Morti nello schianto all’Elba, oltre duemila persone per l’addio a Gabriele e Nicolò: «Ora siete le stelle più belle del cielo»
Seravezza, tanta commozione nelle parole degli amici dei due ragazzi durante i funerali allo stadio: «Siete stati dei doni per chi vi ha incontrato»
SERAVEZZA. «Noi non sappiamo dove vanno le persone quando muoiono, ma sappiamo dove restano. Vi teniamo incisi nel nostro cuore». Gabriele Seragini e Nicolò Guazzelli, i due 23enni morti nel tragico incidente stradale di venerdì scorso all'Isola d'Elba, sono ovunque in questo torrido, complicato, doloroso eppure straordinario pomeriggio, quello di ieri allo stadio Buon Riposo, che ha fatto da cornice ai funerali dei due ragazzi.
Sono negli sguardi ora smarriti ora consapevoli dei genitori, nelle oltre duemila persone che hanno lastricato di sussurri, applausi, lunghissimi silenzi, fumogeni, striscioni, palloncini bianchi il corteo funebre che si è allungato dalla chiesa di Vallecchia fino allo stadio di Pozzi per ricongiungersi all'altra comunità che era lì, ad attenderli in tribuna.
Le due comunità in lutto
Pietrasanta e Seravezza, nel nome di Nicolò (residente a Vallecchia) e Gabriele (con casa a Corvaia) hanno condiviso la giornata di lutto cittadino: i labari, i sindaci Alberto Giovannetti e Lorenzo Alessandrini volutamente defilati, ma a l tempo stesso partecipi (presente anche il sindaco di Stazzema Maurizio Verona), i referenti delle singole amministrazioni, ma soprattutto un corteo di giovani, di ragazze e ragazzi. Chi indossando una maglietta bianca con la scritta "vivete in noi", chi con gli striscioni nel ricordo dei due amici, chi ancora chiamando, di tanto in tanto, un applauso che sgorgava sincero, mai rabbioso, ma che evocava abbracci forti, indissolubili. Legami che vanno oltre le distanze. Oltre la morte.
Le parole e i ricordi
Don Giuseppe Napolitano, Vicario foraneo e parroco di Querceta, insieme ad altri parroci della Versilia storica e ancora di Massa, ha accompagnato, dall'altare sul campo da calcio del Buon Riposo, l'ultimo saluto a Nicolò e Gabriele. E lo ha fatto con parole dirette, semplici, evitando iperbole retoriche. Con la Lettera di San Paolo ai Romani, con i testi del Vangelo secondo Giovanni e con una metafora di una storia di vita vera, di un ragazzino che nel pieno della sua adolescenza, quella più felice, fa un giorno conoscenza con la morte. «Una scoperta che lo angosciò a lungo fino a un'altra scoperta, quella raccontata da Gesù in croce, da Dio. E capisce che l'amore, alla fine, vince su tutto: sulla sofferenza, sulla cattiveria, anche sulla morte. Gabriele e Nicolò – la chiosa di don Giuseppe – nella loro breve vita sono riusciti ad intrecciare tante altre vite, talvolta noi sottovalutiamo la capacità dei giovani di dare amore. In questa disgrazia la nostre comunità si sono riscoperte più vicine. Come si diceva, alla fine l’amore vince su tutto. Gabriele e Nicolò non vivranno solo nel cuore di chi resta, loro vivranno per sempre».
Il clarinetto di Gigi Pellegrini accompagna i diversi momenti dell’omelia: le due bare, posizionate una accanto all’altra, addolcite da fiori bianchi, sono accarezzate con lo sguardo da Elisabetta e Luca, i genitori di Nicolò, dalla sorella Diletta. Da Riccardo Seragini, il babbo di Gabriele, con l suo fianco la figlia Sara e la fidanzata di Gabriele, Eleonora. Tutti intorno gli amici dei due ragazzi, i compagni di un breve, ma intenso e vero percorso di vita.
«Siete stati una medicina per l’anima» dice al microfono Gianluca, a nome dei coetanei, con la voce incrinata dalla commozione. «Cari Nicolò e Gabriele mai avremmo pensato di ritrovarci a scrivere queste parole. Abbiamo avuto la fortuna di intrecciare il cammino – ha proseguito Gianluca –: siete stati complici, compagni, sapevate sdrammatizzare. Nella vita, si dice, che esistono persone che sono dei doni per chi le incontra. E così è stato con voi due. Fisicamente non potremo più trovarci, ma nel cuore e negli occhi non c’è distanza. Continueremo a cercarci nei ricordi. Oggi dovevate essere qui, non lassù, ma con il vostro fare siete stati fondamentali per ognuno di noi. Ci viene da dire, in questo momento, alla luce di quanto è successo, godetevi la vita a pieno. Ditevi tutto, divertitevi, aiutatevi, supportatevi, abbiate il coraggio di osare. Perché domani potrebbe essere troppo tardi. Nicolò e Gabriele siete le due stelle più belle del cielo. Buon viaggio».
A epilogo di parole, sguardi, abbracci, silenzi e applausi, resta la sensazione di una stretta insidiosa in gola che improvvisamente si libra in cielo con un grido. E ancora una volta non è un grido di rabbia, forse lo è di dolore, ma soprattutto è un urlo di amore, di amicizie che travalicano ogni barriere, di genitori e sorelle sospesi oggi in un vuoto che fa male. Che ti scava dentro. Ma sullo sfondo resta l’istantanea di due grandi amici, della loro eterna giovinezza, di un viaggio bello, spensierato, che mai potrà finire. E mai sfiorirà.
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