Ilaria Sula trovata morta in una valigia: «Uccisa dall’ex con i genitori in casa». L’ultimo appello, le indagini e la confessione choc
Della studentessa universitaria di Scienze statistiche si erano perse le tracce dal 25 marzo: l’allarme era stato lanciato dalle coinquiline
ROMA. Troppi indizi portavano all’ex e, dopo la mezzanotte, la polizia lo ha portato in questura. Sotto il “fuoco” incrociato delle domande degli investigatori, il femminicida è crollato e ha confessato il delitto. Poi, dopo la confessione parziale, ha condotto la polizia e il sostituto procuratore di turno sul crepaccio di Monte Guadagnolo, nel comune di Capranica Prenestina, in provincia di Roma, dove si era disfatto del cadavere della sua ex gettandolo dal crinale dopo averlo parzialmente infilato nel trolley. Almeno sei, di cui alcune sferrate agli organi vitali, le ferite che ha contato il medico legale sul corpo di Ilaria Sula, la studentessa universitaria di Scienze statistiche, di cui si erano perse le tracce dal 25 marzo scorso.
Secondo il dottore la morte risalirebbe ad almeno 48 ore prima dal ritrovamento e quindi tra domenica 30 e lunedì 31 marzo. Il cerchio degli inquirenti, si era stretto attorno a Mark Antony Samson, lo studente di architettura di 23 anni, ex fidanzato della vittima, già da qualche giorno, da quando la polizia aveva messo sotto intercettazione il suo telefono. Il delitto, secondo quanto ricostruito dalla polizia della questura di Roma, sarebbe avvenuto dentro casa di Samson, mentre c’erano anche i genitori che però non si sarebbero accorti di nulla. La loro posizione è comunque al vaglio della procura. Infatti anche la scena del crimine sarebbe stata ripulita e per trasportare il corpo è stata utilizzata l’automobile dei genitori.
Il femminicida, i giorni dopo la scomparsa di Ilaria, aveva preso il telefono cellulare della ragazza, originaria di Terni, e aveva messaggiato e usato social facendosi passare per Ilaria. Un piano diabolico, premeditato secondo chi indaga, nei minimi particolari. Mark è un vero insospettabile, a guardarlo in foto sembra un giovane dal volto pulito e dall’animo tranquillo, uno di cui nessuno avrebbe immaginato che potesse commettere un femminicidio. Ventitreenne di origini filippine, è uno studente della facoltà di Architettura e lavorava part-time in un McDonald’s. Trascorreva il suo tempo tra gite in bicicletta ed escursioni in montagna, motivo per cui conosceva bene la zona impervia, in provincia di Roma, dove si è poi disfatto del cadavere di Ilaria Sula.
La vittima invece, residente a Terni in Umbria, abitava a Roma in via Tiburtina, a San Lorenzo, ed era di origine albanese. Erano state le sue coinquiline, con le quali condivideva un appartamento, a lanciare l’allarme della sua scomparsa. Sui social, subito dopo che era svanita nel nulla, erano stati diffusi gli appelli: «Occhi chiari, sorriso sincero, una ragazza semplice», la sua descrizione, accanto a peso e altezza. Sula era uscita di casa senza portare nulla con sé, segno che probabilmente non aveva intenzione di rimanere fuori a lungo. La procura potrebbe contestare già da domani (3 aprile) al femminicida le aggravanti della crudeltà e della premeditazione.