«Tasse dei clienti non versate», maxi-sequestro a un ragioniere di Livorno: chi è
Indagato per dichiarazione infedele un noto tributartista di 55 anni. La guardia di finanza gli ha sequestrato lo studio e sette case, di cui due all’Abetone. La difesa: «Non si tratta di compensi non fatturati e le imposte le stava saldando a rate». In passato è stato già assolto dall'esercizio abusivo della professione di commercialista: «Iscritto alla "Lapet"»
LIVORNO. Non avrebbe versato parte delle imposte che i suoi assistiti, rivolgendosi a lui in qualità di tributarista, gli avrebbero affidato. Anche se agli inquirenti ha spiegato che le avrebbe rateizzate, senza intascarsi alcunché e provvedendo, nel tempo, a rispettare tutti gli impegni presi. Così, la guardia di finanza – dopo una verifica fiscale sul suo conto corrente e l’analisi dei bonifici incassati dai clienti – gli ha intimato di pagarci le tasse, considerandoli onorari non fatturati e denunciandolo per dichiarazione infedele ed esercizio abusivo della professione. Ma non solo: le fiamme gialle gli hanno sequestrato anche una somma equivalente a circa 530mila euro, secondo l’accusa quanto dovuto al fisco, fra denaro depositato in banca (circa 50mila euro) e otto immobili: sei a Livorno, fra cui la casa e lo studio professionale, e due sulla Montagna Pistoiese, nel comune di Abetone Cutigliano.
L’accusa
Al centro dell’inchiesta dei militari diretti dal colonnello Gianluca Forcina il contabile livornese di 55 anni Luca Giusti, iscritto all’Associazione nazionale tributaristi e con lo studio in città. Il professionista – difeso dall’avvocato Danilo Adoncecchi e molto conosciuto a Livorno – in passato è stato assolto dal reato di esercizio abusivo della professione, non è infatti mai stato iscritto all’Ordine dei commercialisti, e in appello prescritto da un’accusa di appropriazione indebita. Ritiene, fra l’altro, che per esercitare la sua attività l’albo al quale è affiliato sia quello corretto e mai, ai suoi assistiti, si sarebbe spacciato come commercialista. L’indagine del nucleo di polizia economico-finanziaria delle fiamme gialle, diretto dal settembre scorso dal maggiore Michele Filomena, è partita da un’analisi sul tenore di vita del professionista, a giudizio degli inquirenti incompatibile con i redditi dichiarati. Da lì, poi, la verifica sul conto corrente, dove sarebbero emerse somme non fatturate, che Giusti ritiene essere tasse da versare a rate per conto dei suoi clienti. Le fiamme gialle, però, in assenza di documenti giustificativi non gli hanno creduto, equiparandole a onorari da tassare e indagandolo per i due reati già lo scorso luglio, su delega del sostituto procuratore Niccolò Volpe, il titolare del fascicolo. «A fronte dei bonifici ricevuti dai clienti, quantificati in oltre 1,4 milioni di euro – spiegano in una nota i finanzieri – affinché provvedesse per conto loro al pagamento delle imposte, ha versato all’erario solo 127mila euro, utilizzando la parte rimanente per scopi personali».
Il ricorso
Lo scorso novembre c’è stato il sequestro preventivo degli immobili e delle somme, fino all’importo che – secondo gli investigatori, i quali ritengono che dovrebbe anche essere iscritto all’Ordine dei commercialisti – se le accuse venissero confermate dovrebbe poi versare al fisco, circa 530mila euro fra Iva e sanzioni. Gli immobili di sua proprietà, ai fini del calcolo dell’importo “congelato”, vengono quantificati sulla base del valore catastale, generalmente assai più basso rispetto a quello reale relativo al mercato immobiliare. Adoncecchi ha presentato ricorso al tribunale del riesame, che a metà dicembre si è espresso, rigettandolo. Le motivazioni, tuttavia, arriveranno fra circa un mese, visto che i giudici si sono riservati di depositarle entro i 45 giorni dal momento della pronuncia. Non c’è alcuna ipotesi di truffa nel procedimento penale, visto che vengono contestati i reati di dichiarazione infedele ed esercizio abusivo della professione. L’indagine è chiaramente ancora in corso e i militari stanno proseguendo le attività.
La difesa
«Gli importi che vengono contestati dalla guardia di finanza – spiega il suo legale, Danilo Adoncecchi – sono somme che il mio assistito ha ricevuto dai propri clienti per il pagamento delle imposte e non si tratta di compensi non fatturati e siamo certi che nel processo si potrà fare completa chiarezza. Peraltro, si tratta di somme ingenti versate da pochi clienti e ben superiori a quelle che sono le tariffe professionali, il che già di per sé smentisce che possa trattarsi di compensi. Quanto alla contestazione dell’esercizio abusivo della professione, il mio assistito è regolarmente iscritto alla “Lapet” (l’Associazione nazionale tributaristi ndr) quale tributarista e dunque è legittimato all’esercizio della professione, tanto è vero che già in passato è stato assolto per la medesima contestazione».
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