Rette Rsa, il Tar boccia i 16 euro in più al giorno: le famiglie possono chiedere i rimborsi
Il caso nasce dal ricovero di un anziano con disabilità grave in una Rsa del Pistoiese: la spiegazione dell’avvocato
Il Tar della Toscana ha dichiarato illegittima una maggiorazione di 16 euro al giorno sulla retta Rsa per chi percepisce l’indennità di accompagnamento. Le famiglie interessate possono chiedere la revisione degli addebiti e valutare il rimborso delle somme già pagate.
La domanda del lettore
Da alcuni mesi mio padre, che non è più autosufficiente, vive in una residenza sanitaria assistita (Rsa). Oltre alla quota calcolata in base all’Isee, ci chiedono soldi in più perché percepisce l’indennità di accompagnamento. Mi sembra assurdo che un aiuto destinato a chi ha bisogno di assistenza si trasformi in un costo aggiuntivo. È legittimo?
B.L.R.
La risposta dell'avvocato Biagio Depresbiteris
La perplessità del lettore trova riscontro nella sentenza n. 426/2026 del Tribunale amministrativo regionale (Tar) per la Toscana, che interessa molte famiglie alle prese con le spese di una residenza sanitaria assistenziale (Rsa). La questione non riguarda soltanto quanto pagare in futuro, ma anche la possibilità di recuperare somme già versate indebitamente.
Rette Rsa, illegittimi 16 euro in più al giorno
Il caso nasce dal ricovero di un anziano con disabilità grave in una Rsa del Pistoiese. La Società della Salute aveva aggiunto alla quota calcolata secondo l’Isee un importo fisso di 16 euro al giorno, perché l’ospite percepiva l’indennità di accompagnamento. Circa 480 euro al mese, fino a 5.840 euro in un anno: un aggravio che può diventare pesante. L’amministratrice di sostegno ha impugnato gli atti e ottenuto ragione.
Indennità di accompagnamento, perché il supplemento è illegittimo
Per comprendere la decisione occorre distinguere la componente sanitaria della retta da quella sociale o alberghiera, che può essere in parte posta a carico dell’assistito. Per le prestazioni sociali agevolate, tuttavia, la compartecipazione deve rispettare i criteri nazionali dell’Isee, disciplinati dal D.P.C.M. n. 159/2013.
L’indennità di accompagnamento non rappresenta una maggiore disponibilità economica: è un sostegno riconosciuto in ragione della non autosufficienza. Dopo alcune pronunce del Consiglio di Stato, il legislatore ne ha escluso il computo nell’Isee con il decreto-legge n. 42/2016.
Secondo il Tar, un ente locale non può aggirare tale esclusione imponendo, attraverso un regolamento, un supplemento fisso collegato proprio alla percezione dell’indennità. Sono stati così annullati gli atti che imponevano il pagamento di 16 euro al giorno e le disposizioni regolamentari che lo prevedevano.
La sentenza non ha cancellato l’intera retta della Rsa, né ha dichiarato gratuito il ricovero: ha giudicato illegittima quella specifica maggiorazione, calcolata al di fuori dell’Isee.
Rimborso retta Rsa, come chiedere la restituzione dei soldi
Il risvolto pratico può essere significativo. Chi si è visto addebitare somme aggiuntive per il solo fatto di percepire l’accompagnamento può chiedere il ricalcolo della quota dovuta e valutare la restituzione degli importi già versati, anche per periodi precedenti, nel rispetto dei termini di legge.
Il recupero non è automatico e la pronuncia non rende illegittima ogni voce della retta: occorre verificare i documenti e le regole adottate dall’ente. Il primo passo è richiedere il prospetto analitico degli addebiti, i provvedimenti di determinazione della quota sociale e il regolamento utilizzato per il calcolo.
Se emerge una maggiorazione analoga a quella censurata dal Tar, vi sono ragioni concrete per contestarla, chiedendo non soltanto che cessi per il futuro, ma anche la restituzione di quanto eventualmente pagato senza titolo.
Per molte famiglie, verificare le rette pagate potrebbe significare recuperare somme considerevoli.
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