Il Tirreno

Omicidio Diabolik, arrestate sette persone: "Michele Senese mandante apicale"

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Roma , 09 set. - (Adnkronos) - I carabinieri hanno arrestato i presunti mandanti dell'omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik. Si tratta di sette persone, gravemente indiziate, a vario titolo, di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico. L'ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere è stata disposta dal gip del Tribunale di Roma, su delega della Procura- Direzione distrettuale antimafia. La complessa e premeditata organizzazione del delitto, eseguita in pieno giorno, è stata qualificata dal gip del Tribunale di Roma come azione con metodo mafioso, finalizzata ad agevolare il clan Senese, egemone nell'area in cui il delitto è stato consumato. E' quanto scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare per i presunti mandanti dell'omicidio che, si sottolinea, ha generato nel territorio romano un diffuso clima di assoggettamento e omertà, palesato dall'evidente reticenza dei testimoni oculari e dei sodali più stretti della vittima. Attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche e l'analisi di chat criptate, gli inquirenti hanno raccolto gravi elementi indiziari in ordine all’esistenza di un accordo criminoso integrato tra diverse compagini delinquenziali operanti a Roma, volto a tutelare i rispettivi interessi nel lucroso mercato del narcotraffico. Michele Senese, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti sono tra gli arrestati. Le indagini individuano, in particolare, gravi indizi di reità a carico di tre esponenti di primo piano della criminalità romana, gravemente indiziati di essere i promotori e mandanti dell'omicidio. Michele Senese (indiziato quale mandante apicale): storico capo dell'omonimo clan, avrebbe fornito l'assenso preventivo determinante per l'uccisione di Piscitelli. L'azione punitiva serviva a riaffermare il potere del clan su un proprio affiliato che, resosi autonomo nel traffico di stupefacenti insieme a Fabrizio Fabietti, rifiutava di corrispondere la dovuta quota sui profitti delle sue attività illecite, versando somme irrisorie (circa 2.000-3.000 euro mensili a fronte di ingenti quantitativi di droga commercializzati). Leandro Bennato (indiziato quale mandante e organizzatore), al vertice del gruppo criminale operante su tutta la città di Roma con propaggini che dall’estrema periferia di Roma Sud/Est (Tor Bella Monaca) si prolungano sino a quelle di Roma Nord-Ovest (zona Casalotti/Primavalle), avrebbe deliberato l'eliminazione di Piscitelli per estrometterlo, considerandolo un concorrente scomodo sul mercato della cocaina e conquistare il controllo criminale della zona della Tuscolana. Bennato avrebbe pianificato la logistica sul luogo, effettuando sopralluoghi preliminari e, il giorno del delitto, avrebbe fornito supporto diretto scortando il killer Raul Esteban Calderon a bordo di uno scooter rubato. Alessandro Capriotti (indiziato quale gancio e mandante): noto broker di cocaina, avrebbe agito in concorso, concordando la trappola mortale. Capriotti avrebbe infatti fissato un appuntamento fittizio con Piscitelli presso la panchina del parco di via Lemonia alle ore 19.00 del 7 agosto 2019, attirandolo scientemente nel raggio d'azione del sicario, già travestito da runner e appostato nell'area. “Ricordate che a Roma la gente con i soldi rimane sulle panchine”, si legge in una delle intercettazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare. Nella conversazione tra diversi soggetti avvenuta a neppure un mese dall’omicidio si “ammoniva sulla gravità delle conseguenze derivanti dall’omessa o ridotta corresponsione dei guadagni illeciti al clan Senese” alludendo “precisamente al delitto di Fabrizio Piscitelli”. Un mese e mezzo dopo l’omicidio di Diabolik, era registrata una conversazione del 15 settembre 2019: Michele Senese, la moglie e il figlio Vincenzo discutevano di un “asserito contrasto tra i familiari Piscitelli circa il trattenimento dell’urna funeraria di Diabolik. Orbene – scrive il giudice nell’ordinanza - al di là dell’oggetto del dialogo (non è del tutto chiaro se essi alludessero ad altri profili dissimulati dal loro consueto linguaggio criptico e frammentato), è indubbio che Michele Senese abbia esternato una frase (“…embè che gliela danno anche un poco a loro che fa?...un cucchiaino di polvere…ve lo mettete nel brodo!”) rivelatrice di un sì palese disinteresse per la fine di Piscitelli, nonostante la loro lunga conoscenza, da rendere evidente la risalente rottura tra il defunto ed il clan Senese”. “Leandro Bennato, Alessandro Capriotti, Matteo Costacurta, Elvis Demce, Michele Senese e Emanuele Vargiu sono soggetti di elevatissima caratura criminale, coinvolti nell’ambito di organizzazioni criminali di estrema determinazione nel perseguimento dei loro obiettivi. La biografia penale degli indagati è indicativa della loro personalità criminale e le recenti indagini hanno evidenziato l’inserimento di Leandro Bennato (e Giuseppe Molisso) nel più pericoloso sodalizio criminale della Capitale, finalizzato al traffico di stupefacenti, mentre Michele Senese è uno storico boss tuttora attivo, nonostante la detenzione da oltre dieci anni, guida incontrastata dell’omonimo sodalizio di tipo mafioso radicato in Roma”, scrive il gip di Roma Livio Sabatini nell'ordinanza di custodia cautelare. “La figura di Alessandro Capriotti è egualmente di assoluta pericolosità, avendo l’indagato dimostrato spiccatissime capacità criminali e familiarità con contesti delinquenziali: la sua contiguità con Leandro Bennato (e Giuseppe Molisso), già emersa nel procedimento ‘Cacher’, è stata rimarcata in questa indagine ove è stata altresì dimostrata la sua vicinanza con la famiglia Senese”. Sul fronte opposto, quello del ‘gruppo degli albanesi’, secondo il gip “eguali considerazioni devono svolgersi per Elvis Demce, Matteo Costacurta ed Emanuele Vargiu, avvinti da una militanza in una comune compagine criminale contrapposta a quella di Bennato/Molisso: i primi due presentano una biografia penale di indubbio rilievo ed hanno rivelato una spiccata determinazione nel compimento di azioni violente, circostanza sintomatica delle loro personalità - sottolinea il gip -. Vargiu ha dimostrato ferma volontà di eseguire l’omicidio di Giuseppe Molisso, avendo consolidati rapporti con importanti esponenti della compagine di Elvis Demce nonché dimostrando una sua contiguità con frange assai pericolose del fanatismo politico. La determinazione dei suddetti indagati nel vendicare la morte di Piscitelli, alias ‘Diabolik’, conclude il gip di Roma - è emersa costantemente nel corso delle intercettazioni”. “Le circostanze emerse dalla disamina di questo procedimento penale sono allarmanti perché hanno rivelato che la protrazione delle condotte delittuose e il compimento di ulteriori fatti di sangue sono stati scongiurati esclusivamente per i numerosi arresti susseguitisi in tempi recenti”, si legge ancora. Il gip evidenzia in particolare “l’attuale contrapposizione tra il gruppo degli albanesi riconducibile a Elvis Demce e quello di Giuseppe Molisso e Leandro Bennato, sotto l’egida del clan Senese, donde il pericolo di commissione di reati analoghi a quelli per cui si procede è certo in caso di libertà degli indagati, essendo stato peraltro dimostrato dagli sviluppi investigativi successivi all’omicidio di Piscitelli” tra cui "il tentato omicidio di Leandro Bennato, gli appostamenti sotto l’abitazione di Fabrizio Fabietti, il tentato omicidio di Giuseppe Molisso e l’aggressione in carcere di Raul Esteban Calderon, ossia Alejandro Gustavo Musumeci, accusato di essere il killer di Diabolik, assolto in appello. Fra gli altri episodi, nelle oltre 760 pagine dell’ordinanza, si ricorda quello del 14 luglio 2025 quando nella stessa notte in cui veniva eseguita la misura cautelare nei confronti di Demce “ignoti hanno scagliato un ordigno rudimentale all’indirizzo dell’abitazione dell’indagato, all’interno della quale vi era la famiglia di Demce, non esploso soltanto per un caso fortuito”.

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