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Versilia

La decisione

Seravezza, lancio di bottiglie e spray al peperoncino contro i ragazzi ospiti: don Hermes sospende “Estate insieme”

di Viola Degl’Innocenti

	Un momento di Estate insieme, a sx Don Hermes Luppi
Un momento di Estate insieme, a sx Don Hermes Luppi

Intervista al religioso che ha deciso di interrompere l’iniziativa dopo diversi episodi di violenza: «Quando i ragazzi sbagliano è giusto farglielo capire: non sono scherzi, c’era aggressività»

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SERAVEZZA. Quando i ragazzi sbagliano non si può fare finta di niente: è giusto mandare un messaggio per far capire loro che si sono conseguenze. Così Don Hermes Luppi torna sulla vicenda della sospensione di "Estate insieme".

Cosa ci può dire sugli episodi di violenza che si sono verificati tra venerdì 17 e sabato 18 luglio ad Azzano?

«Quello che è successo è molto grave. Alcuni giovani di Azzano e dei paesi vicini hanno avuto comportamenti aggressivi nei confronti degli studenti tedeschi delle scuole steineriane, che erano ospiti del nostro territorio. Il loro soggiorno qui non è una vacanza: è un’esperienza di scuola e formazione, con attività come pittura, scultura e altri laboratori. Lanciare bottiglie e usare spray al peperoncino non possono essere considerati degli scherzi. Questi episodi si erano già verificati durante le nostre attività estive, nelle ore di pausa e nelle serate di quei giorni. Per questo credo che noi adulti abbiamo il dovere di far capire ai ragazzi che la vita non è virtuale e che le azioni hanno delle conseguenze. Se ogni volta tutto finisce come se nulla fosse successo, il messaggio che passa è sbagliato: per questo ho annullato "Estate insieme"».

Che cosa rappresentava "Estate insieme"?

«"Estate insieme" esiste da oltre quarant’anni ed è diventata una tradizione per la nostra comunità. Vi partecipano i ragazzi del paese, ma anche tanti giovani che arrivano da fuori. Ogni giornata propone attività diverse: giochi nei boschi, approfittando della natura che ci circonda, proiezioni di film, gare, passeggiate a piedi o con i pulmini, gite, giornate all’acquapark e l’immancabile appuntamento con il super quiz. È un’esperienza che offre ai ragazzi l’occasione di stare insieme, fare nuove amicizie e vivere la comunità».

Pensa che oggigiorno siano episodi che si verificano frequentemente?

«Sì, purtroppo non si tratta di episodi isolati. Anche recentemente a Forte dei Marmi si sono verificati fatti simili. Non è una questione di cultura o di benessere che mancano, è il modo di vivere che la nostra società finisce per trasmettere. Lo vediamo anche nel rapporto con l’ambiente: spesso distruggiamo la natura senza alcun motivo, con gesti privi di senso. Sono contraddizioni che raccontano bene il tempo in cui viviamo».

I ragazzi di oggi sono davvero più aggressivi rispetto al passato?

«Le cose sono cambiate. I ragazzi di una volta erano forse più ruspanti e impulsivi; oggi alcuni comportamenti appaiono più studiati, più calcolati. È cambiato il contesto in cui crescono: tutto è più immediato, più accessibile, anche per effetto della tecnologia e dei social. Non voglio attribuire la responsabilità a un singolo fattore, ma è evidente che, con i cambiamenti della società, cambiano anche i comportamenti dei giovani. Per questo il ruolo dell’educazione è ancora più importante».

Perché secondo lei si verificano questi atti?

«Questi comportamenti sono spesso il riflesso di un disagio più profondo. A volte dietro la rabbia e l’aggressività si nasconde la sofferenza: è un modo sbagliato di esprimere un malessere che spesso non riescono a comunicare diversamente».

I ragazzi come hanno reagito sapendo che "Estate insieme" sarebbe stata annullata?

«I ragazzi hanno sempre apprezzato queste iniziative perché si sentono ascoltati. Da queste esperienze nascono spesso amicizie e momenti di confronto autentici. Per questo molti mi hanno detto che erano dispiaciuti che "Estate Insieme" fosse stata annullata. Non è tanto per il divertimento, quello che cercano davvero è la vicinanza. È un’esperienza educativa, ma semplice e informale: non siamo professori, siamo persone che cercano di costruire un rapporto di fiducia. Il paradosso è che proprio alcuni dei ragazzi coinvolti in questi atti vandalici sono tra quelli che più apprezzano queste attività e ne riconoscono il valore».

Pensa che avendo detto "no" le cose cambieranno?

«Si prova a trovare la strada giusta. Dispiace interrompere un’attività che va avanti da tanti anni, ma in questo momento ho ritenuto che fosse una scelta necessaria. È anche un modo per dimostrare ai ragazzi che gli vogliamo bene. A volte voler bene significa avere il coraggio di farsi voler "male". Educare significa anche avere il coraggio di dire dei "no" quando è necessario».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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