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Firenze, il mistero dell’Arno che si svuota in una notte: portata giù del 30%

di Mario Neri
Firenze, il mistero dell’Arno che si svuota in una notte: portata giù del 30%

Fra venerdì e sabato i rubinetti sono rimasti a secco o quasi a Firenze e Prato. Publiacqua chiede spiegazioni alla Regione. Ufficiosamente si parla di un problema alla pescaia delle Sieci, ma il Genio civile smentisce: “La causa per ora è sconosciuta”

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FIRENZE Per tre ore l’Arno s’è svuotato, come una spiaggia che si asciuga quando si ritira la marea. Non era secca, non era un guasto agli impianti di Publiacqua, non era un’emergenza annunciata. Il fiume, l’altra sera, ha smesso di essere fiume. È diventato torrente, un flusso lunatico, che d’improvviso sparisce. «Un fenomeno mai visto in 25 anni», racconta un tecnico della spa.

Davanti alla presa dell’Anconella ha cominciato a portare meno acqua. Abbastanza da costringere gli ingegneri a ridurre di oltre il 30% l’acqua potabile immessa nella rete, tanto quanto era calata la portata nel letto del grande corso d’acqua che attraversa la Toscana. Abbastanza da far scendere la pressione nei quartieri, da lasciare rubinetti stanchi o asciutti, da spostare la preoccupazione dalle sale controllo a Firenze e Prato.

Lo strano caso è iniziato in mattinata, con una prima riduzione improvvisa della portata. Poi si è ripetuto la sera, dalle 20 circa fino alle 23, nel momento peggiore. La diga di Bilancino era in rilascio, come sempre, livelli nella norma, bocchette aperte, e proprio per questo il calo non rientrava nello scenario atteso. All’Anconella, l’impianto che alimenta la grande sete dell’area fiorentina, il fiume ha dato meno di quanto servisse. La rete ha risposto come una rete sotto stress: prima gli abbassamenti di pressione, poi le mancanze d’acqua. A Firenze. A Prato. Nelle ore in cui le famiglie rientrano, si cena, si aprono docce, si cerca una normalità che di colpo non usciva più dal rubinetto.

Publiacqua ha spiegato di essersi mossa subito con il Genio civile della Regione Toscana per capire l’origine dell’anomalia. Non un disservizio interno, sostiene la società, ma un evento esterno ancora in corso di analisi. La formula ufficiale parla di «due momenti di forte riduzione della portata del fiume Arno, del tutto inattesi». Il punto critico è stato «in corrispondenza dell’opera di presa dell’impianto di potabilizzazione dell’Anconella», dove la minore disponibilità del fiume ha impedito di mantenere l’ordinaria capacità produttiva.

La sera il taglio è stato il più pesante: oltre un terzo in meno di acqua potabile spinta negli acquedotti. Dentro Publiacqua, però, la spiegazione non basta. La società ha chiesto chiarimenti alla Regione. Vuole sapere perché il fiume si sia abbassato così e perché non sia arrivato un preavviso a un sistema che dipende anche dai rilasci programmati e dalle opere lungo l’asta dell’Arno. «Senza che la Regione ci avvisasse, così da consentirci di lanciare un’allerta ai cittadini», filtra dalla società. Poche settimane fa, per i lavori all’Autostrada dell’acqua, Publiacqua aveva avvisato con giorni di anticipo, indicando zone, orari e possibili cali di pressione. Stavolta no. Il calo è arrivato prima dell’allerta. E la rete lo ha sentito subito.

Una fonte qualificata della Regione, contattata dal Tirreno, parla di un «disguido» tecnico. La causa viene ricondotta ai lavori in corso alla Traversa delle Sieci, una briglia sull’Arno a monte di Firenze, dove è aperto un intervento legato alla ristrutturazione della centrale idroelettrica e alla riqualificazione di altre infrastrutture fluviali. È uno dei tredici punti del tratto fiorentino interessati dal progetto regionale sulle vecchie pescaie costruite nei secoli per governare l’acqua e produrre forza motrice. Oggi devono tornare a produrre energia, ospitare scale per la risalita dei pesci, tenere insieme sicurezza idraulica, ambiente e recupero della storia tecnica del fiume.

Il progetto era stato presentato nel 2024 dal presidente Eugenio Giani come un salto di qualità. «Avremo 13 punti lungo l’asta dell’Arno che produrranno energia pulita», disse allora il governatore, legando l’intervento a un project financing da 100 milioni. Le traverse, spiegò, sono manufatti antichi, nati per mulini e opifici e oggi da rimettere in sicurezza. Un’operazione di sostenibilità e riqualificazione, nelle intenzioni.

Se fosse davvero la Pescaia delle Sieci la responsabile, si tratterebbe di un effetto «temporaneo», assicura la fonte del Tirreno. Ma dal Genio Civile non confermano. Anzi. «No, non sappiamo ancora quale sia la causa dell’abbassamento della portata - dice uno dei tecnici - Al momento siamo tornati alla normalità, e questo ci fa ben sperare. Lunedì (domani, 15 giugno, ndr) ci incontreremo con gli esperti di Publiacqua per confrontare i dati e cercare di dare una spiegazione a ciò che è successo».

Insomma, l’Arno che scompare e riappare in una notte per ora resta un mistero. Per questo Publiacqua ha chiesto spiegazioni formali e si è scusata con i cittadini per un disservizio che attribuisce a cause esterne. All’Anconella i tecnici hanno seguito il ritorno del fiume dentro i parametri. Alle 23 il sistema era di nuovo in equilibrio. Il nodo adesso resta capire cosa abbia innescato il down. Non è secondario.

Finora i livelli di Bilancino sono stabili, in linea con quelkli di stagione. Ma le previsioni sulle scrivanie della spa dell’oro blu parlano di un’estate torrida e di un rischio alto di siccità. Cosa potrebbe succedere se agli effetti di un blackout dell’Arno si aggiungessero quelli de El Niño in arrivo?

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