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Navette, turisti disorientati e ritardi: l’Italia dei treni si spezza a Firenze per la rimozione di un vecchio ponte ma supera lo spettro del caos trasporti

di Mario Neri
Navette, turisti disorientati e ritardi: l’Italia dei treni si spezza a Firenze per la rimozione di un vecchio ponte ma supera lo spettro del caos trasporti

Nel primo giorno dei lavori al Ponte al Pino l’organizzazione regge: navette scortate tra Campo di Marte e Santa Maria Novella, volontari e Protezione civile nelle stazioni, acqua ai viaggiatori, traffico cittadino senza emergenze e treni ridotti del 50% con percorrenze più lunghe fino a due ore e mezzo

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FIRENZE Alle 9.24 un Frecciarossa da Verona per Lamezia Terme scarica una piccola folla sulla banchina di Santa Maria Novella. Il treno si ferma, i passeggeri scendono, le pettorine rosse li prendono in consegna e li accompagnano al binario 16, poi fuori, verso piazzale Montelungo, dove quattro bus aspettano con il motore acceso e la Municipale pronta a scortarli fino a Campo di Marte. «Che succede, ci deportano», sgrana gli occhi una signora che trascina il trolley come si sopporta una fatica di Sisifo. No signora, è solo il primo lunedì del Ponte al Pino senza treni diretti dentro il nodo fiorentino. L’Italia si spezza qui, tra una navetta e un altro convoglio diretto a sud, con meno caos del previsto e parecchie valigie in più da spostare.

Lo stop è partito ieri sera alle 23 e durerà fino alle 4 di venerdì 10 luglio. Rfi sta smontando il vecchio cavalcaferrovia ottocentesco, chiuso alle auto dal 25 maggio, nella prima finestra dell’intervento di sostituzione. Nella notte il ponte è stato tagliato in tre parti con una grande lama diamantata. In mattinata il primo concio viene imbracato e sollevato dalla gru da 2.000 tonnellate, alta 70 metri, capace di muovere carichi enormi dentro uno spazio stretto tra case, binari e strade fra via Pacinotti e piazza Vasari. Verrà appoggiato sui carrelloni e trasferito nell’area di deposito. Le altre due porzioni seguiranno tra oggi e domani, poi partiranno le demolizioni delle spalle e le predisposizioni per la posa del nuovo impalcato a fine luglio.

Sui binari l’effetto è immediato. «L’offerta ferroviaria scende di circa il 50 per cento», avvisa Rfi. Tradotto: le metà dei treni, sia per l’Alta velocità sia per i regionali, non passa più dalla città dove tutti i sognatori del gran tour vorrebbero arrivare. Le frecce Milano-Roma vengono in parte deviate sulla Tirrenica, due ogni ora, con tempi allungati fino a due ore e mezzo. Quattro treni l’ora hanno origine o destinazione Santa Maria Novella verso il Nord, tre l’ora Campo di Marte verso il Sud. Per una parte dei collegamenti c’è il trasbordo su gomma tra le due stazioni, con circa un’ora e mezzo in più.

Campo di Marte assorbe la parte più nervosa della mattina. Arrivano pendolari dal Valdarno e dalla linea aretina, viaggiatori dei regionali, turisti con lo zaino da trekking e il telefono in mano. Chi viaggia sull’Alta velocità viene indirizzato subito verso le navette vicine, i bus piazzati su via Mannelli come torpedoni, scortate dai vigili fino a Santa Maria Novella. I pendolari dei regionali sbuffano e vengono spediti ai bus predisposti per raggiungere la tramvia. Con loro anche i passeggeri di Italo. La differenza si vede nei volti: chi ha il biglietto delle Frecce segue un percorso quasi da aeroporto, chi scende dai treni locali deve orientarsi come può.

Qualcuno resta fermo davanti ai cartelli. Chiede se deve rifare il biglietto, se la navetta porta davvero alla tramvia, se il treno per la coincidenza lo aspetterà. «Auguri», dice un volontario della Protezione civile mandato dal Comune (sic!). Alcuni stranieri guardano la stazione come se Firenze avesse cambiato pianta nella notte. Il personale di Ferrovie dà indicazioni in italiano e in inglese, la Protezione civile distribuisce acqua fresca e i flussi, alla fine, si muovono. «Per ora direi che la situazione è tranquilla», dice una ragazza dell’assistenza clienti. Un ragazzo diretto a Lamezia la mette sull’ironia: «Ferrovie si è organizzata stranamente molto bene». Una signora, con il marito al seguito, invece, si fa avanti contrariata al punto di raccolta: «È una vergogna, nessuno ci ha detto dove andare». Lasciate ogni speranza o voi ch’uscite.

A Santa Maria Novella la scena è più ordinata. I passeggeri dell’alta velocità vengono intercettati appena scendono e portati verso piazzale Montelungo. Partono quattro bus, ne arrivano altri quattro da Campo di Marte. Gli alberi di viale Strozzi gettano un’ombra beffarda, i gazebo della Protezione civile tengono insieme assistenza e orientamento, i vigili aprono strada alle navette. Una coppia diretta in Calabria racconta di essere stata informata in anticipo. Due signore con grandi valigie, in viaggio da Roma a Venezia, dicono che a Campo di Marte hanno trovato aiuto, navetta puntuale e aria condizionata. Il prezzo è il tempo: «Un’oretta in più».

Il Comune conta 27 persone della Protezione civile impegnate a dare acqua e sostegno psicologico, manco fosse il Giro d’Italia. A Campo di Marte viene montato un gazebo aggiuntivo su richiesta delle Ferrovie, perché la stazione è più raccolta e il passaggio dei passeggeri si concentra in pochi punti. L’assessora Laura Sparavigna «parla di assistenza costante e di monitoraggio per tutta la durata dei lavori». Il piano prevede indicazioni per navette, taxi, autobus, tramvia e distribuzione di bottigliette d’acqua per chi ne ha bisogno.

La Regione legge la prima mattinata con cautela. L’assessore Filippo Boni dice che «le cose si stanno svolgendo al meglio» ma precisa che «la situazione» va seguita «ora dopo ora», perché i giorni da attraversare sono cinque. Il ponte, ricorda, ha 140 anni e Rfi lo considera improrogabile per la sicurezza di chi passa sopra e sotto. E se c’è meno caos del previsto – sostiene – è anche per l’appello allo smart working lanciato da Regione e Comune.

In strada, la rivoluzione ferroviaria non si trasforma nel grande collasso annunciato. La Municipale segnala una circolazione sostenuta nella fascia 7.30-9, soprattutto verso il centro, e più disagi attorno a Campo di Marte: via Mannelli, viale Mazzini, via Capo di Mondo. Rallenta anche viale Volta verso le Cure, dove il traffico pesa spesso anche nei giorni normali. Nessuna urgenza segnalata al pronto intervento. «C’è soprattutto un grande traffico di pedoni», fanno sapere dalla Polizia municipale. Un grande traffico di pedoni, ohibò. Mica è il concerto di Ultimo. I ciclisti pagano il prezzo più alto. I distratti si accorgono solo oggi che, sì, il Ponte al Pino è chiuso, anche per loro: chi arriva da Campo di Marte verso il centro deve passare dalle Cure o da piazza Alberti. Sì, pare il Giro d’Italia.

Il ministro Matteo Salvini parla da Torino di «tre giorni di disagio per trent’anni di Alta velocità più moderna». Chissà perché solo tre. Assoutenti guarda invece al guasto sulla Tirrenica vicino Follonica, che al mattino aggiunge ritardi fino a 50 minuti per quattro treni superveloci deviati, poi risolti da Rfi, e chiede un’assistenza più efficace quando ai cantieri programmati si sommano inconvenienti tecnici. La prossima data è già segnata. Dal 26 al 30 luglio arriverà la seconda interruzione, quella per il varo del nuovo ponte da 550 tonnellate. Prima ancora, in questi giorni, il Ponte al Pino verrà caricato via in tre pezzi, dopo aver tenuto per quasi un secolo e mezzo traffico, guerre, bus, scooter e pazienza fiorentina.

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