Rimangono “a secco” con l’auto elettrica sull’A12: «Niente colonnine di ricarica, così la gita è diventata un incubo»
La disavventura di una coppia di turisti. L’appello alle istituzioni italiane: «È l’ora di approdare davvero all’elettrico. Stazioni guaste o incompatibili, un servizio inadeguato per una realtà turistica così bella»
«L’Italia viaggia elettrica… ma a quanto pare le colonnine funzionano ancora a benzina. Quella che doveva essere una giornata da sogno alle Cinque Terre si è trasformata per alcuni turisti in stress, batteria scarica e una costosissima fattura del carro attrezzi».
Una storia che sembra arrivare dal passato, ma è un presente a due velocità: da un lato ci sono loro, i protagonisti, marito e moglie belgi, in vacanza sulla costa toscana dove sono arrivati con un’auto elettrica in compagnia dei loro due cani. Turisti “green”, in cerca di relax e vacanze esperienziali. Hanno scelto di soggiornare vicino al mare, in un resort nella campagna cecinese. Un punto di partenza per le loro escursioni. Dall’altro c’è un sistema infrastrutturale che ha recepito solo in parte la richiesta di green, di quelle ecovacanze che fanno schizzare in alto le ricerche e le prenotazioni dei turisti stranieri nel Belpaese e in Toscana. Lo raccontano al Tirreno Frederick Lampens e Odile Hecq.
Green cercasi
«Quella che doveva essere una splendida giornata alle Cinque Terre si è conclusa per noi in un incubo – dicono a una voce – . Non per il maltempo, non per il traffico e nemmeno per un problema con l’auto. No: a causa della mancanza di un’infrastruttura di ricarica affidabile. Siamo partiti dal nostro hotel con un’auto elettrica. La batteria era completamente carica e, per una gita di una giornata, non sembravano esserci problemi. Ma chi guida un’auto elettrica in questa splendida zona collinare scopre presto un’altra realtà. Volevamo ricaricare la batteria durante il viaggio. Nessun problema, pensavamo. Finché non hai davvero bisogno di una colonnina. Una era occupata, un’altra non funzionava e in diversi luoghi semplicemente non c’era una colonnina utilizzabile».
Viaggio nel passato
Insomma, un viaggio a ritroso da incubo. «Sulla carta, l’autonomia di un’auto elettrica può sembrare più che sufficiente – dice Frederick – . Nella realtà, però, in un territorio collinare i chilometri di autonomia diminuiscono molto più rapidamente. Dopo la nostra giornata alle Cinque Terre avevamo ancora abbastanza autonomia per iniziare il viaggio verso l’hotel. Finché le salite non hanno presentato nuovamente il conto. A quel punto è iniziato lo stress. L’hotel era ancora a circa un’ora di distanza. Abbiamo iniziato a cercare una colonnina lungo il percorso. Ma anche lì le cose sono andate male. Ci siamo fermati presso diverse stazioni di ricarica, ma non abbiamo trovato una soluzione sulla quale poter fare realmente affidamento. Per circa 80 chilometri non siamo riusciti a trovare una colonnina sulla quale poter contare. E poi il contatore è arrivato a zero. Non davanti all’hotel. Non davanti a una stazione di ricarica. Ma circa quindici chilometri prima della nostra destinazione».
L’incubo continua
Frederick e Odile arrivano infatti alla stazione di servizio del Savalano, sull’A12. E scoprono che non c’è una colonnina di ricarica. Ora viene il bello: carro attrezzi, taxi che non arriva, rischiano di dover passare la notte in un’area di servizio... Se non fosse stato per l’aiuto del loro albergatore. «Eccoci lì. Turisti in Italia, con un’auto elettrica che non poteva più fare nemmeno un metro. L’auto ha dovuto essere recuperata con un carro attrezzi. Una spesa importante e assolutamente imprevista per chi, in vacanza, viaggia con una moderna auto elettrica. E anche questo non ha risolto immediatamente il problema». Perché il carro attrezzi ha prelevato l’auto, come previsto dall’assicurazione, per portarla alla più vicina officina, ma non preleva gli occupanti. «Abbiamo quindi cercato di prendere un taxi per raggiungere il nostro hotel, ma anche questo non si è rivelato così semplice. Poiché eravamo fermi lungo l’autostrada, il tassista non voleva venire a prenderci. Comprensibile dal punto di vista della sicurezza, ma per noi significava soprattutto una cosa: eravamo bloccati. Fortunatamente, alla fine, qualcuno è venuto in nostro aiuto. Stefano, il titolare del Delfino Resort, è venuto a prenderci. Ma una domanda rimane: e se Stefano non fosse potuto venire? Avremmo dovuto rimanere lì per ore? Chiamare la polizia per un problema che, in realtà, non dovrebbe essere un problema della polizia? Oppure sperare che qualcuno passasse per caso? Siamo turisti. Non conosciamo la zona. Non conosciamo le colonnine di ricarica. E non ci aspettiamo che una giornata di viaggio con un’auto elettrica finisca con un carro attrezzi, una batteria completamente scarica e una fattura che non avevamo assolutamente messo in conto».
E, a quanto pare, non sono i primi. I due coniugi si sono rivolti al bar dell’autogrill. «Le signore di My Chef ci hanno raccontato che anche altri automobilisti con auto elettriche hanno avuto problemi simili. Durante il viaggio abbiamo inoltre incontrato alcuni turisti finlandesi che stavano avendo le stesse difficoltà nel trovare un modo per ricaricare la propria auto elettrica. Questo rende la vicenda qualcosa di più grande rispetto a una singola famiglia di turisti che potrebbe aver pianificato male il proprio viaggio. Naturalmente, chi guida un’auto elettrica deve pianificare il viaggio. Lo sappiamo. Bisogna tenere conto dell’autonomia, delle soste per la ricarica e di condizioni come le strade collinari e le autostrade. Ma una rete di ricarica sulla quale gli automobilisti non possono fare affidamento non può essere considerata un’infrastruttura pienamente affidabile. Una colonnina occupata è comprensibile. Una colonnina guasta può capitare. Ma quando si cerca di utilizzare diverse colonnine e poi, per decine di chilometri, non si trova alcuna possibilità affidabile di ricaricare l’auto, allora si pone un problema strutturale. Soprattutto in una regione turistica come la Toscana e nelle Cinque Terre».
Appello alla modernità
Torneranno in Italia Frederick e Odile? Certo. «L’Italia ha tutto ciò che serve per essere una destinazione fantastica anche per i turisti che viaggiano in auto elettrica. Città meravigliose, natura, hotel, ristoranti e milioni di visitatori che ogni anno attraversano il Paese in automobile. Ma allora anche l’infrastruttura deve stare al passo con i tempi. Per noi, alla fine, la giornata si è conclusa bene grazie all’aiuto di Stefano. Inoltre, il nostro hotel disponeva di una colonnina di ricarica gratuita, così il giorno successivo siamo potuti ripartire. Ma il danno all’esperienza, quello, è rimasto. Una splendida giornata alle Cinque Terre si è conclusa con l’amaro in bocca», rispondono.
E lanciano «un appello al governo italiano, alle amministrazioni locali, alle regioni turistiche e ai gestori delle reti di ricarica: fate in modo che l’infrastruttura per la mobilità elettrica sia realmente affidabile. Non si tratta soltanto di installare più colonnine, ma di fare in modo che funzionino, che siano disponibili, ben segnalate e distribuite strategicamente. Perché i turisti che viaggiano in auto elettrica vengono volentieri in Italia. Ma nessuno vuole scoprire, durante una vacanza, che la strada più bella del Paese è anche la strada che porta più rapidamente a una batteria scarica. Italia, è tempo di stare al passo con i tempi. L’auto elettrica è già arrivata. Ora tocca all’infrastruttura».
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