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Firenze, rene sano tolto per errore a una 28enne: il dolore in vacanza, la visita e ora la condanna per l’ospedale

di Pietro Barghigiani

	Alla 28enne è stato tolto un rene sano per errore 
Alla 28enne è stato tolto un rene sano per errore 

Non era una neoplasia, ma una forte infezione che aveva colpito una ragazza mentre si trovava a passare qualche giorno di relax in Puglia

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FIRENZE. Scambiarono un’infezione per un tumore. Un approfondimento diagnosticato avrebbe evitato quella che poi in sala operatoria divenne una scelta chirurgica irreversibile. A una donna di 28 anni venne asportato il rene destro, organo sano e solo momentaneamente fonte di dolore per la paziente.

La sentenza

La Corte d’Appello ha confermato l’ordinanza del Tribunale di Firenze del 2023 con cui l’Azienda ospedaliera di Careggi era stata condannata a pagare 107mila euro alla donna che dal 2011 vive senza un rene per una svista medica. La quarta sezione civile ha respinto il ricorso dell’Aouc che chiedeva la restituzione della somma liquidata o, in subordine, la riduzione dell’importo.

Cosa è successo

La storia risale all’estate del 2011. La giovane è in vacanza in Puglia quando un dolore insistente al fianco destro la costringe a chiamare la guardia medica e poi a presentarsi al pronto soccorso dell’ospedale di Castellaneta (Taranto). L’esito dell’ecografia fu che «il rene destro mostra al terzo superiore formazione nodulare del diametro di 33 mm, che non deborda la corticale, ad ecostruttura disomogenea tenuemente iperecogena. Il reperto di non univoco significato necessita di ulteriore approfondimento di indagine mediante Tac». Una patologia da valutare meglio, dicono i sanitari pugliesi. Tornata a casa la 28enne aveva effettuato altri esami la cui conclusione era quella di un’infezione delle vie urinarie «con carica batterica non irrilevante». È il 2 agosto 2011 quando viene visitata da un urologo di Careggi. Il professore, nonostante avesse appreso dell’infezione urinaria, senza ulteriori indagini indica la soluzione chirurgica con il programma di “enucleazione open”. In sostanza le spiega che avrebbe tolto solo la massa tumorale di 3,3 centimetri. Un intervento definito il 21 settembre attraverso «nefrectomia totale destra, nonostante il trattamento programmato sarebbe dovuto consistere nella semplice enucleazione della lesione». Il peggio arriva dopo qualche mese. Succede quando il professore le comunica che l’esame istologico sul rene asportato ha dato un esito negativo. Tradotto: non c’era alcun tumore. Una comunicazione che, passato lo choc, si trasforma in una richiesta danni.

Cosa dicono i giudici

Per quel caso, secondo i giudici fiorentini, ci «doveva essere il sospetto, o almeno il dubbio, di un’infezione delle vie urinarie, in sé idonea a far apparire nelle immagini ecografiche e radiografiche una lesione che, tuttavia, anziché essere una neoplasia era in realtà uno pseudo-tumore. In ogni caso, e quantomeno, nel corso dell’intervento, non “trovando” la neoformazione che, lo si ricorda, avrebbe dovuto misurare oltre 3 centimetri, i chirurghi avrebbero dovuto effettuare un’ecografia, prima di asportare il rene». Un errore marchiano rilevato anche dalla seconda Ctu disposta in corso di causa. Un semplice scrupolo diagnostico avrebbe evitato ti togliere un rene sano. «Se fatte prima dell’operazione, l’ecografia o la risonanza magnetica avrebbero addirittura evitato il taglio – sottolinea la sentenza - perché è vero che la semplice riduzione della pseudo-massa non indicava come certa l’assenza del tumore, ma è vero anche la rapidità e l’entità della riduzione avrebbero dovuto indurre i sanitari a formulare l’ipotesi corretta della causa infettiva. Se fatta nel corso dell’intervento, l’ecografia avrebbe consentito di salvare il rene». 

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