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Hanno origini toscane i fondatori di Anthropic: chi sono Dario e Daniela Amodei e la loro sfida per “governare” l’intelligenza artificiale

di Ivan Zambelli

	Dario e Daniela Amodei, rispettivamente ceo e presidente di Anthropic
Dario e Daniela Amodei, rispettivamente ceo e presidente di Anthropic

Sono nati a San Francisco, ma il padre partì da Massa Marittima. Guidano una delle aziende di intelligenza artificiale più importanti al mondo creatrice del modello linguistico Claude che a ottobre potrebbe quotarsi con una valutazione monstre di 2.000 miliardi di dollari

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MASSA MARITTIMA. In un mondo ormai lanciato nella corsa all’intelligenza artificiale c’è chi, pur correndo più veloce di quasi tutti gli altri, invita a tirare il freno a mano. Chiedendo regole, controlli e soprattutto tempo prima che le macchine diventino tanto potenti da sfuggire alla capacità dell’uomo di governare le conseguenze.

A farlo sono Dario e Daniela Amodei, due dei nomi più pesanti nella Silicon Valley e tra le persone più influenti al mondo. Fratello e sorella, sono i fondatori di Anthropic, la società high tech che ha creato Claude, uno dei principali concorrenti di ChatGpt. Amodei però è un cognome che più che i sobborghi di San Francisco evoca qualche paese italiano. E infatti la storia dei due fratelli affonda le radici in Maremma, a Massa Marittima (Grosseto). Il padre Riccardo Amodei nacque qui nel 1950, a sua volta figlio di una famiglia arrivata dal Trentino e stabilitasi sulle Colline Metallifere. Nella città del Balestro Amodei padre faceva l’artigiano della pelle, in anni in cui si iniziava a fare i conti con le prime avvisaglie della crisi che poi colpì il settore minerario. A Massa Marittima Riccardo conobbe Elena Engel, cittadina statunitense di Chicago arrivata in Italia. I due si sposarono e all’inizio degli anni Ottanta attraversarono l’Atlantico, alla volta della California. A San Francisco nel 1983 nacquero Dario e, quattro anni dopo, la sorella Daniela.

Oggi Dario è amministratore delegato di Anthropic, Daniela è presidente e guida il consiglio d’amministrazione. La società è nata nel 2021 da un gruppo di ex dipendenti di OpenAI, l’azienda che ha sviluppato ChatGpt, proprio in disaccordo sull’approccio all’intelligenza artificiale. Dario Amodei vi era entrato nel 2016, agli albori della start-up, per poi arrivare a ricoprire ruoli apicali nei settori di sviluppo, ricerca e sicurezza. Prima ancora, dopo gli studi in fisica a Stanford e il dottorato in biofisica a Princeton, aveva lavorato anche a Baidu e Google. Daniela aveva seguito invece un percorso differente: studi umanistici e musicali all’università della California a Santa Cruz, poi esperienze in ambito politico e soprattutto in Stripe, colosso dei pagamenti digitali. Anche lei, due anni dopo il fratello, entrò in OpenAI. Tra il 2020 e il 2021 i due fratelli uscirono dal colosso dell’intelligenza artificiale in disaccordo con i metodi di sviluppo: questa tecnologia, secondo la loro filosofia, deve essere sì sviluppata, ma deve anche rimanere controllabile dall’essere umano.

Da questo approccio etico nasce Anthropic che nel 2023 sviluppa Claude, un insieme di modelli linguistici detto in estrema sintesi. La società si definisce una “benefit corporation” e ha costruito la propria identità intorno a tre “H”: “helpful, honest and harmless”, cioè utile, onesta e non dannosa. Per fare un esempio, a inizio 2026 la società entra in rotta con il Pentagono, il quale a fronte di un contratto da 200 milioni di dollari aveva chiesto di togliere alcune restrizioni a Claude, così da applicarlo a sistemi di sorveglianza e armi automatiche. Anthropic rifiuta e il Pentagono la inserisce in una “black list” (poi rimossa dopo una sentenza del tribunale).

Ciononostante, questo approccio etico non ha affatto impedito ad Anthropic di diventare un gigante, anzi. A febbraio la società aveva raccolto 30 miliardi di dollari raggiungendo una valutazione di 380 miliardi. Un anno prima, a marzo 2025, Anthropic valeva poco più di 60 miliardi. Ma secondo fonti riportate da Ai News, sito che monitora l’andamento dell’intelligenza artificiale, Anthropic a ottobre dovrebbe debuttare in borsa con una valutazione superiore ai 2.000 miliardi di dollari.

Eppure, se da un lato la crescita di Anthropic assume connotati esponenziali, dall’altra i fondatori invitano alla cautela. Gli Amodei da tempo insistono sulle possibili conseguenze dovute all’applicazione dell’intelligenza al mondo del lavoro, e non solo. In un trattato pubblicato pochi giorni fa, Dario Amodei si dice convinto che l’intelligenza artificiale nell’arco di 5-10 anni potrebbe contribuire a curare molte delle malattie (in ciò fa riferimento diretto al padre, morto nel 2007), accelerare la crescita economica, creando un mondo di «abbondanza e sviluppo», compreso «un rinascimento della democrazia e della libertà»; ma dall’altro ipotizza anche che, se non controllata, l’intelligenza artificiale potrebbe cancellare posti di lavoro, persino prendere il controllo della situazione. In una recente intervista alla Cbs Dario Amodei ha avvertito sul pericolo che l’intelligenza artificiale senza misure adeguate possa prendere il controllo di internet in pochi mesi. Gli Amodei hanno poi parlato di possibili attacchi informatici, di test falliti, persino del rischio di possibili episodi di bioterrorismo. Da qui l’appello ai colossi del settore affinché si rallenti lo sviluppo incontrollato, sottoponendolo a maggiori regole, controlli e verifiche. Un’opinione che è stata condivisa da altri big, da Elon Musk (che sta sviluppando Grok) fino al suo competitor più diretto Sam Altman, numero uno di OpenAI. Non potrebbe però dirsi lo stesso di chi invece potrebbe regolamentare, dall’alto, questo settore. Ovvero il presidente degli Stati uniti Donald Trump, che a seguito dell’uscita degli Amodei (anche la sorella Daniela condivide tali preoccupazioni) ha liquidato in maniera sprezzante gli allarmi come «forze negative che sollevano la questione senza motivo» e anzi rilanciando la corsa all’intelligenza artificiale contro la Cina (la quale Cina peraltro ha dato ragione a Trump, parlando di «allarmismo»).

Al di là degli eccessi di sicurezza, le domande dal sapore escatologico restano: se l’intelligenza artificiale arriverà a fare tutto, quale sarà il ruolo dell’essere umano? Una domanda globale che conserva in qualche modo un piccolo filo maremmano, da cui i genitori degli Amodei sono partiti. A Massa Marittima oggi della famiglia Amodei non sembrano essere rimaste particolari tracce. Non risultano parenti stretti e anche la sindaca Irene Marconi negli ultimi mesi ha cercato di ricostruire quelle radici senza trovare particolari legami familiari ancora presenti sul territorio. Eppure, tutto ciò parte da un artigiano toscano che negli anni Ottanta decise di seguire la moglie nel suo Paese natale.

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