Ragazzi intossicati al cenone di fine anno: il piatto finito sotto la lente dei medici
Grosseto: tanta paura, poi il lieto fine. Il direttore del reparto Prevenzione, Giorgio Briganti: «Impariamo a conservare i cibi»
GROSSETO. Nausea, vomito e diarrea, poi il ricovero in ospedale. E tanta ansia, considerato che era proprio di poche ore prima la notizia che Antonella Di Ielsi (50 anni) e Sara Di Vita (15anni), madre e figlia di Pietracatella morte per una intossicazione alimentare dopo essersi recate per due volte al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso e per due volte rimandate a casa.
Quella che riguarda una dozzina di giovani maremmani che si sono sentiti male al cenone di San Silvestro, tuttavia, è stata solo una brutta avventura a lieto fine; anche se per alcuni di loro gli strascichi dell’esperienza da dimenticare sono stati più lunghi che per gli altri.
La ricostruzione
Tutto comincia alla tavola di un’abitazione privata. La comitiva di amici si è riunita per festeggiare insieme l’arrivo del nuovo anno, e come sempre succede in questi casi ci si è divisi i compiti: chi porta da bere, chi da mangiare, poi tutto il resto. In tavola gli antipasti lasciano posto ai primi, poi arriveranno i secondi e i dolci. Si ride e si scherza finché qualcuno inizia a non sentirsi bene.
Fra tutti i commensali, che sono ben più di dodici, una dozzina – appunto – comincia ad accusare fastidi addominali accompagnati da urgenze fisiologiche. Sulle prime si pensa a un’indigestione, ma la cosa non finisce lì. Qualcuno inizia a lamentare anche dolori, che si fanno sempre più forti. Parte la chiamata al 118.
La diagnosi del pronto soccorso del Misericordia è intossicazione alimentare. Le chiamate per avvisare i parenti, che nel frattempo hanno seguito la tragedia di Campobasso, fanno paura nonostante i tentativi di tranquillizzare i propri interlocutori. La maggior parte dei pazienti non ha bisogno di ricorrere a ulteriori cure mediche, una mezza dozzina di loro viene ricoverata all’Obi (il reparto di osservazione breve intensiva). Sotto la lente ci sarebbe invece una portata di spaghetti alla cantonese.
Procedure e consigli
Mentre i giovani sono in ospedale viene infatti attivato il dipartimento di Prevenzione Asl. «È la procedura operativa standard in caso di tossinfezione, cioè quando due o più persone che hanno mangiato lo stesso cibo o nello stesso posto manifestano gli stessi problemi gastroenterici», premette il direttore Giorgio Briganti, che aggiunge: «Quando sono coinvolti pubblici esercizi si indaga per bloccare la vendita di alimenti o pasti sospetti, altrimenti si cerca di capire quali prodotti sono stati acquistati oppure come sono stati conservati e/o manipolati».
Briganti, dall’alto di vent’anni di esperienza, approfitta per una digressione sull’evoluzione della casistica in provincia: «Intorno al 2023 sono scomparsi i classici casi di salmonella, che invece in Italia rimangono stabili. Erano quelli legati a buffet, cene e pranzi in cui venivano serviti maionese fatta in casa (con uova guaste) oppure dolci al cucchiaio mal gestiti (il mascarpone un esempio fra tutti)».
Il direttore denota poi che «invece l’aspetto della conservazione non si è ancora imparato bene». E spiega: «Alimenti che contengono amido o cucinati tipo il roast beef, cotti ma non conservati alle giuste temperature (0-4 gradi in frigo o 60 gradi in forno) per troppo tempo possono rappresentare le condizioni ideali per lo sviluppo di bacilli e germi che possono scatenare reazioni simili a quelle del caso in questione. Lo stesso vale per creme, formaggi freschi e latticini manipolati in maniera errata: qui si può sviluppare uno stafilococco».
Le avvertenze
Le avvertenze sono semplici: «Tutte queste tossine hanno la caratteristica di essere termostabili: riscaldare l’alimento non serve più a nulla. Non è un caso che tutti i ristoratori si siano dotati di un abbattitore. Quanto allo stafilococco, invece, una corretta manipolazione prevede l’utilizzo di guanti e cuffie per i capelli».
Diverso il discorso per la sindrome sgombroide, intossicazione alimentare acuta causata dall’ingestione di pesce (come sardina, sgombro e tonno) mal conservato: «L’andamento dei casi è stabile: poche persone concentrate soprattutto in estate», chiosa infine Briganti.
