Da sapere
Ora solare 2026, torna il cambio: quando spostare le lancette e gli effetti sul sonno
Il pediatra Italo Farnetani avverte sui possibili disturbi, soprattutto nei bambini, e consiglia come abituarsi gradualmente al nuovo orario. Intanto cresce la richiesta di mantenere l’ora legale tutto l’anno
Ci risiamo: nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre torna l’ora solare. Alle 3.00 del mattino le lancette di sveglie e orologi andranno spostate indietro di un’ora. Si dormirà dunque un po’ di più, ci sarà più luce al mattino, ma farà buio prima nel corso del pomeriggio.
L’esperto
«Uno scombussolamento che regalerà problemi di sonno ad adulti e bambini e che richiederà qualche giorno di adattamento», dice a LaSalute di LaPresse Italo Farnetani, professore ordinario di Pediatria Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche United Campus of Malta, fermamente convinto da tempo che l’ora legale andrebbe mantenuta tutto l’anno.
«Ci viene sottratta un’ora di luce, scambiata con un’ora di buio, probabilmente chiusi in casa. I detrattori dell’ora legale dicono che durante il periodo invernale sarebbe sbagliato svegliarsi col buio? Ma l’ora di luce in più è un grande boccata d’ossigeno per l’organismo. In ogni caso, l’importante è smettere di fare questo assurdo cambio dell’ora», insiste il pediatra, che in questa battaglia non è solo.
C’è chi dice no
«L’ora legale permanente merita una sperimentazione italiana rigorosa, che ne valuti benefici e criticità nella vita quotidiana dei cittadini. È il percorso che sosteniamo come Società Italiana di Medicina Ambientale insieme a Consumerismo No Profit, attraverso una petizione che ha già raccolto oltre 360.000 firme verificate», afferma a LaPresse Alessandro Miani, presidente Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima).
«Dopo l’approvazione del documento conclusivo dell’indagine conoscitiva della Camera e la recente presentazione della risoluzione, chiediamo al Governo di dare seguito a questo lavoro, promuovendo in sede europea le condizioni necessarie per avviare la sperimentazione nel nostro Paese», dice Miani.
I motivi
Ma perché il cambio dell’ora ci scombussola così? «L’alternanza di luce e buio è il principale sincronizzatore fisiologico dell’organismo: sonno, umore, appetito, energia. Lo scopriremo quando, nella notte fra sabato e domenica, dovremo spostare all’indietro le lancette dell’orologio di un’ora. Dobbiamo pensare che il nostro organismo, e soprattutto quello dei bambini, si è abituato a 7 mesi di ora legale», riflette Farnetani.
Che succederà? L’esperto prevede notti difficili e risvegli precoci, specie nel caso dei piccoli. Come regolarsi? «Consiglio di anticipare un po’ l’orario della cena e i vari riti legati al momento di andare a letto, scalando 10 minuti al giorno in modo che l'orologio dell'organismo si abitui progressivamente all’ora solare a partire da lunedì, fino ad arrivare alla fine della settimana con l'auspicata sincronizzazione dell’orologio biologico con quello esterno», dice Farnetani.
Cosa succede (i consigli)
I fastidi, infatti, sono temporanei. «Il passaggio dall'ora solare a quella legale è meno complicato di quello inverso, peccato però per il rischio di stare un'ora a letto svegli: questo può favorire l’insonnia. La soluzione? L’approccio progressivo, che però potrebbe comportare per qualche giorno un risveglio precoce del bambino».
Il pediatra suggerisce di sfruttare questo fenomeno per far fare al piccolo una ricca prima colazione in tranquillità, «evitando la solita fretta prima di andare a scuola». Mantenere l’ora legale tutto l’anno, però, «consentirebbe di conservare più luce naturale nei pomeriggi invernali, con potenziali benefici per le attività all’aperto, la socialità, il commercio e il risparmio energetico. Una prospettiva da valutare considerando anche le mattine invernali più buie e le esigenze di chi inizia presto la giornata», elenca Miani.
«Chiediamo una sperimentazione italiana con monitoraggio indipendente e risultati pubblici su sonno, salute, sicurezza, energia ed effetti economici, tenendo conto delle differenze territoriali e delle fasce più vulnerabili della popolazione», conclude Miani.
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