Il Tirreno

Firenze

La protesta

Firenze, oltre 100 professori al fianco degli studenti degli istituti occupati: «Non criminalizzate i ragazzi»

di Redazione Firenze

	Il Machiavelli occupato
◗
Il Machiavelli occupato

La lettera: «Media e politica riducono la protesta a disordine». Anche Piero Pelù si schiera con gli studenti: «Vanno ascoltati, non repressi». Ma Valditara: «Sono irrazionali»

3 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. «I media e buona parte del mondo politico riducono la protesta a un disordine da gestire». L’accusa arriva da chi insegna nelle scuole occupate. Oltre cento professori di tredici istituti fra Firenze e Sesto, dal Machiavelli al Galileo-Michelangiolo, dal Rodolico al Marco Polo, firmano un appello al fianco degli studenti. La Flc Cgil lo pubblica sul suo sito e raccoglie nuove adesioni.

«Come lavoratrici e lavoratori delle scuole occupate fiorentine ci riconosciamo nelle ragioni che hanno spinto le studentesse e gli studenti alla mobilitazione», scrivono. E poi affondano: «Ci preoccupa che, di fronte a una protesta studentesca, il confronto e l’ascolto possano lasciare spazio alla delegittimazione, alle minacce e alla criminalizzazione del dissenso». Il bersaglio è la lettura delle occupazioni come un problema di ordine pubblico, fra lezioni saltate, interventi della polizia e danni agli edifici. Nella lettera c’è il ritratto di una generazione: «Sempre più ragazzi e ragazze si trovano a considerare il futuro come una minaccia da cui difendersi o un lusso che non si possono permettere». Per i firmatari, uscire dalla solitudine delle camerette e degli schermi e ritrovarsi a discutere è già un segnale. Poi c’è la politica: il rifiuto della guerra e del riarmo, la richiesta di risorse per la scuola pubblica, l’educazione sessuoaffettiva, il no ai tetti per gli alunni stranieri. E la precarietà e la svalutazione di chi insegna, che gli stessi ragazzi denunciano. «La scuola sia luogo di crescita e formazione personale e collettiva, non fabbrica di obbedienza e omologazione, ma fucina di pensiero critico».

La protesta ormai ha coinvolto quattordici scuole, secondo il conteggio delle forze dell’ordine di mercoledì 21 ottobre, dodici a Firenze e due fra Scandicci e Sesto. Da allora anche le due sedi del Marco Polo sono state occupate; al Sassetti-Peruzzi di Novoli, invece, l’occupazione è finita dopo gli estintori svuotati e i danneggiamenti. I cento prof ricordano che ci sono stati «episodi di vandalismo», chiedono che le iniziative conservino «un carattere organizzato, coordinato e nonviolento». La loro posizione, però, è netta: «La protesta civile non si contrasta criminalizzandola, ma la si ascolta per capirne le ragioni e creare le condizioni per un confronto democratico».

Domani (23 ottobre) alcuni docenti faranno lezioni aperte davanti al Machiavelli di via Santo Spirito, dalle 11 alle 13, sui temi della mobilitazione. La sindaca Sara Funaro ha già offerto ai ragazzi un incontro, richiamando l’accordo della Città metropolitana che li coinvolge nelle scelte sui lavori da fare negli istituti. E sul decreto Valditara, a proposito degli alunni stranieri, dice: «Devono essere le istituzioni ad abbattere quelle barriere, non a mettere tetti e barriere ulteriori». Il ministro, in un video, nega che il governo abbia tagliato i fondi alla scuola per destinarli alle armi: «Gran parte delle proteste che si svolgono in questi giorni non ha fondamento razionale». Piero Pelù, a Firenze per il premio Amnesty, replica da un altro punto di vista: «Se i giovani hanno qualche cosa da dire vanno ascoltati e non repressi». E ascoltati «con i fatti».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il rapporto

Liste d’attesa, passi avanti sui tempi ma 4 milioni di visite sono ancora in ritardo – I dati Agenas

di Lorenzo Sorrentino
Sportello legale