Il Tirreno

Grosseto

Stalking

Grosseto, prese l’ex per i capelli e la baciò: accusato di violenza sessuale

di Pierluigi Sposato

	Il tribunale di Grosseto
Il tribunale di Grosseto

Il pm ha chiesto una condanna severa: sette anni e mezzo. La Procura ha posto in evidenza che anche l’imputato ha ammesso molte delle circostanze contestate in aula

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GROSSETO. Tutto vero, tutto provato, tutto riscontrato tramite le testimonianze, e anche in parte per ammissione dello stesso imputato. Un quadro così complesso, così continuo e così grave che la Procura ha chiesto una condanna particolarmente pesante: sette anni, sei mesi e 15 giorni sia per stalking, sia – soprattutto – per violenza sessuale. Un bacio sulle labbra non voluto, rubato con violenza, con la lingua, un gesto al quale la giovane donna sarebbe stata costretta dopo essere stata presa per i capelli, un gesto in seguito al quale lei sarebbe caduta a terra, mentre lui si sarebbe allontanato offendendola: «put…, ci vedremo in tribunale».

E sì, si sono davvero visti in Tribunale. Lui come imputato, lei come parte civile. La loro storia era finita ma lui non si sarebbe rassegnato. E anzi, proprio a partire dalla fine della convivenza, lui avrebbe manifestato atteggiamenti persecutori: secondo l’accusa, sarebbe stato in preda alla gelosia, perché lei avrebbe poi iniziato a uscire, a frequentare altre persone. Sono in corso in Tribunale gli atti conclusivi del procedimento penale. Anzi, dei due procedimenti penali per i quali è imputato lo stesso quarantenne: unificati poco più di un anno fa davanti al collegio, con il procedimento monocratico che riguardava episodi di stalking e un danneggiamento in un arco temporale diverso, precedente. Capo per capo, il sostituto procuratore Carmine Nuzzo ha evidenziato gli esiti emersi dal dibattimento e ha riscontrato le responsabilità dell’imputato, che ha assistito alla requisitoria. Il pm ha ricostruito la convivenza, ha ricordato la nascita dei figli, ha datato a quel 6 gennaio di qualche anno fa la separazione, quel «Non ti amo più» che aveva segnato la fine del rapporto ma anche l’inizio di un inferno per lei. «L’imputato era sempre più rabbioso».

E ci sarebbero stati anche episodi di violenza non denunciati da lei, perché avrebbe provato vergogna. Dopo la separazione di fatto, l’imputato sarebbe tornato più volte a casa e in quelle circostanze le offese a sfondo sessuale si sarebbero susseguite: lui accusava lei di infedeltà. Avrebbe anche distrutto il telefono cellulare della donna, sbattendolo sul tavolo. Un crescendo di episodi che aveva indotto lei a chiamare i carabinieri, a marzo. Un susseguirsi di pedinamenti e appostamenti: come quella volta che la donna era a cena con amici e lui l’avrebbe tempestata di messaggi e telefonate minacciose, fino a scavalcare la recinzione per presentarsi davanti a tutti ripetendo le minacce di morte. «Un alternanza tra il corteggiamento, fatto di omaggi floreali, email romantiche, post affettuosi, e i momenti di pressione e di minacce di suicidio, anche di omicidio suicidio», ha riepilogato il pm, che si è basato anche sugli audio e video entrati nel fascicolo.

Quanto dichiarato dalla donna è stato confermato dalla mamma, ad esempio; o da chi era presente quella sera a Castiglione della Pescaia, quando lui si era presentato con fare aggressivo al ristorante dove lei era con un’amica. E poi a Scarlino, nell’estate successiva, quando lei era in un locale a ballare con amici e lui le avrebbe fatto capire tramite messaggi che la stava controllando a distanza, presentandosi poi nella stessa notte sotto casa dei genitori di lei. C’era stata poi quella volta che l’imputato aveva seguito la ex nel bagno di un locale, dove lei era andata con un altro uomo per un aperitivo: «È il tuo ragazzo? Come fai a fare sesso nei bagni?».

Una volta, si sarebbe anche rivolto a uno dei figli minorenni dicendo: «Cinque anni di tradimento, la tua mamma mi ha tradito dall’inizio della storia, mentre mi diceva ti amo si sentiva con un altro». E a lei aveva poi inviato delle foto di quest’uomo, mentre era fuori da un bar con amici, apostrofandolo come un personaggio ubriacone e rissoso. La violenza sessuale sarebbe avvenuta in una palestra, dove lei si stava allenando. Era stata raggiunta da lui che l’avrebbe presa per i capelli e costretta a subire un bacio contro la sua volontà. Prima l’avrebbe offesa, facendo allusioni nemmeno troppo velate alle presunte abitudini sessuali della ex. Per molti di questi episodi, l’imputato avrebbe fatto ammissioni, quando era stato sentito in aula; quando aveva anche rivolto accuse di falso a chi aveva testimoniato contro di lui, parlando talvolta di fraintendimenti. Non ci sono invece dubbi per il pm, che ha chiesto una condanna così severa.

Anche l’avvocata Emanuela Nucciarelli, parte civile per la donna, ha chiesto la condanna unitamente al risarcimento dei danni, per entrambi i procedimenti riuniti. Poi è stata la volta dei difensori del quarantenne, gli avvocati Beatrice Rossi e Giuseppe Ranieri. Hanno dissentito totalmente anche nelle loro arringhe dalle conclusioni del pm, non riconoscendo come sussistenti nessuna delle contestazioni mosse: hanno chiesto l’assoluzione perché i fatti non costituiscono reato, o anche un proscioglimento con formula dubitativa. Hanno chiesto al collegio presieduto da Marco Bilisari di derubricare in tentativo la violenza del bacio in palestra. Non è finita qui. I giudici hanno rinviato l’udienza per consentire le repliche, prima di procedere alla camera di consiglio e alla lettura del dispositivo. L’imputato – sul quale pende ancora un divieto di avvicinamento alla donna - dovrà attendere ancora qualche settimana prima di conoscere il proprio destino

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