzini & C (Msc), che si “ferma” al 13,14%, sebbene con cifre imparagonabili: 3.508.382 euro su un giro d’affari di 26.698.528. Meglio di “Via di Guinceri”, nel settore della ristorazione, “Oscar” di via Franchini di Marco Mantovani: 14,01%, grazie a guadagni per 150.098 euro su 1.071.500 di ricavi. Ottima performance di Tre Erre Communications dell’imprenditore Riccardo Rossato, sede in piazza Attias, con il 40,59% (71.937 su 177.239), in quattordicesima piazza. Bene anche Cassa Oro di via Garibaldi, con il 25,17%: 575.098 su 2.284.626 euro. Numeri ottimi anche per l’impresa di costruzioni Abate: 11,89%, 1.865.281 su 15.686.360 euro. Ennesima discreta performance per i Padri Trinitari, quest’anno entrati per la prima volta nella “top 200” delle aziende con gli utili più alti e anche fra le prime cento per crescita annuale in base agli ultimi due bilanci ufficiali. Anche sul rapporto utile/fatturato, l’impresa sociale attiva nell’accoglienza dei rifugiati nel centro di via di Sant’Anna, nel quartiere della Venezia, raggiunge risultati notevoli: ottantaseiesima posizione, con un rapporto dell’11,86%, 194.869 euro su 1.642.446. L’istituto religioso precede “Elife Project”, l’azienda di servizi di progettazione di ingegneria integrata, che con 221.603 euro di utili su un giro d’affari di 1.899.505 (l’11,67%) è ottantottesima. La società, parte del Gruppo Ies dell’imprenditore livornese Riccardo Citi e fondata nel 2021 da quest’ultimo e dall’imprenditore Gabriele Daini (pisano di 40 anni che ne è socio attraverso la Daini Holding) offre soluzioni energetiche personalizzate per case e aziende, seguendo ogni fase del processo, dalla progettazione alla realizzazione.