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Grosseto, aggredì il padre che perse l'occhio: la Procura chiede il processo

di Pierluigi Sposato

	I sigilli apposti dalla polizia alla porta dell’appartamento di via Podgora
I sigilli apposti dalla polizia alla porta dell’appartamento di via Podgora

L'uomo morì due mesi dopo. Il 64enne è stato riconosciuto incapace di intendere e volere: ipotesi omicidio preterintenzionale

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GROSSETO. La Procura ha chiesto il processo per Alessandro Tosi, 64 anni, sotto accusa per l’episodio violento del 27 maggio scorso in cui era rimasto gravemente ferito al volto e all’occhio il padre Giuliano, 97 anni, morto poi in una casa di riposo a Orbetello, il 15 luglio. Omicidio preterintenzionale l’ipotesi formulata dal pm. L’udienza preliminare è stata già fissata e si svolgerà fra poco più di un mese. Tosi è assistito dall’avvocato Roberto Cerboni.

La richiesta di processo segue l’esito dell’incidente probatorio, svoltosi ai primi del novembre scorso, al termine del quale Alessandro Tosi era stato dichiarato totalmente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti; era stato accertato anche che non aveva alcuna intenzione di aggredire il padre. Lo avevano stabilito la dottoressa Valentina Bugelli e il dottor Paolo Iazzetta, chiamati dal giudice delle indagini preliminari Marco Mezzaluna a compiere accertamenti rispettivamente di carattere medico legale e psichiatrico.

La dottoressa Bugelli aveva escluso che quella sera nell’appartamento di via Podgora vi fossero stati episodi di violenza volontari da parte di Alessandro nei confronti del padre. Ciò che l’imputato aveva voluto fare era togliere con le mani qualcosa dal volto del padre, perché aveva visto qualcosa sulla pelle di lui. Non era chiaro cosa ci fosse, cosa Alessandro avesse visto, è verosimile che si fosse trattato di un momento di grave disorientamento. La ricostruzione della dinamica attraverso gli accertamenti medico legali aveva escluso la colluttazione, i segni dei graffi che erano rimasti sulla pelle dell’anziano erano risultati compatibili con l’intenzione dichiarata di aver voluto togliere quel qualcosa che il figlio credeva di aver visto sul volto. Le conseguenze vi erano comunque state: ma Alessandro, che voleva bene al padre, non si sarebbe reso conto di quello che stava accadendo, verosimilmente preda di un delirio che si era già manifestato nel corso di quella stessa giornata. Episodio violento e morte erano stati ritenuti collegati: l’aggressione di per sé non fu mortale ma il ricovero e il conseguente allettamento, per una persona di quell’età che aveva poi avuto anche difficoltà per la deambulazione, avevano innescato una serie di complicazioni che avevano portato al decesso.

Tosi era stato arrestato in esecuzione della misura cautelare chiesta dalla Procura di via Monterosa per tentato omicidio (all’epoca il fascicolo era intestato al sostituto procuratore Federico Falco, poi trasferitosi – la titolarietà era quindi passata al collega Mauro Lavra): secondo l’ipotesi iniziale, avrebbe sferrato ripetuti pugni al volto del padre con entrambe le mani, indossando degli anelli, tali da causare la perdita totale del bulbo oculare destro; Giuliano era stato ricoverato al Misericordia con prognosi riservata, l’evento morte sarebbe stato scongiurato quel giorno dal pronto intervento del personale sanitario avvertito da un vicino che quella sera aveva sentito le grida.

Quando era ancora in terapia intensiva, Giuliano Tosi era stato sentito dal pm: aveva cercato di ridimensionare le responsabilità del figlio, spiegando che questi si era messo sopra di lui e che aveva esercitato una pressione molto forte sugli occhi, con le dita. Giuliano aveva anche negato di essere stato preso a pugni: aveva spiegato che il figlio aveva iniziato ad accarezzarlo e che la pressione sugli occhi era iniziata improvvisamente, lui poi era riuscito a sfuggire e a dirigersi verso la porta per chiedere aiuto.

L’accusa iniziale di tentato omicidio che l’aveva portato in carcere era poi diventata omicidio volontario, alla morte di Giuliano. Adesso è stata contestata la preterintezionalità: Alessandro non voleva uccidere, ciò che è avvenuto è stata una conseguenza imprevista, contestuale allo stato in cui l’imputato versava in quei giorni, incapace appunto di intendere e di volere.

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