Grosseto, mai un’assenza, mai un ritardo: Yassine non ha saltato un’ora di scuola – Il record e le sue ambizioni future
Yassine Moutaouakil, 17 anni ad agosto, è uno studente italiano di origini marocchine che frequenta la seconda E del Polo Tecnologico Manetti Porciatti, nell’indirizzo di meccanica e meccatronica
GROSSETO. È una storia da copertina quella di Yassine Moutaouakil, 17 anni ad agosto, studente italiano di origini marocchine che frequenta la seconda E del Polo Tecnologico Manetti Porciatti, nell’indirizzo di meccanica e meccatronica. Per quanto Yassine sia un ragazzo per sua stessa ammissione «molto timido». Ma con ogni evidenza anche molto determinato. Da copertina, perché al termine dell’anno scolastico 2025-2026 è risultato l’unico studente dell’intero istituto (e probabilmente non solo) a fare zero assenze, zero entrate in classe in ritardo e zero uscite anticipate. Un percorso netto, perfetto, senza la minima sbavatura: 1.056 ore di scuola sulle 1.056 effettive dell’intero anno scolastico.
Le parole della mamma
«Lui è così», spiega la mamma, la signora Aida Kalkouli, operatrice sociosanitaria in forza alla cooperativa Uscita di Sicurezza che vent’anni fa ha raggiunto a Scansano il marito, in Italia sin dal 1996 dove lavora come escavatorista per il Consorzio stabile "Medil", fra le prime 50 realtà italiane nel settore delle costruzioni, ora impegnato nei lavori lungo la Grosseto-Siena. «È sempre andato a scuola, anche quando aveva mal di testa o non si sentiva in forma. Col tempo è maturato molto, soprattutto dall’anno scorso, quando è andato due volte da solo in Marocco. Le scelte le fa da sé su ogni cosa che lo riguarda, dopo aver ascoltato i nostri consigli di genitori. Noi abbiamo la cittadinanza italiana e i nostri figli, Yassine e sua sorella, sono nati qui a Grosseto, anche se viviamo da sempre a Scansano».
La passione per la meccanica e la chimica
Parlandoci, viene subito fuori quanto Yassine nella sua timidezza sia deciso e assennato, con pochi grilli per la testa. «Ho scelto l’indirizzo di meccanica e meccatronica perché mi piace smontare e rimontare i motori - spiega - ma quello che più mi appassiona è la chimica, dove ho la media dell’otto, per avermi fatto scoprire e apprezzare la quale devo solo ringraziare la mia insegnante. Che mi ha sostenuto sin dall’inizio. Ma mi piacciono anche fisica, storia e diritto».
Il futuro
E il futuro? Yassine se lo immagina da insegnante di chimica. «Mi piacerebbe tanto provarci. Studiare all’università. Ora devo pensare a concludere gli studi superiori e poi deciderò». Alla domanda su che cosa lo abbia spinto a non saltare nemmeno un giorno di scuola in tutto l’anno, e perché non è mai entrato in ritardo o uscito di classe in anticipo come spesso fanno molti suoi coetanei, dà una risposta tanto didascalica quanto esaustiva. «Per me è importante approfondire e capire. A scuola ci vado e ci sto volentieri, e sto bene con i miei compagni che mi hanno incoraggiato e stimolato. Per tornare a casa prendo l’autobus successivo, è più importante rimanere in classe».
La soddisfazione della scuola
Anche per questo "approccio" il Polo Manetti Porciatti ha deciso di dare visibilità alla sua storia. «Siamo abituati a valorizzare gli studenti per i risultati, per le competenze acquisite o per i successi ottenuti nei vari ambiti disciplinari - sottolinea orgogliosamente il dirigente scolastico, Angelo Costarella - ma credo che anche la costanza, la serietà e il rispetto degli impegni meritino di essere evidenziati. Quello raggiunto da Yassine è un risultato eccezionale e, per certi aspetti, unico. Avere una casella completamente vuota nelle ore non frequentate al termine di un intero anno scolastico rappresenta una testimonianza concreta di responsabilità e attaccamento alla scuola. È un esempio positivo per tutti i compagni e dimostra come la presenza quotidiana sia uno degli ingredienti fondamentali per costruire il proprio futuro».
«L’Italia un paese bellissimo»
Come i ragazzi della sua generazione, Yassine dice di «non essere interessato tanto alla politica». Di non sentirsi «italiano di seconda generazione», intendendo che si sente italiano a tutti gli effetti. Anche perché dice di non «aver mai percepito di essere discriminato» per l’origine della sua famiglia. «Seguo il calcio, ma non ho una squadra. Non ascolto la musica, né ho profili social dopo che in passato ne ho avuto qualcuno su Instagram». Pensa anche che «l’Italia sia un paese bellissimo»; e con gli «amici compagni di classe mii piace andare in giro e mangiare la pizza». Se fra qualche anno ci sarà un professore Moutaouakil di chimica in un istituto superiore o all’università, non ci sarà da stupirsi.
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