Il Tirreno

Grosseto

Il maxi raggiro

Grosseto, finti carabinieri rubano 150mila euro di gioielli a un anziano: operazione lampo dei carabinieri – «Mio padre è sotto choc»

di Elisabetta Giorgi

	Le decine di scatoline di gioielli dell’anziano, custodite in cassaforte e che un falso carabiniere ha convinto a tirare fuori per poi svuotarne il contenuto
Le decine di scatoline di gioielli dell’anziano, custodite in cassaforte e che un falso carabiniere ha convinto a tirare fuori per poi svuotarne il contenuto

Finto maresciallo suona a casa di un 82enne, entra e lo convince ad aprire la cassaforte. I carabinieri inseguono i responsabili e recuperano la refurtiva

5 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. «Il falso carabiniere si è presentato a casa di mio padre 82enne e l’ha convinto ad aprire la cassaforte e a tirar fuori 30-40 scatoline piene di gioielli, per poi svuotarle dentro una scatola più grande. Poi è fuggito. Babbo è ancora sotto choc», racconta il figlio del derubato.

Valore stimato della refurtiva, circa 150mila euro di preziosi di famiglia; tre generazioni di ricordi tra collane, braccialetti, orecchini, spille, brillanti. Un valore inestimabile dal punto di vista affettivo. Tutto poi fortunatamente recuperato grazie ai carabinieri che hanno inseguito, bloccato, identificato i responsabili in tempo record tanto che il figlio oggi, raccontando il bruttissimo episodio, tiene a ringraziare il Norm dell’Arma «per la bravura, la professionalità, la sensibilità dimostrate».

La truffa

Il figlio Massimo (nome di fantasia) racconta tutto al Tirreno chiedendo l’anonimato in quanto la famiglia è ancora profondamente scossa. La foto che pubblichiamo parla chiaro: c’è un tavolo completamente pieno di scatolette vuote, «è tutto ancora difficile da credere».

Il bruttissimo episodio è successo in zona stadio intorno alle 11 di martedì mattina (14 luglio), ovvero due giorni fa. «Mio padre ha 82 anni, è pensionato, vedovo dal 2023, ha un solo figlio: me», racconta Massimo. «Squilla il telefono fisso, babbo risponde. All’altro capo parla un uomo che fa: “siamo i carabinieri” del comando di Grosseto e gli inventa tutta una storia, alla quale lui sul momento crede. Gli dice che la targa della sua auto sarebbe stata coinvolta in un furto avvenuto la settimana precedente ai danni di una gioielleria cittadina; spiega che i gioielli rubati potrebbero essere quelli custoditi in casa e che i carabinieri devono verificarlo; il tono è rassicurante: “Sappiamo che lei non è responsabile del furto, dobbiamo solo fare alcuni controlli”...». Una modalità peraltro assurda, perché nel caso in cui l’anziano fosse stato davvero sospettato di un furto, nessuno lo avrebbe certo avvisato dell’imminente controllo.

In ogni caso: mentre l’82enne è al telefono qualcuno suona il campanello di casa. L’anziano va al citofono e da sotto una voce maschile risponde. «Sono il maresciallo dei carabinieri».

L'allarme

L’anziano apre. «Si presenta un ragazzo che dice di essere appunto un maresciallo dei carabinieri; è veramente molto giovane. Così mio padre si ritrova con un falso militare al telefono e un altro davanti a sé, nel salotto di casa. Il carabiniere al telefono gli dice: è arrivato a casa sua il mio collega per verificare i gioielli, poi li porterà in caserma dove c’è già suo figlio – cioè io – per accertare che siano di famiglia. Sempre suo figlio glieli riporterà a casa. Mio padre, che ha sempre avuto una grande fiducia nei carabinieri, purtroppo sul momento ci casca. All’inizio consegna due-tre scatoline, ma il “maresciallo” insiste e gli dice che non bastano, vuole vedere anche le altre. Con tono concitato lo convince ad aprire la cassaforte che si trova in taverna; babbo e finto maresciallo scendono insieme al piano di sotto e mio padre tira fuori tutte le scatole, una trentina o quaranta; le mette sul tavolo (v. foto sopra). L’uomo le apre una a una e ne svuota il contenuto in una scatola più grande, quella che già le conteneva dentro la cassaforte, poi se ne va. Quando mio padre capisce che qualcosa non torna prova a fermarlo, ma lui lo scansa con una lieve spinta e fugge via».

L’anziano tenta subito di chiamare il figlio sul cellulare ma per almeno mezz’ora non riesce a contattarlo; anche il 112 sembra irraggiungibile. «Non so come sia stato possibile – racconta Massimo – ma ogni volta la telefonata finiva sulla stessa linea del falso carabiniere che aveva tenuto mio padre impegnato al telefono per circa 40 minuti. Solo dopo parecchio tempo babbo è riuscito a mettersi in contatto con me, ed era disorientato, confuso, sotto choc. Tra l’altro il falso militare lo aveva pure tempestato di domande: gli ha chiesto se lui fosse solo in casa, se avesse armi…».

L'inseguimento e il recupero dei gioielli

Quando finalmente il pensionato riesce a dare l’allarme, sul posto arrivano carabinieri e polizia con la volante e la scientifica. Raccolto il racconto le indagini partono subito; nel frattempo la vicenda prende tutt’altra piega per fortuna. «La pattuglia del Nucleo radiomobile dei carabinieri – prosegue il figlio – nota alcune persone sospette nei pressi di un palazzo e, da quanto mi è stato riferito, parte un inseguimento rocambolesco dei carabinieri lungo l’Aurelia, che si conclude nelle campagne tra Rispescia e Alberese. Due persone vengono intercettate e fermate dai carabinieri e durante la perquisizione, nascosti dietro il cassettino dell’auto, saltano fuori tutti i gioielli della nostra famiglia. Ne siamo felici. Gioielli che a questo punto ci saranno restituiti». Gioielli di cui padre e figlio già hanno disposto il trasferimento al sicuro altrove, in totale protezione; in corso anche la messa in sicurezza della casa con allarmi potenti e un sistema di videosorveglianza collegato alle forze dell’ordine.

Il figlio è ancora sconvolto per suo padre ma tiene a ringraziare tramite Il Tirreno i carabinieri del Norm di Grosseto per «l’eccezionale servizio prestato, che è stato davvero encomiabile, svolto con estrema professionalità e sensibilità verso di noi; tra l’altro con rapidità e coraggio visto che le persone sono state inseguite e fermate. L’operazione ci ha fatto recuperare i nostri gioielli, che oltre che di valore sono affetti di famiglia a cui siamo molto legati, essendo di mia madre e mia nonna che non ci sono più».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
L’intervista

Meteo in Toscana, l’ondata calda spiegata da Piovon Troton: l’analisi dell’ingegnere di Massa che spopola sui social

di Barbara Antoni
80 Vespa