Sara Funaro prima sindaca d’Italia: ora il sogno di Giani si affievolisce. Schlein la incorona: “Pieno sostegno”
Per il Sole24ore ha il 66% dei consensi, più di quando è stata eletta nel 2024. Si allontanano le ambizioni del governatore, Sara supera pure Salis e Elly arriva a Firenze e la incorona
FIRENZE. Sara Funaro si ritrova sindaca d’Italia in una mattina di luglio, con Firenze strozzata dai cantieri e la politica nazionale che all’improvviso scopre Palazzo Vecchio. Il Governance Poll 2026 di Noto Sondaggi per il Sole 24 Ore la mette al primo posto tra i sindaci, con il 66 per cento di gradimento e un balzo di 5,4 punti rispetto al giorno delle elezioni. Prima donna sul podio più alto. Davanti a Marco Fioravanti di Ascoli, fermo al 65, a Gaetano Manfredi di Napoli, 64, poi Massimo Zedda a Cagliari con il 63 e Federico Basile a Messina con il 62. Silvia Salis – il sale che un pezzo di campo largo vorrebbe mettere sulle ferite di cinque anni di governo Meloni – debutta solo al trentatreesimo posto con il 55 per cento. Son di Sara non di Silvia gli occhi ridenti e fuggitivi , la sindaca gigliata supera quella della Lanterna di undici punti.
Funaro però resta nel chill, direbbero quelli della GenZ, e prende il dato con il tono di chi sa che un sondaggio scalda ma non governa. «È uno stimolo a continuare a lavorare sempre di più per la città», dice. «Fa piacere leggere l’apprezzamento di tanti cittadini per questo sforzo ma bisogna lavorare a pancia a terra». Poi rimette in fila i dossier: cantieri, tramvia, servizi, casa, centro storico, infanzia, anziani. «Firenze è in grande trasformazione», ripete, mentre il consenso le restituisce una fotografia diversa da quella dell’esordio, quando i lasciti della stagione nardelliana le stavano addosso come polvere di cantiere.
C’era il Cubo nero. C’era l’urbanistica, materia infiammabile in una città dove ogni metro quadro diventa ideologia e ogni rendering produce un comitato. C’era lo stadio Franchi, con i rapporti deteriorati con Rocco Commisso e il restyling sospeso tra soldi, tempi e nervi. C’era il traffico, la grande nevrosi fiorentina. Funaro ha attraversato tutto questo senza la postura della leader predestinata. Ha assorbito colpi. Ha imparato a scegliere le partite. Sullo stadio ha ricucito con la Fiorentina. Sugli affitti brevi ha fatto di Firenze la città capofila della battaglia contro l’overtourism. Sulla casa ora mostra numeri: più di 20 milioni per ristrutturare alloggi popolari, oltre 550 appartamenti assegnati dall’inizio del mandato, risposte per circa 1.400 persone.
Così la sindaca che sembrava invischiata nei fascicoli altrui sguscia via. Libera le ali, anche se nel suo ufficio nessuno usa parole solenni. Si guarda il sondaggio, si misura il vento, si pensa al 2029. Perché da mesi Palazzo Vecchio vive con un ospite invisibile seduto a capotavola: Eugenio Giani. Il presidente della Regione è settimo tra i governatori con il 56,5 per cento, in crescita di 2,6 punti sulle elezioni di novembre ma sotto il 58,5 raccolto nel Governance Poll dell’anno scorso. Eugenio arranca, Sara arrampica.
Il sogno gianiano del municipio non è un mistero. Da Palazzo Strozzi Sacrati a Palazzo Vecchio il tragitto è breve, simbolico, quasi sentimentale. Giani lo conosce pietra per pietra, lo desidera da una vita e ogni tanto lascia cadere un segnale, una battuta, fa baluginare una presenza, un nastro da tagliare, una cassa di espansione da surfare. È un vecchio lupo della politica con passo da Giamburrasca istituzionale: un giorno parla di urbanistica e di Comune «traumatizzato», un altro lo ritrovi sulla spalletta dell’Arno a testare paratie contro l’alluvione.
Ora però il sondaggio blinda Funaro più di molte riunioni di corrente. Elly Schlein arriva a Firenze e mette il timbro nazionale: «Confermiamo il pieno sostegno al prezioso lavoro che Sara sta facendo a Firenze, siamo convinti sostenitori della sua amministrazione e del suo lavoro e quindi andremo avanti in questo modo». Una di quelle formule gentili, di routine, se non arrivassero dopo una incoronazione come quella del Sole. E dentro il Pd suona come una sentenza. Nel partito il Funaro bis – già benedetto dal segretario toscano Emiliano Fossi settimane fa – adesso diventa una linea naturale, mentre le ipotetiche secche gianiane si allontanano dal porto. Per ora, si intende.
Poi, certo, c’è la Lega che prova a bucare il pallone. I salviniani parlano di 600 intervistati e chiedono cosa pensino «gli altri 359.400 fiorentini». Funaro risponde a Matteo Salvini sulle case popolari: «Se vuole gliele faccio conoscere io, sappiamo bene quali sono i bisogni e stiamo rispondendo a questi». La sindaca d’Italia va in via Federico da Montefeltro, incontra i nuovi assegnatari, apre la settimana dell’Erp. E tiene gli occhi su Firenze. Che – per ora – se non la ama certo la rispetta.
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