Il Tirreno

Il caso

In malattia (dito rotto) gioca a padel: licenziata dal supermercato, ma il giudice annulla tutto

di Redazione web
In malattia (dito rotto) gioca a padel: licenziata dal supermercato, ma il giudice annulla tutto

Per il tribunale è illegittimo il provvedimento disciplinare nei confronti di una lavoratrice cinquantenne: la motivazione e il punto cruciale chiarito dalla sentenza

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FERRARA. Assente dal lavoro per un infortunio, ma sorpresa a giocare a padel con gli amici. Una situazione che, a prima vista, farebbe pensare a un licenziamento immediato. E invece il Tribunale di Ferrara ha ribaltato tutto: illegittimo il provvedimento disciplinare nei confronti di una lavoratrice cinquantenne, con trent’anni di carriera senza precedenti negativi.

I fatti

La donna, caporeparto in un supermercato di Occhiobello, in Veneto, si era infortunata a inizio 2024 riportando la frattura di un dito. Durante il periodo di malattia è stata però vista giocare a padel in una palestra. L’azienda, venuta a conoscenza dell’episodio, ha avviato un procedimento disciplinare culminato nel licenziamento.

La lavoratrice ha deciso di impugnare il provvedimento, ritenendolo sproporzionato, anche perché l’attività sportiva si era svolta fuori dall’orario della visita fiscale.

La decisione del giudice

Il tribunale ha dato ragione alla dipendente, almeno in parte. Il licenziamento è stato dichiarato illegittimo, ma senza reintegro. Al suo posto, il giudice ha stabilito un risarcimento pari a 18 mensilità. Determinanti due elementi: la partita di padel si è svolta fuori dalle fasce di reperibilità e, soprattutto, non ha compromesso il percorso di guarigione. Inoltre, il provvedimento espulsivo è stato considerato eccessivo rispetto alla condotta, anche alla luce della lunga carriera senza macchie.

Il confine tra malattia e tempo libero

La sentenza chiarisce un punto cruciale: non è vietato svolgere attività nel tempo libero durante la malattia, purché non si violino obblighi specifici. Ciò che conta è la compatibilità tra l’attività svolta e la patologia dichiarata. Se lo sport non rallenta la guarigione né contraddice la diagnosi medica, non può essere automaticamente motivo di licenziamento.

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