Downburst a Cecina, l'esperto: «Vi spiego perché i temporali colpiscono più spesso questa zona»
I temporali salendo oltre i monti si rigenerano e creano più casi nella zona a sud. Il fisico dell’atmosfera Lorenzo Catania: «Ecco cos’è il fenomeno del muro di nubi nere spinte dal vento»
CECINA. Sono le Colline Livornesi che costringono l’aria a salire verso l’alto alimentando i temporali e a rendere l’area a sud di Livorno più soggetta a temporali intensi, seppur brevi, come quello che si è verificato mercoledì a Cecina.
A spiegare come le caratteristiche orografiche incidano sulle condizioni meteo, principalmente dei territori di Rosignano e Cecina, è il fisico dell’atmosfera Lorenzo Catania.
Dottor Catania, cosa è accaduto mercoledì sera a Cecina?
«Quando arriva una perturbazione da Nord è accompagnata da aria più fredda. Solleva l’aria calda e si forma un temporale. Noi arriviamo da 20 giorni di aria particolarmente calda e umida. Di fatto è come se in atmosfera ci fosse più benzina del solito. Una situazione che determina temporali sempre più forti, come quelli di mercoledì. Si scarica tanta acqua tutta insieme e dallo scroscio si forma il vento all’interno del temporale che si abbatte verticalmente al suolo (downdraft, la corrente discensionale), per poi propagarsi orizzontalmente in tutte le direzioni, come uno scoppio (burst, appunto). Come un gavettone che si rompe cadendo a terra; ma nel caso del downburst lo scoppio produce raffiche di vento orizzontali molto intense».
L’immagine che a tutti ha colpito mercoledì è quella di un muro di nuvole nere che si muovevano velocemente...
«Il vento del downburst esce all’esterno rispetto al temporale e trova nuovamente aria umida, quindi il temporale si sviluppa di nuovo e ributta giù le precipitazioni. È una catena, e se questa non si interrompe, il vento diventa sempre più forte e può arrivare come mercoledì a raffiche che possono superare i 100 chilometri orari. Il muro che precede il temporale e che abbiamo visto è prodotto dal vento che sta andando verso l’esterno ed è nero perché solleva, appunto, nuvole dense».
Tutto è durato però molto poco.
«È l’intensità stessa del vento che fa correre via il temporale».
Questi fenomeni temporaleschi brevi e intensi dipendono dal cambiamento climatico o ci sono sempre stati?
«Ci sono sempre stati. Nel 2014 ci fu il caso di Stabbia, un downburst con vento a 150 chilometri all’ora, l’8 settembre del 2022 fu colpita tutta la costa da La Spezia a Piombino con un vento a 120 km orari».
I danni sono abbastanza limitati. Poteva andare molto peggio.
«Il vento ha soffiato tra i 100 e i 120 chilometri orari. Bastano 5 minuti, se il vento è forte, per creare danni. A differenza del Libeccio la pressione sugli ostacoli è differente: il Libeccio è “rafficato”, soffia, rallenta e risoffia. Quindi la pressione, ad esempio, sulle chiome degli alberi oscilla. Il vento del downburst invece ha una pressione continua, ininterrotta. E quindi, gli alberi fanno più fatica a resistere».
Non so se è solo una sensazione ma i casi di maltempo, con temporali rigeneranti o downburst nella parte immediatamente a sud di Livorno, sembrano più frequenti rispetto ad altre zone...
«Livorno è all’uscita della valle dell’Arno quindi se piove sulla città o subito all’interno, l’aria che con la pioggia si raffredda tende a colare verso il mare. Il temporale si attenua, dura meno tempo e si sposta verso sud dove c’è aria più calda, nuova benzina. Qui trova le Colline Livornesi, di conseguenza l’aria tende di nuovo a salire e facendolo si raffredda: il temporale si rigenera e si sfoga a sud in maniera più massiccia e persistente da Quercianella, a Castiglioncello, fino a Cecina. Questa “rampa” creata dalle colline fa crescere le nuvole e le carica. Anche Cecina in realtà è in una vallata, ma più piccola e quindi ininfluente. Il numero di fenomeni di questo tipo è più alto tra Quercianella e Rosignano, quindi, per le caratteristiche orografiche del territorio».
Ascoltandola viene da pensare che non si possa fare niente per limitare i danni provocati dai downburst. Giusto?
«Quando la protezione civile emana le allerte bisognerebbe considerare la possibilità che in caso di temporale in arrivo sarebbe opportuno sostare in un luogo chiuso o comunque mettersi lontani da alberi e oggetti che possono cadere o essere spostati dal vento. Giusto ieri, nella piazzola di un distributore di carburante ho visto una coppia con un bimbo in carrozzina ferma a parlare tranquillamente nonostante il vento ormai fino a 100 chilometri orari ed i fulmini che si vedevano sul lungomare. Se ne sono andati solo quando ha cominciato a piovere. È pericolosissimo, soprattutto per i fulmini, che sono il fenomeno atmosferico più pericoloso: non sono prevedibili e possono cadere a chilometri di distanza dal temporale. Non è un caso che ogni anno una decina di persone sulle spiagge rimane fulminata».
La spiaggia è una zona particolarmente pericolosa?
«La regola è quella per cui la spiaggia va lasciata non appena si sentono i tuoni».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
