Scontro tra treni ad Andria, Mattarella a cerimonia per decennale: commozione tra parenti vittime
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Andria, 12 lug. - (Adnkronos) - Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella oggi ad Andria per partecipare alla cerimonia di commemorazione del decimo anniversario della strage dei treni di 10 anni fa quando, sulla tratta tra Andria e Corato, morirono 23 persone. Ad accoglierlo l'applauso dei cittadini, oltre alla sindaca Giovanna Bruno, al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e alla prefetta Flavia Anania. La cerimonia, alla presenza di parenti delle vittime, che il capo dello Stato ha salutato uno per uno, si è tenuta vicino alla Stazione ferroviaria di Andria, dopo l'omaggio alla targa che ricorda le vittime. Subito dopo, in un clima di grande commozione dei familiari, i 23 rintocchi delle campane, tanti quante le vittime di quel tragico incidente. Subito dopo sono stati elencati i nomi delle 23 vittime: Pasquale Abbasciano 61 anni, Giuseppe Acquaviva, 51 anni, Serafina Acquaviva, 52 anni, Maria Aloysi, 49 anni, Alessandra Bianchino, 29 anni, Rossella Bruni, 26 anni, Pasqua Carnimeo (Patty), 30 anni, Enrico Castellano, 72 anni, Luciano Caterino, 37 anni, Michele Corsini, 61 anni, Albino De Nicolo, 53 anni, Salvatore Di Costanzo, 56 anni, Giulia Favale, 51 anni, Nicola Gaeta, 56 anni, Jolanda Inchingolo, 25 anni, Benedetta Merra, 52 anni, Donata Pepe, 62 anni, Maurizio Pisani, 49 anni, Giovanni Porro, 60 anni, Fulvio Schinzari 59 anni, Antonio Summo, 15 anni, Francesco Ludovico Tedone, 17 anni, Gabriele Zingaro, 25 anni. In piazza anche alcuni feriti sopravvissuti alla strage. Subito dopo i discorsi della sindaca di Andria e del presidente della Regione Puglia in piazza Bersaglieri d'Italia, Mattarella ha prima salutato nuovamente i familiari delle vittime e poi ha reso omaggio alla stele commemorativa realizzata per l'occasione. Si tratta di una statua scultorea dal titolo 'la comunità' del maestro Cosimo Giuliano che rappresenta la forza che emerge quando le persone si stringono le une alle altre di fronte al dolore. Quindi ha lasciato la piazza salutato da un altro applauso come al suo arrivo. Da oggi la piazza Bersaglieri d'Italia si chiamerà Largo 12 luglio 2016. Per il governo era presente il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. "Presidente, si ricorda di mio figlio? 'Sì, il piccolo giapponese. Suo figlio le è sempre vicino'". Così Vincenzo Tedone, padre del 17enne Francesco, una delle vittime del disastro ferroviario, ha riferito ai giornalisti il breve scambio di battute con Mattarella prima dell'inizio della cerimonia. Il giovane era tornato solo da due giorni da un viaggio di studi di 10 mesi a Oita in Giappone. "Ventritre persone non muoiono per fatalità, muoiono per responsabilità precise", ha detto la sindaca di Andria Giovanna Bruno parlando alla cerimonia. "Con la loro morte, di certo è morta la fiducia, che dobbiamo faticosamente riconquistare; è morta la sicurezza che ogni comunità deve ai suoi figli, proteggendoli uno ad uno. Ma non deve più morire. Mai più. Spetta a noi, in primo luogo a noi istituzioni", ha detto ancora. "Famigliari tutti e voi, sopravvissuti - ha aggiunto - concedeteci di non sbagliare ancora, di non fallire oltre. Consentiteci di non lasciarvi soli, non oggi, non domani, non più. Il nome dei vostri cari, così come le vostre ferite, hanno cucito una Regione intera, uniscono il Paese e la vostra rabbia o quanto di essa rimane o quanta ancora ne deve venire intimamente fuori, questa rabbia che è amore ferito, si fa memoria. Non vi chiedo di metterla da parte, l’amarezza. Vi chiedo di offrirla a tutti e a ciascuno, per raccoglierla con delicatezza, dandole sembianze di madre. Una madre che soffre e geme, ma che genera, alimenta vita e crea speranza. Dateci di fare, insieme a voi, con discrezione e compostezza, la nostra piccola parte, stimolando umana consapevolezza. Per un passato che di certo non possiamo riscrivere e cambiare, ma per un futuro che sicuramente non può permettersi di tradire, dimenticando. Così, la Comunità si fa memoria. Ad imperituro ricordo dei feriti e delle vittime dell’incidente ferroviario del 12 luglio 2016. Sentinelle del nostro agire. Custodi di eternità". "L'atrocità di quel disastro di 10 anni fa resta nella mente e negli occhi di tutti. La presenza oggi del presidente della Repubblica dimostra una grande sensibilità del presidente e una particolare attenzione a questa terra e alla sua gente. I familiari delle vittime devono custodire quel dolore a noi tocca anche farci forza e guardare con fiducia al futuro di questa terra nella speranza che questa regione possa viaggiare su un binario che guarda al futuro alla modernità e alla sicurezza, un viaggio che dobbiamo percorrere e che non deve lasciare indietro nessun cittadino, un viaggio che deve proceder senza il rischio di poter perdere la vita e guardando avanti al futuro della nostra terra, della nostra gente ma soprattutto delle nuove generazioni", ha detto il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. "Penso che il presidente rappresenti tutto lo Stato, siamo qui per questo. E' un 12 luglio che tutta la comunità sente, quindi credo che sia anche importante essere qui oggi e commemorare questa giornata. Una giornata che dieci anni fa è stato molto duro, è duro nei ricordi ancora per tutti noi, è duro per chi ha perso qualcuno e per tutta la comunità che ha vissuto questa tragedia che prendeva treni che andava al lavoro a scuola e che magari per caso ha preso il treno successivo. Con il massimo rappresentate dello Stato che abbraccia le vittime e i parenti tutti", ha detto Tiziana Tedonesorella di Francesco. "Francesco è arrivato il 10 luglio da un viaggio in Giappone, era andato ad Oita per 10 mesi, si era messo in gioco, amava profondamente quel Paese. Dopo che è tornato, ha avuto pochissimo tempo per raccontarci la sua esperienza e il 12 luglio ha deciso di prendere quel treno e di andare a raccontare la sua esperienza alla sua professoressa e a trovare degli amici. Purtroppo è rimasto coinvolto", ha detto ancota Tiziana Tedone. "La storia di Francesco è singolare", ha aggiunto. "Quando i miei genitori sono andati a prenderlo da Roma, di ritorno, ha lasciato quasi con ingenuità una frase, ha detto 'mi piacerebbe portare un po' d'Italia in Giappone e un po' di Giappone in Italia'. Noi abbiamo raccolto quella frase come un sogno collettivo che oggi cerchiamo di portare avanti in sua memoria, costruendo un ponte culturale tra le due città". "Quella mattina mi ha chiamato un amico che lo aspettava a Corato e disse che stavano aspettando Francesco ma aggiunse che gli avevano detto che c'era stato un incidente. La cosa buffa è che io risi e dissi: 'Francesco è tornato dal Giappone e adesso dirà 'guarda sono tornato in Italia e c'è stato già un incidente di percorso'. In realtà non è andata così", ha aggiunto.
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