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Rinnovo dei contratti, Ugl: «Più attenzione non solo all’aspetto economico, ma anche alle condizioni di lavoro e alla sicurezza»

di Maurizio Campogiani

	Almerico Romano
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Almerico Romano

Iniziata la stagione dei rinnovi dei ccnl. Per il segretario nazionale dell’Unione Generale del Lavoro Mare e Porti deve essere l’occasione per ripensare a 360 gradi il ruolo dei lavoratori e delle imprese

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A fine anno vanno in scadenza il contratto di lavoro dei marittimi e quello dei lavoratori dei porti. Per i primi il confronto tra datori di lavoro e sindacati è già partito, mentre per il secondo si è ancora alle fasi preliminari. Si respira, però un clima sostanzialmente diverso rispetto a precedenti, analoghe occasioni e la sensazione è che i rinnovi terranno conto delle grandi trasformazioni in atto nel mondo del lavoro, a tutti i livelli.  

«Per quanto ci riguarda – spiega il segretario nazionale di UGL Mare e Porti, Almerico Romano, crediamo indispensabile dotarsi di un sistema contrattuale più partecipativo, moderno e capace di valorizzare e tutelare i reciproci interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro. A nostro avviso, le proteste esplodono troppo spesso quando le rivendicazioni hanno ormai assunto percorsi di esasperazione. Per questo riteniamo necessario rafforzare la presenza dei rappresentanti sindacali sui luoghi di lavoro, senza interferire con le attività, ma con la funzione di monitorare le condizioni di lavoro, raccogliere le criticità e intervenire preventivamente prima che queste si trasformino in conflitti».

«Nel caso dei lavoratori portuali – aggiunge Romano – riteniamo fondamentale riconoscere la natura usurante di questo lavoro e rendere concretamente operativo il sistema di fuoriuscita anticipata attraverso il fondo già esistente. Allo stesso tempo, sono necessari adeguamenti contrattuali che tengano realmente conto dell'aumento del costo della vita e percorsi di formazione specifici, costruiti sulla base delle esigenze di un mercato in continua evoluzione. La priorità assoluta deve comunque rimanere la sicurezza, mettendo al centro la persona e non la velocità delle operazioni. Troppo spesso, infatti, la ricerca della massima celerità può diventare una delle cause degli incidenti sul lavoro».

«Per quanto riguarda il contratto dei lavoratori marittimi – continua il segretario nazionale di UGL Mare e Porti – oltre agli adeguamenti contrattuali necessari a riconoscere il valore e il forte sacrificio richiesto a chi svolge questa professione, riteniamo urgente affrontare il tema del ricambio generazionale. Se non si interviene rapidamente, rischiamo di perdere un patrimonio professionale e un lavoro storico per alcune realtà del nostro Paese. Il nuovo contratto dovrà impegnarsi nella costruzione di condizioni di vita e di lavoro più dignitose, soprattutto per quanto riguarda l'allocazione e le condizioni di alloggio degli equipaggi. Un passaggio importante potrebbe essere l'introduzione, già al primo livello contrattuale, di una chiara identificazione delle mansioni in relazione alla qualifica ricoperta, così da garantire maggiore trasparenza, riconoscimento professionale e corretta applicazione dei diritti. Dovranno inoltre essere create condizioni che consentano una fuoriuscita anticipata dal lavoro, tenendo conto del reale stress fisico e psicologico a cui sono sottoposti i lavoratori marittimi».

Il ragionamento va oltre e si conclude tornando nuovamente sul tema della sicurezza e investendo anche un argomento spinoso, quello riguardante gli scioperi: «Riteniamo necessario – conclude Romano - mettere in discussione l'attuale sistema di autoregolamentazione degli scioperi, che, così come applicato, rischia di vanificare di fatto il ricorso alla protesta come strumento di tutela e di rivendicazione dei lavoratori. Va poi sottolineata l'importanza dei percorsi formativi sulla sicurezza. La formazione non può essere considerata un ulteriore impegno da riversare sui lavoratori, né può essere svolta a discapito del loro diritto al riposo. Deve essere organizzata all'interno dell'orario di lavoro e nel pieno rispetto dei periodi di recupero successivi all'attività lavorativa. Anche questo significa mettere realmente la persona al centro».

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