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Nuova tassa sui pacchi: alcuni acquisti online costeranno di più – Come funziona

di Redazione web

	Nuova tassa sui pacchi
Nuova tassa sui pacchi

La riscossione avviene direttamente in dogana, nel momento in cui la merce viene immessa in libera pratica

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Con l’inizio del 2026 è entrata in vigore una delle novità più discusse della legge di bilancio: la tassa sulle piccole spedizioni provenienti da Paesi extra‑Ue. L’imposta, fissata a 2 euro per ogni pacco di valore dichiarato non superiore a 150 euro, riguarda tutte le merci importate da Stati non appartenenti all’Unione europea. A chiarire modalità e soggetti coinvolti sono state due circolari dell’Agenzia delle Dogane, pubblicate tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.

A chi si applica la nuova imposta

Secondo le indicazioni dell’Agenzia, la tassa colpisce tre tipologie di spedizioni:

  • acquisti online destinati ai consumatori finali (le classiche transazioni e‑commerce B2C);
  • invii rivolti ad operatori commerciali, sia tramite marketplace sia tramite fornitori esteri;
  • pacchi spediti da un privato a un altro privato, anche quando non contengono beni commerciali.

Il requisito è uno solo: valore dichiarato sotto i 150 euro e provenienza da Paesi terzi. La riscossione avviene direttamente in dogana, nel momento in cui la merce viene immessa in libera pratica.

Chi deve pagare: il ruolo del “dichiarante”

La normativa individua nel “dichiarante” il soggetto obbligato al versamento. Si tratta della persona – fisica o giuridica – che presenta la dichiarazione doganale e che quindi gestisce tutte le formalità necessarie per l’importazione. Può essere il proprietario della merce oppure un rappresentante incaricato. Per agevolare l’adeguamento dei sistemi informatici e delle procedure operative, l’Agenzia delle Dogane ha previsto un periodo transitorio fino al 28 febbraio 2026. Dal 1° marzo scatterà invece il regime definitivo, con l’obbligo di seguire le istruzioni tecniche pubblicate sul portale istituzionale.

L’impatto sugli acquisti online

La nuova tassa riguarda anche – e soprattutto – gli acquisti effettuati su piattaforme extra‑Ue molto diffuse tra i consumatori italiani. Ordini provenienti da marketplace come Temu, Shein o Aliexpress, tutti con sede in Cina, saranno automaticamente soggetti ai 2 euro aggiuntivi, che si sommeranno a Iva e costi di spedizione. In pratica, ogni pacco sotto i 150 euro proveniente da Paesi non europei subirà un aggravio fisso, indipendentemente dal valore dell’articolo acquistato.

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