Il Tirreno

Salute femminile, indagine ‘ancora tanti tabù, migliorare il dialogo con il medico’

4 MINUTI DI LETTURA





(Adnkronos) - Disturbi e dolori che incidono sulla vita quotidiana e vengono taciuti, problemi vissuti in solitudine, pressioni sociali e difficoltà nel chiedere aiuto. Sono alcuni degli elementi che ancora oggi condizionano il modo in cui le donne affrontano aspetti importanti della propria salute. Da questa consapevolezza nasce la ricerca internazionale Taboo Topics in Women’s Health, promossa da Gedeon Richter per indagare il ruolo dei tabù nel percorso di salute e cura delle donne. Lo studio condotto su un campione rappresentativo di 12mila donne tra i 18 e i 59 anni in sei Paesi europei – Ungheria, Germania, Italia, Portogallo, Spagna e Regno Unito – ha esplorato come le donne vivono condizioni e situazioni che le riguardano direttamente e in quali momenti i tabù ostacolano il riconoscimento dei problemi, la loro condivisione e la ricerca di possibili soluzioni. Sugli aspetti più rilevanti, che riguardano la realtà del nostro Paese, Gedeon Richter Italia ha attivato una campagna online, realizzata con il coinvolgimento di quattro medici-influencer e diffusa sul proprio profilo LinkedIn. I dati relativi alla sessualità sono particolarmente significativi - riferisce una nota - Tra le italiane di età compresa tra 18 e 59 anni, il 60% ha sperimentato almeno un problema legato alla sessualità e, per quasi tre quarti di chi ne è interessata (71%), questi disturbi fanno parte regolarmente della vita sessuale. Le quattro problematiche più diffuse – calo del desiderio, secchezza vaginale, assenza di orgasmo e dolore durante i rapporti – riguardano il 51% delle donne. E tra chi sperimenta problemi legati alla sessualità, il 55% non si è mai rivolto a un medico per affrontarli. Sul fronte della contraccezione, le italiane under 45 dichiarano di conoscere in media circa 7 metodi sui 17 elencati. I più noti e utilizzati sono il preservativo e la pillola contraccettiva e un terzo delle intervistate (33%) non ha utilizzato contraccettivi nell’ultimo mese. A orientare maggiormente la scelta del metodo sono il prezzo, la facilità d’uso e la sicurezza. Anche il modo in cui le donne si informano varia in base all’età e alla frequenza del confronto con il medico. Il 60% delle italiane cerca informazioni sulla contraccezione online, mentre il 55% si rivolge anche ai professionisti sanitari. Tra chi effettua una visita medica ogni anno, però, il medico rappresenta la principale fonte di informazione (65%). Le piattaforme online assumono invece un ruolo più rilevante soprattutto tra le donne tra i 18 e i 31 anni. Il 21% delle donne ha utilizzato almeno una volta la pillola del giorno dopo, con la maggioranza che dichiara che vi ricorrerebbe in caso di necessità. Le risposte relative alla fertilità - continua la nota - mettono in luce il peso delle dinamiche sociali. La maggior parte delle donne sotto i 45 anni percepisce uno stigma legato alla maternità e, in particolare, il 42% delle italiane dichiara di aver ricevuto pressioni da familiari o amici riguardo all’avere figli. Il fenomeno è ancora più diffuso tra chi è già in fase di pianificazione della maternità e chi cerca una gravidanza da oltre un anno. La pressione è “particolarmente rilevante” perché alimenta proprio quei fattori – stress, ansia e tensione emotiva – che le donne indicano come i più negativi per la possibilità di concepire. Anche all’interno della coppia il dialogo non è sempre scontato: la metà parla apertamente e frequentemente di figli durante il periodo in cui cerca il concepimento e l’altra metà ne discute meno spesso, mentre una coppia su dieci evita del tutto l’argomento. Sul tema della preservazione della fertilità, l’83% delle donne ha sentito parlare del congelamento degli ovociti (egg freezing). Tra le donne che desiderano un figlio, l’80% preferisce il concepimento naturale, circa la metà valuta positivamente trattamenti ormonali, fecondazione assistita o adozione, mentre un terzo è aperto anche ad altre soluzioni. La ricerca evidenzia, inoltre, come la menopausa sia percepita dalla maggior parte delle donne come un processo naturale, ma allo stesso tempo come un “cambiamento inevitabile e non facile da accettare”. In Italia, le donne in menopausa riportano in media 5 sintomi, che per circa la metà di chi ne soffre fanno parte della vita quasi quotidiana. Eppure, il 32% non consulta un medico. Tra i disturbi più comuni e con maggiore impatto sulla quotidianità emergono le vampate, i problemi del sonno e il conseguente affaticamento, che rendono più difficile tollerare anche gli altri sintomi. A questo si aggiunge una dimensione emotiva importante: il 40% dichiara di sentirsi sola nell’affrontare questa fase, con ripercussioni soprattutto sulla salute generale, sul benessere sessuale e su quello mentale. Anche la conoscenza delle possibilità terapeutiche resta limitata: solo un terzo delle donne che manifesta sintomi conosce terapie ormonali o non ormonali. Al tempo stesso, due terzi delle donne tra i 45 e i 59 anni si dichiarano aperte a un trattamento e solo il 29% rifiuterebbe le opzioni ormonali. “I dati della ricerca mostrano quanto il silenzio e la mancanza di dialogo con il medico incidano ancora sulla salute e sulla qualità di vita delle donne - commenta Maria Giovanna Labbate, amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia - Dalla sessualità alla fertilità, fino alla menopausa, sintomi e bisogni vengono troppo spesso normalizzati o vissuti in solitudine, ritardando l’accesso alla cura e la conoscenza delle possibili soluzioni. Per questo è fondamentale promuovere informazione, ascolto e un confronto aperto tra donne e professionisti sanitari, superando tabù ancora troppo radicati”.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronache flash

L’incidente

Piombino, operaio cade nella stiva di una nave: portato in ospedale

di Redazione Piombino
Sportello legale