Il Tirreno

Firenze

Il processo

Omicidio di Maati, in aula i sette video dell’orrore a Campi Bisenzio. «Non ho fatto nulla, non sono stato io»: poi il delitto

di Danilo Renzullo

	Un momento dell'aggressione
Un momento dell'aggressione

Nel procedimento in Corte d’assise sono state mostrate le immagini della brutale aggressione che costò la vita al diciassettenne di Certaldo

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FIRENZE. «Può bastare? Può bastare questo per far capire a che punto siamo arrivati?». In sette video e in un montaggio di un minuto e quarantatré secondi la verità sull’omicidio di Maati Moubakir. Un minuto e quarantatré secondi di follia. Un minuto e quarantatré secondi di brutalità. Una manciata di secondi per togliere una vita e cancellare il futuro al 17enne di Certaldo, ammazzato il 29 dicembre 2024.

Una sequenza agghiacciante di un pestaggio prima e di un accoltellamento dopo mostrato in aula per la prima volta. Entra nel merito il processo per la morte del giovane di Certaldo ucciso dal “branco” al termine di una serata trascorsa in discoteca.

Ieri, lunedì 19 gennaio, nell’aula bunker di Santa Verdiana a Firenze sono state proiettate le immagini che mostrano le varie fasi che hanno portato all’omicidio di Maati e gli ultimi minuti di vita del 17enne. Alla presenza dei genitori e degli amici del giovane di Certaldo e dei cinque imputati (presenti anche alcuni familiari e conoscenti), la Corte d’Assise, presieduta da Dolores Limongi, ha ascoltato le prime testimonianze, tra le quali quella del luogotenente Mauro Tacconelli, comandante del nucleo operativo e radiomobile della compagnia carabinieri di Signa che ha coordinato e condotto le indagini, che si è avvalso delle registrazioni video (e in un caso anche audio) di varie telecamere installate nell’area di via dei Tintori a Campi Bisenzio, dove il 17enne è stato ucciso. Sette video e un montaggio di un minuto e quarantatré secondi ricostruiscono le varie fasi dell’aggressione terminata su un autobus, quello su cui Maati ha tentato di rifugiarsi per scappare ai suoi aggressori e dove è stato colpito a morte.

I video

Un video, registrato dalle telecamere esterne di un negozio di telefonia, mostra il pestaggio di Maati. Rincorso, il 17enne viene scaraventato a terra da uno degli aggressori. Sopraggiunge un secondo ragazzo che lo colpisce quattro volte con un oggetto. «Non ho fatto nulla, non sono stato io», urla Maati, probabilmente vittima di uno “scambio” di persona. «Quella sera la discoteca a Campi Bisenzio era affollata perché era in corso un evento ad ingresso gratuito per i minorenni a partire dai 16 anni – spiega l’investigatore –. Maati era andato da solo. Durante la festa ci fu una disputa tra due gruppi di ragazzi a cui Maati era estraneo». L’obiettivo del “branco”, uscito dalla discoteca, probabilmente era il gruppo di ragazzi con il quale i giovani avevano litigato nel locale.

I due scappano, Maati riesce a rialzarsi. Barcolla, si porta la mano alla tempia destra, è ferito e sofferente, ma riesce ad incamminarsi verso la fermata per salire su quell’autobus che lo avrebbe dovuto riportare a casa. Sono le immagini registrate dalle telecamere interne al bus che restituiscono però l’efferatezza di un omicidio che ha sconvolto l’intera comunità. Maati sale sull’autobus, già ferito, ma viene subito raggiunto da quello che gli investigatori hanno identificato come Francesco Pratesi, 18 anni, che con un piede tiene bloccata la porta centrale del mezzo, afferra per i capelli il 17enne, gli stringe un braccio attorno al collo e lo colpisce con un coltello al torace. Maati cade all’indietro sull’asfalto, i piedi restano sulla pedana dell’autobus. Riesce ad alzarsi. La porta si chiude, a terra resta una vistosa macchia di sangue. Negli ultimi frame si vede Maati barcollare e poi cadere. Sarà ritrovato poco dopo senza vita. Secondo i risultati dell’autopsia, Maati è morto a causa di cinque coltellate.

Gli accusati

Per la morte di Maati, oltre a Pratesi, sono sotto processo Diego Voza, 18 anni; Denis Alexander Effa Ekani, 22 anni, Denis Mehmeti, 20 anni, Ismail Arouii, 20 anni. Per tutti l’accusa è di omicidio volontario in concorso aggravato dall’aver agito per futili motivi e con crudeltà, per la particolare efferatezza dell’azione criminosa e la giovanissima età. Tutti, ieri, presenti in aula. Nessuna reazione, almeno all’apparenza, a quelle immagini «che hanno segnato la vita di sei famiglie», sottolinea l’avvocato Filippo Ciampolini, avvocato della famiglia di Maati.

Dolore e lacrime

Video, spezzoni di registrazioni di telecamere e audio che ripercorrono gli ultimi minuti di vita del 17enne, la ferocia, la crudeltà del “branco” che ha trasformato quella che doveva essere una serata all’insegna del divertimento e della spensieratezza in una tragedia. In aula i genitori di Maati, gli amici e i componenti dell’associazione A-Maati, nata per sensibilizzare contro la violenza. «Possono bastare queste immagini? Possono bastare per capire che abbiamo toccato il fondo?», lo sfogo di Silvia Baragatti, madre di Maati, che ha preferito non assistere alla proiezione dei filmati.

«I video lasciano poco spazio all’interpretazione: tutto ciò che viene contestato prende forma in maniera chiara. Non ci sono indizi, ma elementi inequivocabili», aggiunge l’avvocato Ciampolini che invita a dare un senso a questa tragedia ripensando il sistema di educazione dei più giovani e promuovendo legalità e rispetto. La prossima udienza 

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