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Economia e litorale

Spiagge all’asta in Versilia, i balneari ora confidano nel Tar e nel decreto Salvini: perché l’ultimo vertice non è stato il “solito” incontro «tecnico»

di Angelo Petri
Un momento dell'incontro
Un momento dell'incontro

Gli avvocati della categoria spiegano: «C’è un cambio di rotta favorevole nelle ultime sentenze»

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FORTE DEI MARMI. Non è stato il solito incontro tecnico quello tra i balneari che si sono dati appuntamento domenica mattina, 18 gennaio, negli spazi della Società di mutuo soccorso.

L’incontro

Davanti a una platea affollata di concessionari provenienti da tutta la Versilia, gli avvocati Vincenzo De Michele e Gabriella Guida, insieme alla dottoressa Michela Guidi, hanno delineato quello che è a loro giudizio è un vero cambio di rotta giurisprudenziale che potrebbe riscrivere il futuro delle imprese balneari. Nel frattempo, si attende l’annunciato decreto sugli indennizzi che il ministro Matteo Salvini ha promesso alcuni giorni fa come “panacea” in vista delle prossime aste delle spiagge. Premettendo, però, che l’Europa ha messo molti paletti: il che dovrebbe far quantomeno sospettare i balneari che il decreto non sarà affatto così positivo come ci si aspetta.

Le tematiche

Al centro del dibattito di domenica, l’onda d’urto prodotta dalle ultime sentenze del Tribunale amministrativo regionale di Firenze depositate tra il 14 e il 16 gennaio che – a detta dei legali organizzatori dell’incontro – «forniscono una precisa chiave di lettura dell’intera vicenda delle concessioni balneari più in linea con la nuova giurisprudenza del Consiglio di Stato, che si è orientata nel senso di escludere le concessioni balneari dal campo di applicazione della Bolkestein e dalle procedure di evidenza degli appalti pubblici (tesi sostanzialmente opposta a quanto affermano altri avvocati sulla base di varie sentenze, ndr), compreso il project financing e gli atti formali, per tornare alle regole del Codice della navigazione e della stabilità a tempo indeterminato dei rapporti concessori in corso».

Il Tar – è stato affermato nell’incontro – «evidenzia che la competenza in materia non è del giudice amministrativo ma del giudice ordinario, in quanto il rapporto concessorio di beni pubblici, una volta iniziato, è di tipo privatistico con le parti su un piano di parità in base a quanto statuito nel titolo concessorio. Pertanto nessun giudice può decidere di risolvere anticipatamente una concessione, ma solo l’autorità concedente in caso di revoca per inadempimento o uso pubblico diverso o decadenza».

In altre 4 sentenze depositate il 16 gennaio – sempre secondo gli organizzatori dell’incontro – «il Tar è ancora più chiaro e giustifica il comportamento dei Comuni di Viareggio e Camaiore che non hanno completato le procedure di evidenza pubblica immediatamente pretese dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, perché non vi è nessun automatismo sulla scadenza delle proroghe al 31 dicembre 2023 e il quadro legislativo incerto anche sugli indennizzi non consente di procedere alle gare».

Si profila dunque un ritorno alle regole del Codice della navigazione e alla stabilità del rapporto concessorio, superando l’automatismo delle scadenze in un quadro legislativo ancora incerto, specialmente sul tema indennizzi? «Dopo la storica sentenza “Maitò” del 2025, la giurisprudenza toscana – ha concluso Michela Guidi – si conferma all’avanguardia nella tutela del diritto alla stabilità d’impresa, prospettando un ritorno a quel regime giuridico solido che già la legge 88/2001 considerava pilastro fondamentale per gli investimenti sul demanio».

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