Federico Buffa e la Nazionale: «La metafora dello specchio rotto che nel 1982 ha cambiato il Paese»
Sarà al Teatro Verdi con il suo spettacolo sugli Azzurri Mundial: «L’idea è nata quando seguivo come inviato di Sky Sport i mondiali del 2014 in Brasile. Ero sulla spiaggia di Copacabana e mi chiamò Tardelli per dirmi che Paolo Rossi gli aveva detto di guardare la mia trasmissione sulla storia dei mondiali»
PISA. Un mondiale nel cuore. Quello del 1982. Lo racconta al Teatro Verdi giovedì 1 ottobre alle 21 il popolare storyteller Federico Buffa in Italia Mundial. Primo evento del festival Goal! Lo stesso Buffa ci ha raccontato le emozioni di quell’estate.
Buffa, qual è il motivo del forte legame degli italiani con quella vittoria anche a 44 anni di distanza?
«Quella squadra era composta da giocatori nati in famiglie che avevano conosciuto la guerra. C’è un passaggio importante nello spettacolo. Avevano fatto lavori umili da giovani. Bruno Conti andava a vendere le bombole del gas, proprio come Franco Causio. Marco Tardelli ha fatto il cameriere. La madre gli bruciò la maglia del Pisa perché voleva che proseguisse con gli studi e non intraprendesse la carriera di calciatore. Ma gli inizi sono stati difficili un po’ per tutti. Per questo la gente ama ancora quella squadra. Tifavano per gente più vicina a come erano loro».
Come cresce questo spettacolo da lei proposto negli anni?
«L’idea è nata quando seguivo come inviato di Sky Sport i mondiali del 2014 in Brasile. Ero sulla spiaggia di Copacabana e mi chiamò Tardelli per dirmi che Paolo Rossi gli aveva detto di guardare la mia trasmissione sulla storia dei mondiali. Da quel momento si è creato un rapporto importante con molti giocatori di quella squadra che di fatto sono diventati gli autori dello spettacolo. Ad esempio Zoff nel suo discorso prima della finale ha cercato di motivare i compagni senza lasciar trapelare che non era al meglio della condizione. Dovevano essere sicuri che il loro capitano, la loro guida in campo fosse presente. Il giovane Bergomi invece pensava di non giocare la semifinale con la Polonia, dopo aver sostituito Collovati contro il Brasile, e lo ripeteva proprio a Zoff che gli continuava a chiedere di lanciare lungo per Conti quando doveva rinviare dal fondo».
Quali sono le storie di quel mondiale che la affascinano di più?
«Il repertorio è davvero infinito. Una cosa che mi ha colpito molto è legata indirettamente alla partita con il Brasile che è decisamente un capitolo unico di quel mondiale. Bearzot portò la nazionale a guardare Brasile-Argentina in tribuna al Sarrià. Me lo confermò anche Zico, grande avversario di quel 5 luglio, ad anni di distanza. Bearzot durante la partita spiegava ai giocatori quello che dovevano fare contro il Brasile. Gli avversari da prendere, i movimenti, le giocate da fare. Uno di questi è quello che ha portato al primo gol con il Brasile chiedendo a Conti di cambiare lato per cercare Cabrini e a Rossi di attaccare alle spalle Junior. E proprio così Rossi sbloccò la partita e cambiò il destino del suo mondiale e quello della squadra che vinse per 3-2 proprio con una sua tripletta».
Lei ha raccontato in Tv anche Enzo Bearzot. Quello che ha colpito del “vecio” era la sua resistenza alle critiche e la difesa della squadra e delle sue scelte. C’è anche altro però in quel successo?
«Assolutamente sì. C’è un percorso che nasce nel 1978. Una nazionale bellissima, forse la squadra più bella di quel mondiale. Capace di battere anche i padroni di casa e futuri campioni del mondo dell’Argentina. Sarebbe stato bello vedere in finale gli azzurri che chiusero al quarto posto. Non possiamo dimenticarci poi del silenzio stampa. Una scelta che oggi sarebbe inimmaginabile. E il silenzio stampa è riuscito molto bene visto che il portavoce era Dino Zoff, che non era certo uno che parlava molto».
Quanto ha inciso il contesto di quell’Italia del 1982, che lei definisce uno specchio rotto, sulla vittoria del mondiale?
«Il ricordo della seconda guerra mondiale non era lontanissimo, inoltre l’Italia stava uscendo dagli anni di piombo. In quell’estate finalmente si tornava in piazza. Il presidente della Repubblica Sandro Pertini quando andò a congratularsi con Bearzot e la squadra disse: “Non avete idea di quello che avete fatto”. Una frase talmente bella e che dice tutto. Mi sarebbe piaciuto intitolarlo così questo spettacolo, ma Italia Mundial è più immediato».
A Pisa una domanda è d’obbligo. Il debutto di quel mondiale, lo 0-0 con la Polonia, venne disputato il 14 giugno. Il giorno prima il Pisa di Romeo Anconetani festeggiava la serie A. Che presidente è stato Anconetani?
«Un presidente eccezionale come Costantino Rozzi dell’Ascoli. Imprenditori con una grande passione e figure fondamentali di quel calcio».
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